Quarto Queer Lion a Venezia, la tendenza è bisex

Undici opere concorreranno al premio glbt della prossima Mostra del Cinema di Venezia. Attesi lo scandaloso bisex "Drei" di Tom Tykwer e "La solitudine dei numeri primi". In giuria 3 registi italiani.

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1, 5, 3, 2: saranno i numeri primi a caratterizzare il quarto Queer Lion, il premio glbt della 67esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, in programma al Lido dall’1 all’11 settembre: proprio undici sono i titoli in concorso fra cui spicca lo scandalo annunciato di quest’edizione, il tedesco Drei (Tre) di Tom Tykwer, triangolo erotico isoscele – due maschi e una donna – che "non lesina scene di sesso gay, etero e bisex" come annuncia il magazine prodotto dall’associazione Cinemarte in distribuzione al Lido.

In corsa per il Leone arcobaleno ci saranno cinque opere italiane di cui tre documentari (Sposerò Nichi Vendola, Capo Dio Monte, Lisetta Carmi, un’anima in cammino) e due lungometraggi: il pasoliniano Et in terra pax di Matteo Botrugno e Daniele Coluccini su un quintetto di sbandati, tra spaccio e omofobia, e l’attesissimo La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo con un personaggio secondario gay, il torturato Denis con un segreto "dal nome terribile, che si adagiava come un telo di nylon su tutti i suoi pensieri e non li lasciava respirare".

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Si tratta del compagno di banco nonché amico del cuore del protagonista Mattia, fisico sadomasochista (nel romanzo è un matematico) per cui prova una lacerante passione che lo dilania interiormente. Un personaggio omosex incisivo ma un po’ troppo abbozzato, nell’economia narrativa del romanzo: al cinema diventa un ragazzo biondo e grassoccio con grandi occhi espressivi che appare nella prima inquadratura del trailer. Pare che non ci sia la controversa scena di sesso nel bar gay in cui Denis cerca di soddisfare un’incontrollata e un po’ ingenua "insoddisfazione famelica". Per ora sul film aleggia un alone di mistero e riservatezza, con blindatura parziale per i giornalisti e dichiarazioni del cast ridotte all’osso prima di Venezia (domani, sul Venerdì di Repubblica, uscirà un’intervista esclusiva a Costanzo).

Anche Paolo Giordano ha deciso di non concedersi nemmeno al Lido. Il brillante fisico torinese ventisettenne ha scritto insieme al regista la sceneggiatura tratta dal suo ammaliante romanzo vincitore dello Strega, tradotto in più di venticinque Paesi, il più venduto in Italia nel 2008 dove ha superato il milione di copie, tornato terzo nella classifica di vendite a metà agosto con l’edizione economica (curiosamente davanti a Canale Mussolini di Pennacchi, premio Strega 2010).

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La casa di distribuzione Medusa punta moltissimo sul film che uscirà nelle sale il 10 settembre, ossia il giorno dopo la presentazione a Venezia, e per il quale la Film Commission Torino Piemonte ha investito circa 1.700.000 euro. Nel dicembre scorso riuscimmo a intrufolarci sul set recintato nella torinese piazza Carlina – nota per un bagno pubblico frequentato da gay – dove gli scenografi Antonello Geleng e Marina Pinzuti Ansolini hanno ricostruito l’arredamento urbano degli anni Ottanta con tanto di cabine telefoniche della Sip e auto Fiat dell’epoca. Si girava una scena top secret su un tram che per tutta la mattinata ha girato in tondo intorno al monumento a Cavour troneggiante al centro della piazza.

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Nonostante si contino sulle dita di una mano i titoli a tematica pienamente queer (nell’elenco spunta anche Potiche di Ozon scelto per lo stile camp che lo avvicinerebbe a 8 donne e un mistero), la tendenza riscontrata vira verso il bisex come già riscontrato nel maggio scorso a Cannes: nella commedia francese dal titolo stendhaliano Happy Few di Antony Cordier (Douches froides) due coppie aperte si amano liberamente tra loro ma sul lato omo pare che ci sia solo un accenno saffico. Si presenta invece come un bizzarro ibrido a episodi tra documentario e fiction lo sperimentale argentino En el futuro di Mauro Andrizzi, in cui si cerca di dare una forma cinematografica innovativa alle dinamiche erotiche contrassegnate da un’identità sessuale sempre più fluida e indefinibile.

Tra le altre opere d’interesse queer, segnaliamo alle Giornate degli Autori il doc Liliana Cavani, una donna nel cinema di Peter Marcias, un ritratto a tutto tondo di una regista-cardine che ha apportato un contributo notevole al cine-immaginario queer con opere significative quali Il portiere di notte e Al di là del bene e del male. In Orizzonti si potranno invece vedere i warholiani News from Nowhere di Paul Morrissey, su un enigmatico sconosciuto che incontra alcuni abitanti di una città portuale statunitense affacciata sull’Atlantico, e il cortometraggio Magic for Beginners di Jesse McLean, eterogeneo mash-up sui miti della fan culture con varie citazioni del fondatore della Factory.

La giuria del quarto Queer Lion sarà composta da tre registi: al presidente Ivan Stefanutti, anche scenografo e costumista, attivo in Italia e all’estero, dal Teatro dell’Opera di Roma, alla Fenice di Venezia e all’Opéra Comique di Parigi, si affiancheranno il giovane torinese Roberto Cuzzillo e il videomaker veneziano Daniele Sartori.

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