Una manifestazione di piazza contro l’omolesbobitransfobia nella giornata internazionale contro l’omolesbobitransfobia macchiata da insulti omolesbobitransfobici.
Sabato pomeriggio il movimento LGBTQIA+ nazionale si è ritrovato unito, un decennio dopo l’ultima manifestazione nazionale, per dire basta all’odio sistemico e alle politiche omolesbobitransfobiche promosse dal governo Meloni, con decine di interventi che hanno caratterizzato un pomeriggio di resistenza, di orgoglio e di libertà.
A pochi metri da Piazzale Ostiense, ai piedi della Piramide Cestia dove circa 2000 persone si sono pacificamente riunite, sono comparsi indecenti insulti, scritti tanto in italiano quanto in russo. A denunciare il tutto alcuni volontari che avevano lavorato alla realizzazione della manifestazione. Una volta conclusa, lasciata la piazza si sono ritrovati davanti a questo.
Su un cassonetto situato di fronte al Mix Markt di Via Ostiense è stato attaccato un manifesto che ricorda l’imminente voto referendario dell’8 e 9 giugno, con l’aggiunta di un fulmine Progress Pride diffuso proprio nel corso della manifestazione contro l’omobitransfobia.
In aggiunta gli indecorosi insulti.
“Fr*ci = immondizia“, e ancora “fr*cio = inferno“, e ancora “no gay” e “no fr*ci”, fino alla scritta finale in russo, che alimenta perplessità sugli autori dell’attacco. “”ПИДАРАСАМ СМЕРТЬ!!!”, ovvero “morte ai fr*ci“.
A voler quasi ribadire l’urgenza assoluta vissuta quotidianamente da un’intera comunità.
E sono i drammatici numeri, chiaramente sottodimensionati, a dimostrarlo.
21.000 contatti nell’ultimo anno solo per la Gay Help Line e 110 episodi di crimini d’odio segnalati dai media tra maggio 2024 e maggio 2025 come riportato da Arcigay, oltre al dossier da noi realizzato contraddistinto da pestaggi, omicidi, suicidi, insulti e bullismo.
Tutto questo nell’assordante indifferenza della Ministra per la famiglia, la natalità e le pari opportunità Eugenia Roccella che anche quest’anno, come nei due anni precedenti e al pari della premier Giorgia Meloni e dei due vice premier Matteo Salvini e Antonio Tajani, il 17 maggio non ha proferito parola.


