A Verona le famiglie arcobaleno esistono e hanno un volto preciso: sono 13 i nuclei con almeno un figlio riconosciuti ufficialmente all’anagrafe, per un totale di 15 bambini. Di queste famiglie, 11 sono coppie di mamme e due di papà. A prendersi la responsabilità diretta di registrare quattro di questi bambini è stato il sindaco Damiano Tommasi, che ha scelto di assumere in prima persona il peso di un atto che in Italia resta ancora oggetto di dibattito politico, sociale e giuridico.
Un gesto che, soprattutto dopo la storica sentenza 68/2025 della Corte Costituzionale, ha riaperto il confronto nazionale sui diritti delle famiglie omogenitoriali, dividendone inevitabilmente la politica.
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Verona, 13 famiglie arcobaleno e 15 bambini registrati
Secondo i dati dell’anagrafe riportati da L’Arena, nella città scaligera risultano regolarmente registrati 15 bambini con due genitori dello stesso sesso. Nove di questi – appartenenti a otto coppie di donne – hanno entrambi i genitori riconosciuti, sia la madre biologica sia quella intenzionale.
Quattro dei nove atti di nascita sono stati formati direttamente nel Comune di Verona, mentre cinque sono stati trascritti da documenti provenienti da altre città o dall’estero. Per gli altri sei bambini, invece, il percorso è passato dall’adozione (ancora in corso) o dal riconoscimento effettuato in un altro Paese.
Non è la prima volta che Verona si confronta con questi temi: già nel 2015 il Comune trascrisse un atto di nascita estero di due papà, riconoscendo però solo il genitore biologico, con successiva adozione del partner.
Il sindaco Tommasi: “Ho voluto incontrare le famiglie”
Tre dei quattro bambini registrati da Tommasi risalgono a prima della sentenza della Corte Costituzionale, che ha dichiarato illegittimo il divieto per la madre intenzionale di riconoscere come proprio il figlio nato in Italia da procreazione medicalmente assistita (Pma) legittimamente praticata all’estero.
Il primo cittadino ha spiegato la sua scelta con parole chiare: “Anche prima di questa sentenza, che ha posto un punto fermo anche dal punto di vista giuridico, la prassi tenuta dagli uffici era comunque di registrare questi bimbi con entrambi i genitori. Nell’incertezza, però, ho ritenuto giusto assumermi in prima persona la responsabilità della firma degli atti in questione, anche per non caricare i funzionari e il personale del Comune del peso di dover fare una scelta. Per ciascun atto, inoltre, ho voluto fare dei passaggi preliminari”.
Tommasi ha anche sottolineato l’aspetto umano: “Si tratta di famiglie che ho voluto incontrare personalmente prima di redigere i documenti e che mi hanno trasmesso molto. Alcune sono coppie veronesi, altre provenienti da altri Comuni. È stato davvero molto gratificante”.
Le difficoltà legali delle famiglie arcobaleno in Italia
Nonostante i passi avanti, la situazione resta complessa. In Italia manca ancora una normativa organica che tuteli le famiglie omogenitoriali. Il risultato è che molte coppie vivono in una condizione di incertezza che si traduce in problemi concreti: dalla gestione burocratica quotidiana fino ai casi di emergenza sanitaria, dove la figura del genitore non biologico rischia di non essere riconosciuta.
Come ha ricordato lo stesso Tommasi, “Questa incertezza ricade sui bimbi, che sono invece i soggetti fragili che abbiamo il dovere di tutelare”.
La sentenza 68/2025 rappresenta una svolta epocale, riconosciuta anche dalle associazioni per i diritti civili, ma non esaurisce il tema. Restano ancora aperte questioni delicate come l’accesso alla fecondazione eterologa, che la legge 40/2004 continua a riservare alle sole coppie eterosessuali con problemi di fertilità.
La politica si divide
La decisione del sindaco di Verona non è passata inosservata e ha acceso il dibattito politico. Dal centrodestra, soprattutto Fratelli d’Italia e Forza Italia, sono arrivati attacchi durissimi.
La deputata Maddalena Morgante (FdI), rispondendo alle parole del sindaco a L’Arena, ha dichiarato: “Gratificante per cosa? Perché un bambino è stato privato del suo papà? Non esistono due mamme, di mamma ce n’è una sola. Questa è una verità innegabile, naturale, che precede il diritto positivo. Il diritto di un bambino è di avere una mamma e un papà. E un sindaco, con la esse maiuscola, dovrebbe tutelare anche questo”.
Sulla stessa linea, Paola Boscaini (FI), ex sindaca di Bussolengo: “La questione centrale è la famiglia e cosa intendiamo per famiglia nel suo significato anche di fondamento sociale. Il concetto di famiglia è quello di nucleo naturale tra uomo e donna. Questo non significa che i gay e le coppie gay non debbano avere diritti o non debbano essere riconosciute. Ogni forma di discriminazione dev’essere affrontata, combattuta e cancellata. Ma non è questo il punto in esame. È profondamente sbagliato definirli famiglia sul piano giuridico e sociale. È una forma di relativismo etico che mina le basi della nostra organizzazione sociale”.
Il consigliere regionale Stefano Valdegamberi (Gruppo Misto) ha rincarato: “La decisione di Tommasi è un avvalorare la negazione del diritto naturale di ogni bambino di avere un papà e una mamma. La negazione da parte degli adulti – la parte forte e consenziente – nei confronti dei bambini è una forma di violenza contro i bambini stessi”.
Voci favorevoli: “Un passo di civiltà”
Non mancano, però, le voci a sostegno di Tommasi. Dal centrosinistra e dall’area riformista si sottolinea la centralità del benessere dei bambini e l’importanza di superare le divisioni ideologiche.
Per Giorgio Pasetto (Area Liberal): “È un passo importante di civiltà, che riconosce concretamente i diritti dei bambini e mette al centro il loro benessere, al di là delle ideologie. La famiglia è prima di tutto amore, cura e responsabilità: valori che meritano rispetto e tutela indipendentemente da come sia composta”.
Anche il sindaco di Belfiore, Alessio Albertini (Pd), ha espresso sostegno: “La scelta del sindaco di Verona Damiano Tommasi non solo è del tutto condivisibile, ma anche coraggiosa e pone Verona all’avanguardia a livello nazionale. Va tenuto fermo il punto sulla tutela dei figli, che oggi esistono e per questo meritano un riconoscimento pieno e totale del proprio status”.
Famiglie arcobaleno: il nodo ancora aperto
Tuttavia, il caso di Verona rappresenta l’esempio tangibile di come, nonostante le aperture della giurisprudenza, la vita delle famiglie arcobaleno in Italia resta segnata da un vuoto normativo che la politica non riesce (o non vuole) colmare (a partire dalle coppie gay, che devono ancora affrontare un sistema legislativo che ostacola notevolmente il loro percorso di genitorialità). Sindaci come Tommasi si mostrano pronti ad assumersi responsabilità dirette per garantire tutele concrete ai bambini; ci sono però opposizioni ideologiche che negano persino la legittimità di definire “famiglia” coppie omogenitoriali con figli.
Intanto, però, quei bambini esistono. E ogni giorno vivono, crescono, vanno a scuola, amano e sono amati da due genitori che li hanno voluti con determinazione.
Come ha ricordato lo stesso Tommasi dopo l’incontro avuto con le famiglie arcobaleno: “Si è parlato di famiglia, del desiderio e della determinazione di queste coppie nel voler condividere la vita e di voler costruire il futuro insieme diventando genitori. Una consapevolezza che talvolta viene data invece per scontata”.


