"IL TUO FRATELLINO È FROCIO"

Storie di coming out, per sconfiggere la disperazione.

"IL TUO FRATELLINO È FROCIO" - travis 85 - Gay.it
7 min. di lettura

Questa è la storia di Travis Sexton, un ragazzo americano, che è riuscito a sconfiggere la disperazione e la tentazaione di togliersi la vita, dichiarandosi ai suoi genitori.

Quando avevo 19 anni, nel 1995, decisi di dichiararmi con l’insegnante che mi seguiva stabilmente agli studi, Colette, e anche se avevo paura che i miei compagni mi avrebbero odiato, ho ricevuto invece reazioni positive. Così, l’anno dopo decisi che ero pronto per parlare con qualcuno della mia famiglia: scelsi mio fratello maggiore, Chad, pensando che, dal momento che allora era all’università, si sarebbe dimostrato di mente aperta. Gli scrissi una breve e sincera e-mail. La sua risposta non è stata positiva.

Anche se dopo si è scusato per la reazione iniziale avuta alla notizia che "il suo fratellino era finocchio", mi ha coomunque consigliato di non parlarne con i miei genitori. Così, quando ho ricevuto il compito nella classe di inglese di scrivere un tema su "Chi sono", ho colto l’occasione per scrivere a Chad la lettera di coming-out che avrei voltuo scrivergli la prima volta.

"IL TUO FRATELLINO È FROCIO" - suicidio01 - Gay.it

Caro Chad,

Ti scrivo questa lettera per dirti molte cose. Mi sento diviso in due, spaccato in due metà. Una parte è nascosta e l’altra invece è conosciuta, ma io sono entrambe le parti. Sto lottando per unire le due metà a formare un me stesso intero e completo. Ho avuto paura di scirvere questa lettera. Ho avuto paura della verità e delle sue possibili conseguenze, ma non posso continuare a vivere corrodendomi dentro con la vergogna e il senso di colpa e lasciare che la mia vita si acontrollata dalla paura. Sono pronto ad accettare me stesso e le reazioni degli altri.

Ti ammiro moltissimo. Sei sempre stato il mio eroe. NOn mi sono mai sentito offeso da te, o geloso delle cose che facevi. Sono sempre stato felice per tutto quello che portavi a termine. Io non posso camminare bene e non posso correre, ma dico sempre alla gente che mio fratello è un corridore. Tu hai la passione, che è qualcosa che a me manca. Hai trovato la gioia e l’amore per la corsa, e l’hai portata avanti. Il tuo senso di dedizione mi lascia esterrefatto. A me, sembra di non trovare nulla che mi dia una completa gioia di vivere e una spinta all’esistenza.

Tu sei bello; io mi sento orribile. La mia faccia è pallida, sproporzionata e contorta. Il mio corpo è magrolino e malaticcio. Mi sono spesso scrutato nello specchio con odio assoluto per quella orribile persone che mi si guardava. Ho imparato a evitare gli specchi e le macchine fotografiche. Gli specchi rubano ogni auto-stima che mi sono sforzato di costruire; le foto immortalano la mia bruttezza. Ho sognato di avere i soldi per sottopromi a un intervento di chirugia estetica per cambiarmi e non essere più così brutto. Ora mi sto rendendo conto che non sono orribile; in realtà sono piuttosto carino. Questa consapevolezza mi è costata un sacco di lavoro. L’immagine di me stesso non era basata sugli aspetti esterni, ma piuttosto era un odio interno che si manifestava verso l’esteriorità. L’odio fioriva come un albero dalla malattia. Con radici tenaci nel senso di colpa e nella vergogna, germogliava in disprezzo, disperazione, apatia e depressione. Ognuno di questi germogli portava frutti neri e putridi, e pensieri di suicidio. Era più facile per me odiare la mia immagine per ché l’immagine si può cambiare, ma questo non mi liberava del vero odio. L’odio per la mia esistenza era radicato nel profondo, dove le radici dell’albero dell’odio hanno una salda presa nel terreno del mio essere. Ora capisco tuto ciò e cerco di lavorare per liberarmi dalla presa limitante di queste radici.

Sapevo di essere diverso

Sono cresciuto sapendo di essere diverso. Nonc apivo come, ma lo sapevo. Quando ero in quinta elementare, l’adolescenza mi ha rubato l’innocenza e mi ha lasciato confuso e solo. Avevo una ragazza, ma ero attratto fisicamente dagli altri ragazzi. Ero sconcertato da questi sentimenti, anche se mi sembravano naturali. Ricordo che sentivo parlare di finocchi, gli uomini che dormono con altri uomini. Queste persone gay erano il male e erano odiate da Dio, il Dio che io amavo e seguivo. Mi chiedevo se anche altri sentissero le stesse attrazioni, ero persino curioso se la stessa cosa fosse successa anche a te. Speravo fosse una compente comune dell’adolescenza che sarebbe passata presto. Dopo pochi mesi, mi resi conto che gli altri non sentivano la stessa cosa, e mi sentii isolato dalla mia anormalità.

Mi rifiutai di associarmi mentalmente con le persone gay contro le quali ero stato messo in avviso. Erano condannate a bruciare nell’inferno. Credevoa tutti questi avvertimenti, ho imparato anche a odiare i disgustosi pervertiti. Mi sembrava impossibile essere uno di loro. La razionalizzazione generata dal mio cervello da ragazzino di quinta classe, era che io guardavo gli altri ragazzi solo perché invidiavo i loro corpi. Ma i miei strani desideri non si placavano e due anni dopo la mia mente cominciava a inventarsi una nuova spiegazione. A dodici anni, finalmente ho unito le due parole: io e gay.

Il mondo non è crollato e Dio non mi ha colpito a morte, ma ero spaventato. Mi sono arrovellato per settimane per l amia situazione deprecabile. Ho deciso che Dio mi avrebbe amato lo stesso se non avessi mai assecondato con azioni i miei sentimenti omosessuali. Ho pregato perché Lui avesse pietà di me e mi cambiasse. Sette anni sono passati e Dio non mi ha cambiato, anche se avevo fede nel mio progetto e in Lui. La depressione divenne una parte di me, e ora c’era un desiderio in più nelle mie preghiere: la morte. Volevo un sollievo dai sentimenti vergognosi e nascosti. Sapevo di non potermi uccidere perché il suicidio era un peccato.

Ho fantasticato sul suicidio, comunque. Forse potrei tagliarmi i polsi e pregare pe ril perdono mentre la mia vita va alla deriva. Ma non sono mai stato abbastanza coraggioso da portare a compimento il mio piano. La maggior parte delle notti piangevo sul mio cuscino e pregavo di morire.

Ho cercato di essere "mascolino"

Cercavo di essere come te. Cercavo di essere etero, normale e degno di amore. Consciamente, lottavo per rendermi più maschile. Facevo attenzione a sedermi con le gambe aperte, controllavo i movimenti delle mie mani rendendoli decisi, e non dare abbracci in pubblico. La mia voce sembrava quella di un finocchio (nasale, debole e effeminata), così cercai di evitare di parlare o lo facevo solo sottovoce.

Al liceo, mi sforzai di ottenere la tua approvazione. Mi sono iscritto a dei club e ho preso buoni voti, ma c’era ancora la regola non detta di non parlarti a scuola. Eri in una classe più avanti di me, ed eri troppo bravo per venire associato a me. Immaginavo che tu dicessi a tuoi amici che io in realtà non ero il tuo vero fratello. Mi faceva male, ma non ho mai infranto la regola. Ho fatto tesoro delle notti in cui parlavamo aspettando di addormentarci, i nostri letti paralleli come un grande segno di uguale.

Ricordo molte cose della nostra gioventù insieme. Ricordo le volte che abbiamo vagabondato nel bosco per ore pretendendo di essere grandi esploratori. Avremmo scoperto caverne e letti muschiosi sotto le fronde degli alberi e fantastici viticci sospesi. Molti anni ci separano dalle spedizioni nei boschi, ma siamo ancora esploratori. Ora cerchiamo qualcosa di più grande delle caverne e dei viticci. Ci alleniamo a vivere mentre esploriamo noi stessi. La vita ha preso piede e ci regala molti ostacoli. Non credo che tutti gli ostacoli debbano essere vinti e dimenticati, ma devono essere accettati e compresi nella nostra vita. Allora impariamo che non sono solo barriere; sono benedizioni che ci garantiscono la crescita.

Mettendo insieme i pezzi della mia identità

Non ho scritto questa lettera per offenderti. So che probabilmente all’inizio sarai devastato dalla notizia che il tuo fratello minore è gay, ma prego perché col tempo tu possa comprendere. Sto cercando di farti vedere tutto me stesso. Ci sono molte parti diverse di me, e devono tutte sistemarsi per formar eun intero.

Sono uno studente universitario di 19 anni. Sono disabile. Sono gay. E sono cristiano. Credo profondamente che Dio mi ama come sono. Non mi nego più quello che sono, perché quella strada porta alla disperazione e alla morte, e non voglio più percorrerla. Queste parole sono la verità come la conosco io, e nonostante la paura la ho affrontata. Prego perché tu possa cercare di capire il mio ragionamento. Ho scritto questo con la speranza che i nostri legami come fratelli siano rafforzati dal fatto che ti offro la possibilità si condividere la mia scoperta di un me stesso più pieno e completo.

Con amore,

Travis

Dopo aver scritto il tema, desideravo ancora fortemente parlare con i miei genitori. Stavo cercando di distaccarmi emozionalmente da loro. Tornavo a casa di rado, e quando ero a casa ero molto malinconico. sapevo che dovevo farlo per salvare i nostri rapporti. Un anno dopo, ho finalmente dato a mia madre il tema.

Disse che non poteva essere vero, che non mi comportavo come un gay. Chiamò mio padre, sua madre e mia sorella, sperando che mi avrebbero parlato infondendomi buon senso. Shannon, mia sorella, disse che non importava, che reo il suo fratellino e che mi avrebbe sempre amato. Mio padre non prese la notizia altrettanto bene. Anche se i miei parenti mi assicuravano che mi amavano nonostante tutto, insistevano che eero solo confuso dagli amici dell’università. Alla fine della giornata, gli altri due miei fratelli, Ronnie e Jimmy, vennero informati; erano entrambi tranquillissimi. POco dopo, arriò persino una e-mail di Chad, che si scusava di nuovo e diceva che era orgolgioso di me per aver detto la verità.

E’ passato del tempo, e la relazione con la mia famiglia è molto migliorata. Dichiararmi è stata la cosa più difficle che abbia mai fatto, ma anche la migliore. Con essa è venuta una grande libertà. Incoraggio gli altri a farlo, ma di avere un piano quando lo fanno. Penso che mi abbia aiutato molto. Venir fuori aiuta gli altri a vedere che i loro stereotipi non sono la realtà, e molte volte non ci si avvicinano nemmeno.

Travis Sexton, che ora ha 23 anni, ha una inabilità di coordinare i movimenti muscolari volontari; si muove su una sedia motorizzata. Incoraggia tutti a condividere le storie del loro coming out. Potete scrivergli (in inglese) a travioli76@hotmail.com

di Gay.com

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