QUANDO SI DICE… “BONO”

Il bono non è chiamato a prove di conoscenza, non deve essere istruito, non serve sia simpatico né che capisca le battute. E spesso questi cosiddetti boni, di dimpatico non hanno proprio nulla.

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Un lettore mi scrive clikkando in calce al pezzo “Spalle al muro”, in cui parlavo degli “anziani”. Forse in maniera sibillina, forse disinteressato al genere, mi chiede un consiglio di differente genere, peraltro con grande capacità di sintesi:
“Ciao. Mi aiuti a trovare un bel figo con cui divertirmi? Ho 23 anni e sono carino. Grazie”
Mi fa piacere mi si chiedano consigli, del tipo come si chiama il sito sulle orge, come iniziare a prostituirsi e quanto chiedere, come poter realizzare provini per film porno, se lasciare la propria città e dove andare a vivere, ecc.
Finora però nessuno mi aveva mai chiesto una cosa simile. Verrebbe da chiedersi, per citare la Marchi e la sua fantasiosa azienda di numeri esatti, “ma se io lo sapessi, lo verrei a dire a te?”
Noi sappiamo che l’amica Wanna non aveva i numeri, che finita la campagna elettorale nessuno promette più nulla e che il 1288 nemmeno riesce a dire dove si trova la libreria Babele di Milano. Per cui come potrei io trovare un figo per uno che non conosco, non so com’è e ha pure l’età per trovarseli da solo gli amanti?
Inoltre non specifica cosa intende con il termine “bel figo” che però mi lascia pensare un pochino ai carnosi e provocanti ragazzotti che in genere accompagnano (merito altrui) i miei pezzi. A tal proposito un lettore protestava:
“tutti ragazzi giovani e belli- o almeno la gran parte- tutti muscolosi e con pose da Modelloindossatorecantantepopetc etc un pò tutti simili tant’è che spesso quasi non si distinguono…”
Potrei rispondere che non tutti cercano il figone, il bonone, ma il punto è un altro
Continua in seconda pagina^d
Potrei rispondere che non tutti cercano il figone, il bonone, ma il punto è un altro. Qui si pone, per motivi che non sfuggono a nessuno, una barriera netta tra il mondo dei boni e quello delle persone normali, una barriera non diversa da quelle tra nobili e plebei, tra ricchi e poveri, tra baroni della medicina e giovani idealisti.
Poco importa se i bononi sono gay o meno. Troppi attori e cantanti gay negli anni sono stati oggetto di fanatismo da parte di sterminate platee femminili. La vera differenza sta nel loro essere boni.
Il bono non è chiamato a prove di conoscenza, non deve essere istruito, non serve sia simpatico né che capisca le battute. Il bono può far attendere, chiunque si trovi dall’altra parte, che sia un uomo giovane o vecchio, ricco o povero, nobile o plebeo, istruito o zuccone come lui.
Grandi intellettuali, maestri dell’arte, uomini influenti, laddove omosessuali, si sono spesso circondati di queste figure inquietanti, a volte con una funzione aggiunta di Pigmalione ma, a stringere, cosa provavano per loro? Gli ispiravano sesso, direi. Nulla più.
Per questo, come le bonone, anche i bononi, gay e non, si sono fatti due conti e hanno, ognuno a suo modo, deciso di sfruttare il momento buono. Qualcuno prostituendosi (per ben altre cifre del povero autore di “Quanti padri di famiglia”), su siti luccicosi o in modo meno esplicito facendo i mantenuti. Qualcun altro tentando la strada dello spettacolo. “Se la Ferilli può fare Dalida, io non posso interpretare magari Federico II o Leonardo?”, si diranno…
Ma andiamo oltre. Come si comporta il bonone con gli altri? Se non ha gusti particolari non soffre come un comune mortale ma, sapendo di poter scegliere, aspira spesso a uno come lui? E quando ad altri capita di parlarci in chat o dal vivo, qual è il suo atteggiamento? Di sufficienza ma garbato, gelido e indifferente oppure…vabbè, non c’è la terza.
Me ne sono accorto provando in chat con uno che sembrava lo stronzetto per eccellenza, molto bello con la faccetta da cazzo sul profilo. Non era proprio il mio genere (muscoloso, moro, ecc.) Ma, a parte che non si butta niente, mi chiedevo che tipo di conversazione ci si potesse instaurare, che reazioni potesse avere davanti a uno qualunque come me. Allora ho rischiato il mio gettone.
Scatta il quiz, le domande che vanno poste al momento giusto e che, con questi così diventano più difficili che mai, le solite cose ma… evidentemente non rispondo bene perché: “Uno come me non cerca in chat”, mi risponde. Giusto, ovvio, non poteva essere altrimenti. Uno come lui va in chat, sfila un pochino, sbircia distrattamente chi c’è, viene bombardato di messaggi, si dà un tono e quindi rimane infastidito dalla domanda fuori luogo (per uno come lui), dal volgare “Cosa cerchi?”.
“Uno come me non cerca in chat”, splendida parafrasi del più classico “Lei non sa chi sono io”, come disse l’onorevole Carlucci quando venne beccata dai vigili urbani.
Bisogna arrendersi. Magari in qualcosa saranno come noi questi boni. Forse sogneranno anche loro, magari solo di notte. Forse invecchieranno, prima o poi. Forse avranno momenti di fragilità nell’atto sessuale, quando troveranno un loro omologo con cui lasciarsi andare, forse…
Forse staranno attenti anche loro, perché pare che anche i boni possano prendere l’Aids.
Flavio Mazzini, trentenne, giornalista, ha deciso di prostituirsi con uomini per raccontare le proprie esperienze nel libro “Quanti padri di famiglia” (Castelvecchi, 2005). Dal 1° gennaio 2006 tiene su Gay.it la rubrica Sesso.
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di Flavio Mazzini

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