Tre papà e una bambina chiedono al governo del Québec di riconoscerli legalmente come famiglia. Si tratta di Eric LeBlanc, Jonathan Bédard e Justin Maheu, che dopo sette anni di attesa sono riusciti ad adottare una bambina di tre anni attraverso i Servizi di protezione giovanile del Québec (DPJ). La loro vicenda, riportata dai media canadesi, ha sollevato un acceso dibattito legale e sociale sul riconoscimento delle famiglie arcobaleno composte da più di due genitori.

In questo articolo
Il caso dei tre papà di Montreal e della loro bambina
Il sogno di diventare genitori insieme è stato lungo e complesso. Tre uomini gay di Montreal uniti sentimentalmente (throuple, termine usato per descrivere una relazione stabile a tre, spesso tradotta in italiano “troppia”) avevano iniziato il percorso di adozione sette anni fa, ma hanno dovuto affrontare numerosi ostacoli.
La prima agenzia contattata dai tre uomini aveva infatti respinto la loro richiesta, proprio perché in Québec non è prevista la possibilità di riconoscere più di due genitori. Solo in seguito, grazie all’intervento di un avvocato, sono riusciti a trovare un’altra agenzia disposta ad accoglierli e ad avviare l’iter di valutazione.
“Attraverso quel processo hanno capito che siamo un po’ diversi perché siamo in tre, ma non diversi da qualsiasi altra famiglia”, ha raccontato LeBlanc in un’intervista a CTV News.
Alla fine il trio è stato abbinato a una bambina di tre anni, inizialmente accolta in affido per due anni e che ora è diventata ufficialmente loro figlia. “È perfetta”, ha detto LeBlanc. “È curiosa, è piena di energia. Ama giocare, saltare, ballare”.
Il nodo legale: il Québec riconosce solo due genitori
Se dal punto di vista affettivo e familiare l’adozione è una realtà, sul piano legale la situazione è diversa. In Québec, infatti, la legge prevede il riconoscimento di un massimo di due genitori per ogni bambino, escludendo così di fatto una delle figure genitoriali del trio.
Questo limita i diritti e le tutele legali della bambina e dei suoi genitori, costringendoli a ricorrere a soluzioni alternative per garantire che la piccola sia sempre protetta, anche in caso di eventi imprevisti.
“Siamo fortunati a essere in tre a darle tutto questo supporto, ma credo che i veri fortunati siamo noi ad averla nella nostra vita”, ha aggiunto LeBlanc, sottolineando come la quotidianità della loro famiglia non sia diversa da quella di qualsiasi altro nucleo.
La battaglia in tribunale: la decisione della Corte superiore
Il caso non è isolato. Lo scorso aprile, un giudice della Corte superiore del Québec ha stabilito che il governo provinciale ha un anno di tempo per modificare il codice civile, in modo da permettere a un bambino di avere più di due genitori legalmente riconosciuti.
Secondo la sentenza, l’attuale normativa è “incostituzionale” e viola la Carta canadese dei diritti e delle libertà, poiché discrimina i diversi modelli familiari. Una posizione che ha dato speranza al throuple e a molte altre famiglie arcobaleno in situazioni simili.
Tuttavia, il governo del Québec ha presentato ricorso contro quella decisione. Il Ministero della Giustizia ha dichiarato che non commenterà ulteriormente la vicenda, essendo ancora in corso l’iter giudiziario.
Verso la Corte Suprema?
Per LeBlanc, Bédard e Maheu la battaglia legale è tutt’altro che finita. “Pensiamo che in ogni caso si arriverà fino alla Corte Suprema”, ha spiegato LeBlanc. “Ma ci rattrista il fatto di non avere il sostegno del nostro stesso governo, che dovrebbe essere aperto e pronto ad aiutare ogni famiglia”.
I tre papà, supportati da La Coalition des familles LGBT+, un’organizzazione che si batte per il riconoscimento sociale e legale delle famiglie con diversità sessuale e di genere, sperano che il caso possa aprire la strada a una riforma duratura.
Il confronto con altre province canadesi
Il Québec appare in ritardo rispetto ad altre province canadesi. In Ontario, Columbia Britannica e Saskatchewan, infatti, è già previsto il riconoscimento legale di più di due genitori. Ciò significa che bambini cresciuti in famiglie poliamorose o con accordi di co-genitorialità hanno piena tutela legale.
La mancanza di un riconoscimento simile in Québec crea dunque una disparità tra province, con conseguenze dirette sulle famiglie arcobaleno.
Una questione di uguaglianza familiare

Il caso dei tre papà di Montreal mette in luce la necessità di aggiornare il concetto legale di famiglia per renderlo più inclusivo e rappresentativo delle realtà esistenti.
La sfida è soprattutto simbolica: non si tratta soltanto di garantire diritti giuridici, ma anche di riconoscere pubblicamente che esistono famiglie che escono dal modello tradizionale e che, pur essendo diverse, sono altrettanto solide, affettuose e responsabili.
“Non siamo diversi da qualsiasi altra famiglia”, ha ribadito LeBlanc. “Semplicemente, siamo in tre”.
Il percorso di Eric, Jonathan e Justin, e della loro bambina, potrebbe diventare un caso giuridico destinato a segnare la storia dei diritti delle famiglie LGBTQIA+ in Canada.
Se il Québec dovesse modificare il proprio codice civile, non solo riconoscerebbe pienamente il loro nucleo, ma aprirebbe la strada a un sistema più equo, capace di tutelare la pluralità delle esperienze familiari.
Per ora, i tre papà continuano a condividere la quotidianità della genitorialità, con la convinzione che “la fortuna più grande non sia avere tre genitori, ma essere tre ad avere lei”.


