Renato Zero: “Scrivo e dirigo un film”. Poi parla di omofobia e dell’attuale governo

Le parole dell'artista al Corriere della Sera.

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Dopo aver sparato a zero contro la gestazione per altri, parlando di “donna trattata come una macchina, meglio l’adozione“, Renato Zero ha annunciato che presto debutterà dietro la macchina da presa. 74 anni appena compiuti, il cantautore romano girò dei film come attore negli anni ’70, quasi sempre come non accreditato, fino al mitico “Ciao nì!” del 1979, diretto da Paolo Poeti.

Adesso, come rivelato al Corriere della Sera, Zero porterà in sala una sua pellicola, da lui scritta e diretta.

“Adesso sto scrivendo un film, di cui sarò anche regista. Non sarà una pellicola autobiografica, ma non posso anticipare di più”.

Renato Zero e la Rai

Intervistato da Andrea Laffranchi, Renato ha ricordato come nei primi anni ’80 la Rai lo volle in prima serata, senza richieste specifiche di sottrazione. Anzi. Con piume di struzzo e paillettes.

“Penso che ci fu malafede. La Rai pensò che mi sarei fatto autogol, che avrei distrutto il mio castello di favole. Sbagliarono i loro calcoli. E dire che in “Viva la Rai” ero chiaro: “paghiamo allora questo abbonamento/ … perché oramai/ questo cervello avrà un padrone lo sai”.

Oggi, invece, suona tutt’altra musica e c’è ben altra immagine. “A 74 anni l’opportunità di uno sfogo giovanile non è più attraverso costumi e trucchi, ma con la fame di libertà e di indipendenza. E la libertà oggi non è più così automatica”. “Un certo potere usa la forza pubblica non come deterrente, ma come spauracchio. Il popolo è sovrano, ma se alla sovranità togli l’azione diventa un cartone animato. E lo dico da figlio di un poliziotto. Ci vorrebbe un governo con un’identità reale e non fittizia”.

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Renato Zero e l’omofobia

Decenni or sono, quando Zero veniva da un altro pianeta ed era avanti anni luce rispetto al mainstream nazionale, a non mancare era anche l’omofobia. Che lo colpì, e non poco. Ma gli insulti di un tempo, almeno quelli, si sono eclissati.

“Non più. Quelli degli esordi erano incitamenti: se superi quella volgare certificazione farai strada. Allora mi fermavo a parlare con questi ragazzi di borgata. Capivano che volevamo la stessa libertà e alla fine mi dicevano “ecco il nostro numero di telefono, se qualcuno te dà fastidio chiamace”.

E a domanda specifica se oggi come oggi vorrebbe “un riconoscimento per aver aperto il dibattito su certe battaglie“, Zero ha così risposto: “Non una medaglia, ma almeno che si riconoscesse che quel coraggio è stato difficile, amaro ma alla fine efficace perché ha contaminato molti. Una sveglia l’ha prodotta”.

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Autoritratto, il Tour di Renato Zero

Nei giorni scorsi è andato in onda su Nove “Renato Zero: Autoritratto“, doppio concerto registrato a Napoli lo scorso giugno, spettacolo ideato, scritto e diretto dallo stesso artista, affiancato sul palco da una band composta da 7 musicisti, un coro a 8 voci e un’orchestra di 40 elementi diretta dal M° Adriano Pennino.

Prosegue intanto il viaggio in musica per l’Italia di Renato, con i concerti-evento di “Autoritratto” che tra ottobre e novembre toccheranno i palasport di Torino, Livorno, Bologna, Mantova, Pesaro, Perugia, Eboli, Messina e Roma, con gran finale il 10 novembre. Renato Zero: Autoritratto è ora disponibile on demand su discovery+.

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