Dario (nome di fantasia) ha vissuto momenti davvero incredibili, dopo aver detto ai suoi genitori di essere omosessuale. Ci ha raccontato cosa significa essere un ragazzo gay in una famiglia italiana che non accetta un orientamento che non sia quelle etero, la tensione palpabile, le litigate, le limitazioni, l’odio nei suoi confronti, il senso di vergogna. E la violenza.
Dario è un nome inventato, perché ha paura che parlare della sua storia potrebbe riaccendere la tensione in famiglia. Di lui quindi diremo solo che ha 21 anni. Per sicurezza e per proteggere la sua privacy, racconteremo la sua storia, cercando di mantenere riservate altre informazioni sensibili.
Violenza dai genitori: ragazzo gay preso a botte e cacciato di casa
Partiamo dall’inizio: Dario a 18 anni decide di fare coming out. Lo sapeva già da prima, ma ha preferito attendere la maggiore età per dirlo.
La situazione, prima del coming out, non era certo migliore. C’erano restrizioni e divieti insensati, come semplicemente fumare o bere. Ma dopo essere uscito dall’armadio, le violenze e i litigi per cose banali sono aumentate. Dario non aveva la possibilità di portare nessuno a casa, non aveva alcuna privacy, poiché i genitori entravano in camera sua senza bussare, con irruenza, quasi per trovarlo in situazioni compromettenti e ricominciare a discutere.
E le violenze non solo psicologiche. Ma anche fisiche. Schiaffi e botte in punti del corpo solitamente coperte dai vestiti, imponendogli perfino il divieto di andare a fare allenamento, perché negli spogliatoi gli altri avrebbe potuto notare i lividi. Oltre a tutto questo, gli strappavano i capelli, a cui ci teneva molto.
Il perché di tutto questo? Una delusione del padre, nell’avere un ragazzo gay in casa. O meglio, di sapere che il proprio figlio è omosessuale. A febbraio, l’ultima violenza. E’ stato picchiato per la terza volta nell’arco di un anno. Non ha più resistito. E durante l’ennesima litigata, è stato cacciato di casa.
Ha dovuto lasciare la casa dove è cresciuto, di punto in bianco. Nessuna preoccupazione su dove avrebbe passato la notte, sulle sue condizioni di salute, su cosa farà adesso. Ci spiega che non desidera nemmeno denunciarli, i lividi naturalmente non ci sono a testimoniare la violenza fisica che ha dovuto sopportare. Solo una cosa vuole fare: pensare ai suoi genitori come al passato. E iniziare una nuova vita.
Con l’aiuto di un’associazione, ha potuto arrivare a un accordo i genitori, che ammettendo i loro sbagli lo aiuteranno per alcuni mesi ancora. Una mezza vittoria per un ragazzo gay. Per Dario. Poiché da loro ricevere solo un sostentamento.
Ma non la forza che ogni genitore dovrebbe dare al proprio figlio.

Assurdo,incredibile! Mi fa un grande dispiacere leggere queste notizie che purtroppo succedono . E non dovrebbero esistere per nessun motivo.