Durante la puntata di BellaMà andata in onda ieri pomeriggio su Rai2, una irruzione telefonica di Renato Zero ha colto di sorpresa Pierluigi Diaco che stava intervistando Marco Travaglio.
Renato Zero e la famiglia allargata: un messaggio di inclusività
L’intervento del cantautore è avvenuto durante l’intervista con il direttore de Il Fatto Quotidiano, ospite della puntata. La telefonata è arrivata improvvisamente, lasciando intendere che Diaco lavorasse da tempo a questo colpo di scena.
Lo stesso Renato Zero lo ha sottolineato con la sua solita ironia: “Sei talmente ostinato che io non ho potuto rifiutare questo invito”.
Il cuore del discorso di Renato Zero ha toccato uno dei temi che da sempre lo rendono una figura interessante (ma anche molto controversa) per la comunità LGBTQIA+: la libertà di essere se stessi.
Parlando del popolo dei sorcini, il cantautore ha ribadito come la sua musica abbia creato una comunità aperta, senza distinzioni di età, genere o orientamento sessuale.
“È il classico fenomeno di famiglia allargatissima e quindi io sono onorato di essere riuscito, con la mia musica, a mettere insieme queste differenti tendenze. Il bambino vede Renato come fosse un personaggio uscito fuori dal Mago di Oz e l’adulto, magari, torna anche bambino condividendo la stessa necessità”, ha affermato Renato.
“Maschi repressi” e il coraggio di abbracciare la propria parte femminile
La parte più potente dell’intervento è arrivata quando Renato Zero ha affrontato il tema della mascolinità tossica con parole che non lasciano spazio a interpretazioni:
“Le donne mi adorano perchè sanno che le ho spesso difese e le difendo, mettendomi anche io stesso nella condizione provocatoria di tirare fuori quella parte di donna che è in me di cui non mi vergogno, perché i maschi repressi sono quelli che hanno rifiutato di accettare l’ipotesi di avere una parte maschile e una femminile al loro interno e questo lo trovo molto grave”.
Prima di concludere la telefonata, Renato Zero ha voluto dedicare una battuta proprio a Marco Travaglio, dichiarato sorcino da anni: “Se Marco Travaglio fosse una mia canzone, forse sarebbe Il Carrozzone, perché lui stesso si trascina sto carrozzone con Berlusconi e tutta la politica italiana […] Travaglio l’ho fatto studiare con tanti sacrifici, ma oggi mi dà delle soddisfazioni…”.
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I precedenti scivoloni di Renato Zero
Renato Zero, dopo numerosi scivoloni (che non sono passati inosservati), ha intrapreso una virata molto positiva ed apprezzabile.
Anche nel 2020, intervistato da Walter Veltroni per 7Corriere, ha parlato dell’omosessualità: “Abbiamo permesso che il sesso alla nascita ci definisse come un padrone. L’omosessualità non è malattia, né uscire dai binari. Io cercavo i colori, cercavo lo sfolgorare, cercavo la maniera di riemergere da questo fango, dalle costrizioni di una opacità che non era sopportabile a tredici, quattordici anni. Era troppo serrato, il mio barattolo”.
Tuttavia Renato, in più occasioni ha scatenato delle polemiche (nel 2017, per esempio, attaccò la gestazione per altri, e nel 2005 aveva fatto un paragone tra gay e persone down).
Tony Effe “ghosta” Renato Zero: il retroscena da Cattelan
Nel frattempo, pare che Tony Effe l’abbia bellamente “ghostato” un paio di volte. Il trapper, reduce da Sanremo 2025 con quella che è stata la canzone più brutta del Festival (diciamolo!), si è lasciato intervistare da Alessandro Cattelan nel corso di “Stasera c’è Cattelan”.
Tra una chiacchiera e l’altra, il fidanzato di Giulia De Lellis, forse nel tentativo di fare il “simpatico” ha anche parlato di Zero che lo avrebbe cercato al telefono: “Eh, ma io stavo in palestra e non gli ho risposto. Boh, richiamerà, magari ci prenderemo un caffè”.
Ironia o arroganza? Difficile dirlo. Ad occhio e croce potrebbe non esserci una terza occasione e, personalmente, credo che Renato Zero se ne farà presto una ragione.




