Il patriarcato non è affatto un reperto storico: è tra noi, opera ancora nelle relazioni quotidiane, nella politica, nei linguaggi, nei meccanismi di potere.
1 uomo su 3 giustifica la violenza economica. 1 uomo su 4 giustifica gli abusi (dati ActionAid)
Ma il MUPA – Museo del Patriarcato, ideato da ActionAid – immagina un futuro in cui tutto questo sarà finalmente archiviato. Siamo nel 2148, l’anno in cui secondo il Global Gender Gap Report sarà raggiunta la piena uguaglianza di genere: una data lontana, che rende ancora più evidente la distanza tra ciò che dovrebbe essere e ciò che realmente è oggi, tra noi.
Il MUPA apre a Roma dal 20 al 25 novembre 2025, in Via Flaminia, 122, con un percorso pensato per osservare criticamente ciò che oggi continuiamo a considerare “normale”: ruoli imposti, stereotipi, comportamenti che alimentano la disparità e, nel loro esito estremo, la violenza maschile contro le donne. Un viaggio nel futuro per mostrare quanto sia anacronistico ciò che nel 2025 continua a governare le nostre vite. Un tentativo-provocazione di fornire oggi la lente della storia sul presente: il patriarcato da osservare in una teca polverosa, un fossile imbarazzante come certi cimeli nazional-virilisti, mentre noi siamo ancora qui, nel 2025, invischiati fino al collo nella sua coda velenosa, mentre gli uomini-sistema insistono a fingere che la violenza sia un incidente, un eccesso, un brutto carattere.
La ricerca “Perché non accada” di ActionAid rivela una normalizzazione diffusa della violenza maschile contro le donne: 1 uomo su 3 ritiene accettabile la violenza economica, quota che sale tra Millennial e Gen Z. 1 su 4 giustifica violenza verbale e psicologica come risposta a comportamenti “provocatori” delle donne, mentre il 55% dei Millennial considera legittimo controllare la partner. Anche la violenza fisica è ritenuta giustificabile da quasi 2 uomini adulti su 10.
Le disuguaglianze permeano ogni ambito: il 74% delle donne gestisce da sola i lavori domestici; il 41% delle madri si occupa da sola dei figli. Negli spazi pubblici il 52% delle donne ha provato paura (65,5% tra Gen Z), e online il 40% teme reazioni sessiste (quasi 60% tra le più giovani).
La ricerca denuncia l’assenza di vere politiche di prevenzione: l’Italia ottiene solo 41,1% di efficacia nel gender mainstreaming (UE: 50,8%; Spagna: 86,2%). ActionAid propone di destinare almeno il 40% dei fondi del Piano antiviolenza alla prevenzione primaria e l’adozione di un piano strategico nazionale vincolante.
E che dire di un governo che vuole cancellare l’educazione sessuale e affettiva dalle scuole?
Il museo ospita talk, laboratori, spettacoli e workshop. Una piccola sequenza di domande che forniscono una panoramica degli argomenti e delle prospettive offerte dal MUPA dal 20 al 25 Novembre in via Flaminia 122 a Roma:
- Come può la creatività diventare un atto politico e uno strumento di trasformazione sociale?
- Come le arti, le narrazioni e i linguaggi visivi possano generare cambiamenti culturali concreti, ribaltando stereotipi e abitudini radicate?
- Quanto conta piacersi per difendersi (a tal proposito ci sarà uno “shooting femminista”)?
- Come il controllo dei corpi viene esercitato attraverso lo sguardo, la rappresentazione e le norme, e come ribaltare queste dinamiche attraverso pratiche di resistenza, autoconsapevolezza e libertà? Come di decostruiscono gli strumenti del potere e come si restituisce ai corpi il diritto di esistere e mostrarsi al di là di ogni imposizione?
- Come possiamo liberarci dai vecchi schemi del ricamo “ben educato” e trasformare questa pratica antica in un mezzo creativo, spontaneo, punk ed erotico, riappropriandocene senza imbarazzo e senza dover essere all’altezza dei modelli delle nostre nonne?
- Come trasformare le nostre città ripensandole da una prospettiva transfemminista?
- Come riconoscere e combattere linguaggio, media, politica e relazioni sociali che contribuiscono e giustificano la violenza maschile contro le donne?
Queste ed altre le sfide lanciate dalla cinque giorni del MUPA, questi i nomi coinvolti nei vari panel, talk e laboratori:Mammadimerda, Chiara Becchimanzi, Barbara Leda Kenny e Barbara Piccolo di InQuiete, Laura Tedesco di Amleta, Rita Petruccioli, Annalisa Camilli, Lara Lago e Giulia Capodieci di Culona, Margherita Simionati, Kaaj Shilya Tshikalandand, Federica Di Martino di IVGstobenissimo, Eugenia Nicolosi, Goga Mason, Simona Ammerata, Anahi Mariotti, Mathilda Bottoni e Teresa Maisano di Lucha y Siesta, Azzurra Muzzonigro di Sex and the City, Sylvia De Fanti del Collettivo Angelo Mai, Sara Giudice, Valerio Nicolosi, Giulia Paganelli, Simonetta Sciandivasci, Natascia Grbic, Federica Scrollini di BeFree, Cecilia D’Elia, Giulia Blasi e Karen Ricci di Caraseimaschilista. Un quadro ampio di reti, associazioni e professioniste che lavorano ogni giorno sui temi della violenza di genere e dei diritti.
Gli orari:
– 20/11 h 18–22
– 21/11 h 15–20.30
– 22/11 chiusura per sostenere la manifestazione nazionale
– 23/11 mattina riservata alle partecipanti al laboratorio; visite h 15–20.30
– 24/11 e 25/11 h 15–20.30
In questi giorni sorge la domanda se nel 2148 alcune immagini del presente, comprese quelle che riguardano uomini potenti fotografati con minorenni, finiranno davvero in un museo. Ma certamente non è questo il punto. Il MUPA non espone scandali, ma il meccanismo che li rende possibili: un sistema di dominio che tratta il genere come una gerarchia. Il patriarcato non è inevitabile: è un costrutto umano. E come tale può essere smontato. E osservato come un cimelio in un museo.
