Dalla Casa del Grande Fratello 14 ai palinsesti televisivi, fino a una nuova esclusione motivata da una presunta ‘inadeguatezza’ del racconto. È quanto denunciato da Rebecca De Pasquale, ex concorrente trans del reality più spiato d’Italia, che nei giorni scorsi ha rivelato ai suoi follower di aver visto cancellata all’ultimo momento un’ospitata televisiva perché la sua storia sarebbe stata giudicata “troppo forte” per la fascia oraria mattutina.

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Rebecca De Pasquale e l’ospitata tv annullata
Con una storia pubblicata su Instagram, Rebecca De Pasquale aveva annunciato con entusiasmo il suo ritorno sul piccolo schermo dopo anni di assenza. Un ritorno che, però, non si è mai concretizzato. Poco prima della registrazione, la redazione del programma mattutino che avrebbe dovuto ospitarla l’ha contattata per comunicarle la cancellazione dell’invito.
In un video, Rebecca ha raccontato ai suoi utenti cosa sarebbe successo: l’ospitata tv che l’avrebbe vista protagonista si sarebbe dovuta svolgere intorno alle ore 12:30. Tuttavia, la sua presenza televisiva sarebbe successivamente saltata. I motivi? “Per l’orario, tutta la mia storia, tutto il mio passato, sono troppo scioccanti”, ha svelato l’ex gieffina, senza svelare il nome del programma in questione, né la rete ospitante.
“L’ospitata si sarebbe svolta verso le 12:30 in tv ovviamente, ma non è stato più possibile perché per la fascia oraria la storia è troppo forte, troppo indelicata, si parla di un argomento troppo scioccante, quindi non si può”, ha aggiunto.
Le parole hanno suscitato inevitabilmente reazioni contrastanti sotto al video e hanno posto una questione evidente: cosa rende “troppo forte” una storia di vita, soprattutto se raccontata più volte in televisione negli anni passati?
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Una presenza televisiva oggi scomparsa
Dopo l’esperienza al Grande Fratello 14, dove rimase quasi fino alla finale, Rebecca De Pasquale è stata ospite di numerosi programmi televisivi. Dai salotti televisivi di Barbara d’Urso a trasmissioni come Caduta Libera e Ciao Darwin. In quelle occasioni, il suo racconto non era mai stato edulcorato, né considerato inadatto al pubblico generalista.
Eppure, da qualche anno, la sua presenza in tv si è progressivamente diradata, fino a scomparire del tutto. La cancellazione dell’ultima ospitata sembra confermare un cambio di clima, in cui alcune storie – soprattutto quando parlano di identità, percorsi personali e autodeterminazione – vengono percepite come ‘problematiche’, nonostante la loro dimensione profondamente umana.
La storia di Rebecca prima del Grande Fratello
La storia di Rebecca De Pasquale è nota al grande pubblico soprattutto per un elemento che, fin dall’inizio, colpì i telespettatori: prima di intraprendere il suo percorso di affermazione di genere, Rebecca aveva vissuto per anni come monaco benedettino. “Bisogna dire che io sono entrata nel monastero per vocazione e non per nascondermi. Se fosse stato un nascondiglio non sarebbe durato sei anni”, aveva raccontato in un’intervista a Gay.it.
Nella stessa occasione aveva svelato i due momenti più difficili della sua vita: “Il primo è stato il coming out con i miei genitori che mi ha resa una persona libera e, il secondo, la trasformazione in Rebecca”, aveva detto.
Nel 2015, ospite di Barbara d’Urso a Pomeriggio 5, Rebecca De Pasquale aveva raccontato pubblicamente la propria storia, ripercorrendo l’infanzia e i primi segnali di un’identità sentita fin da bambina: “I miei genitori da piccola mi vestivano da Zorro, ed io piangevo perché volevo essere una fatina e volevo la torta rosa. Poi mi vestivo da sposa con gli asciugamani bianchi, già a 7-8 anni. Ricordo che volevo giocare con le bambole. Io però ho sempre vissuto con il sorriso e in armonia”.
Durante l’adolescenza, come spiegò in quell’occasione, iniziò a rendersi conto di guardare più i maschi che le femmine. Dopo le scuole medie lavorò per tre anni come commesso nel reparto scarpe da donna a Eboli e, nello stesso periodo, frequentava la parrocchia, pur sentendosi interiormente in conflitto. Intorno ai 16 anni, pur consapevole della propria omosessualità – “ma non lo potevo dire a nessuno, parliamo degli anni Novanta” – incontrò un monaco benedettino e intraprese un percorso religioso. “Ebbi questo cambiamento dell’anima per vocazione, ma non entrai in monastero per nascondermi”, ribadì.
Con il tempo, però, come raccontò lei stessa, il conflitto interiore riemerse: “in me ricominciò il fervore dell’omosessualità, si scatenarono gli ormoni e così io stavo male”. Rebecca parlò di quella fase come di una sorta di passaggio spirituale decisivo: “Lasciai il monastero, con tristezza, ma con la gioia di essere stata ascoltata da Dio”.
Tornata a vivere con i genitori e dopo essere stata ammessa al conservatorio, arrivò il momento del coming out in famiglia. “Gliel’ho detto quando io stavo per terminare gli studi. Fino a quel momento lo avevo confidato agli amici. Una domenica mattina, dopo che il sabato prima andai a vedere il film Mine vaganti di Ozpetek, mi alzai e lo dissi: ‘Mamma e papà, io sono gay’”. La reazione dei genitori fu diversa: se la madre accolse la rivelazione con apertura, il padre reagì con rabbia, colpendo il muro con un pugno e allontanandosi.
Pochi mesi dopo, durante una vacanza a Torre del Lago, incoraggiata da un amico gay, si vestì da spagnola. Un’esperienza che lei stessa definì decisiva: quello fu per lei “l’input”. “Non era quel vestito, ma mi sentivo donna in tutto”, spiegò. Tornata a casa, parlò prima con la madre e poi con il padre, che arrivò a minacciare il suicidio. In seguito, Rebecca raccontò di aver contattato un’amica trans e di aver avviato il percorso medico. “Oggi sono donna e sono felice”.
Cosa è davvero “troppo forte” in tv?
La vicenda dell’ospitata cancellata solleva oggi una riflessione più ampia. Ogni mattina, fin dalle prime ore del giorno, la televisione generalista propone lunghi spazi dedicati alla cronaca nera, a casi di violenza e a storie spesso trattate con toni sensazionalistici. In questo contesto, definire “troppo forte” la storia di Rebecca De Pasquale appare quantomeno discutibile.
Il suo è un racconto di vita, di ricerca, di fede, di famiglia e di autodeterminazione. Un racconto già ascoltato in passato dal pubblico televisivo e che oggi, paradossalmente, sembra trovare meno spazio. Una scelta che dice molto non tanto sulla storia di Rebecca, quanto sullo stato attuale del racconto delle identità in tv.
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