Il ristorante fascista a Roma, la proprietaria: “Non vogliamo omosessuali”

“Se entrano due amici mica vado a chiedere se vanno a letto assieme, ma le effusioni non le accetto”.

La spiaggia di Chioggia balzata agli onori della cronaca gli scorsi giorni non è sola: ad Artena, piccolo comune alle porte di Roma, all’interno di una vecchia scuderia c’è un ristorante dal lontano 1980. Un ristorante dove l’impronta fascista è rivendicata con orgoglio.

Il ristorante fascista si chiama Il Federale, con esplicito riferimento e memoriale dedicato alla storia del ventennio fascista (stampe e oggetti d’epoca). Tutti benvenuti, tranne le persone omosessuali.

Intervistata recentemente su Radio Cusano Campus, la signora Adelaide dichiara esplicitamente di non volere clienti omosessuali nel suo locale. “Se si scambiano effusioni non lo accetto. Così come non accetto quando il Pride in via della Conciliazione davanti alla mia cristianità. Facciano quello che vogliono, ma le loro effusioni non le devono venire a fare, tanto meno nel mio locale”. Ma come fare a evitare che clienti omosessuali entrino nel ristorante fascista?Ma che stai a scherzà? Se sono gay e non dicono niente ok, mica se entra una coppia di amici gli chiedo se vanno a letto assieme”.

La signora ne ha per tutti: “Noi stiamo qui da una cinquantina d’anni. Ma cosa vuole la Boldrini? Non pensano che vogliano farci chiudere, ma se chiudessimo sarebbero contenti. Stanno buttando l’amo prendendosela con quello di Chioggia, ma quello che ha scritto in quei cartelli è giusto: serve rispetto, serve pulizia”.

Omofobia

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Persino il consiglio dell’ordine degli avvocati di Mantova aveva preso le distanze dalla donna, che aveva scritto sui social "l’omosessualità è un disturbo psichiatrico e che chi ne è affetto non può lavorare a contatto con i minori, altrimenti questi disturbati trasmetteranno il disturbo nelle scuole".

di Federico Boni