Il rapporto con il padre, il bullismo subìto da ragazzino, la musica come ancora di salvezza e una ferma critica all’utero in affitto: Renato Zero ospite del podcast Passa da BSMT di Gianluca Gazzoli si racconta in lungo e in largo nelle stesse ore in cui compie 74 anni.

La giovinezza al Piper Club di Roma, dove era noto per il suo modo di vestire stravagante, viene ricordata con un aneddoto riguardante il padre poliziotto: “Portavo tutto dentro un sacchetto” spiega il cantautore riferendosi ai propri travestimenti, “Mi infilavo in un portone e mi cambiavo, prima di tornare a casa mi rinfilavo nel portone”.

I travestimenti e la reazione del padre

Un giorno il padre lo scopre, e la sua reazione è sorprendente:

Mi vede con il sacchetto e chiede cosa c’è dentro. Gli dico: “Niente”, ma vuole vederlo e vede il boa e l’accademico fucsia. Mi fa: “Tu da domani esci di casa così”. Io non avevo paura del suo giudizio, lo facevo per rispetto. Nel nostro palazzo c’erano altri poliziotti che stavano dietro le tapparelle come le perpetue e dicevano a mio padre: “Ma non ti vergogni di avere un figlio così?”.

Molti anni prima, quando l’artista era un bambino, divenne suo malgrado protagonista di una gag messa in piedi dalla nonna:

Siccome avevo tutti i ricci ed ero biondo quando uscivamo con lei le persone dicevano: “Signora che bella bambina”, mia nonna si era rotta le scatole di ‘sta cosa allora prima di uscire mi tirava fuori il pisellino andavamo in strada e questi dicevano, guardandomi in faccia: “Ma che bella bambi-nooo” perché poi andavano giù e scoprivano l’altarino.

L’esperienza con il bullismo

Da giovane Renato Zero è stato vittima di bullismo, piaga che attanaglia anche i nostri tempi:

È una brutta malattia di questa società. Nelle case non viene amministrata l’opportunità di pensare che la diversità sia una ricchezza patrimoniale […] Io l’ho vissuto senza termini di paragone perché non c’era una denuncia così totale su queste manifestazioni di violenza. Tornavo a casa con i lividi e cercavo di tergiversare, di non far pesare ai miei genitori questo risultato che li avrebbe sicuramente offesi e anche preoccupati. Ho cominciato a essere oggetto di questi scherni a 13 anni […] Avevo il coraggio e la tranquillità di dire loro: “Ma vi ho fatto qualcosa di male?”. Di fronte a questa calma e pacatezza rimanevano paralizzati e se ne andavano.

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La musica come salvezza

È stata anche la musica, in qualche modo, a salvarlo:

Non volevo crescere complessato, andare dall’analista a 14 anni, così ho cominciato a scrivere. La canzone è stata la mia analista. Le prime canzoni erano poetiche ma anche surreali, mi chiedevo dove vanno a morire le rondini.

Impressionante pensare come un capolavoro come Il Cielo sia stato scritto quando Zero aveva solo 17 anni: “Stavo a Ventotene. Avevo la nuca poggiata sugli scogli e gli occhi immersi in un cielo stellato ed era una notte meravigliosa. Sono riuscito a chiudere il brano in un tempo ridicolo” ricorda.

L’adozione di Roberto

Nel 2003 adotta Roberto. Decisione molto ben ponderata, come si evince dalle parole del cantautore:

Prima di adottare Roberto ho lasciato 10 anni di rodaggio. Volevo che lui fosse convinto e io lo fossi. Ne sono passati 8 perché torno a casa un giorno e trovo mia madre completamente nuda sotto la doccia e mio figlio con i boxer che la lavava tutta. Ho chiuso la porta e due giorni dopo siamo andati in viale Giulio Cesare e abbiamo firmato (per adottarlo, ndr).

Renato Zero contro l’utero in affitto

E a proposito di adozioni, Renato Zero chiude la lunga intervista muovendo una critica alla GPA:

Quando persone non possono avere figli per diverse ragioni e con tanti bimbi che non hanno nessuno, adottare è molto meglio che affittare un utero e prendere una donna come se fosse una macchina. Detesto, lo dico proprio con il cuore in mano, questa posizione di queste donne nei confronti di un servilismo affinché la gente sia felice rendono definitivamente infelice una persona che un figlio l’avrebbe voluto per sé.

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