In Italia è in corso una progressiva e sistematica restrizione dei diritti delle persone LGBTIAQ+ da parte dell’attuale governo e della sua maggioranza parlamentare composta da Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega. Non si tratta di episodi isolati, ma di una strategia politica che, attraverso leggi, circolari e scelte amministrative, ridefinisce chi può essere riconosciuto, tutelato ed esistere senza stigma nello spazio pubblico.
Alcuni provvedimenti sono apertamente ideologici, come il reato universale per la gestazione per altri, pensato per colpire in particolare le famiglie omogenitoriali. Altri agiscono in modo più subdolo, come il Ddl Valditara, che alimenta il mito dell’“indottrinamento gender” per espellere cultura e associazioni queer dalla scuola pubblica.
Il risultato complessivo è un lento svuotamento della cittadinanza per chi non rientra nei modelli cis ed etero: meno diritti, meno riconoscimento, meno protezione. È il funzionamento tipico delle democrazie illiberali, dove non si dichiarano guerre alle minoranze ma si restringono progressivamente i loro spazi di esistenza. L’Italia, oggi, procede in questa direzione.
Di seguito l’elenco sintetico dei provvedimenti anti-LGBTIAQ+ della destra del Governo Meloni aggiornata al novembre 2025.
In questo articolo
- 1 Provvedimenti e scelte politiche contro le persone LGBTIAQ+
- 1.1 1. Legge Varchi: GPA reato universale (2024)
- 1.2 2. Circolare Piantedosi sui figli delle famiglie arcobaleno (2022)
- 1.3 3. DDL Valditara e pacchetto “anti-gender” (2025)
- 1.4 4. DDL Schillaci-Roccella sull’identità di genere (2025)
- 1.5 5. Blocco strutturale al riconoscimento delle famiglie omogenitoriali (2022-2025)
- 1.6 6. Ostilità all’estensione della legge contro i crimini d’odio (2022-2025)
- 1.7 7. Freno all’Unione Europea (2022-2025)
- 1.8 8. Marginalizzazione di UNAR (2022-2025)
- 1.9 9. Esclusione donne trans dagli sport (2025)
- 1.10 10. Divieto di Pride (2025)
Provvedimenti e scelte politiche contro le persone LGBTIAQ+
1. Legge Varchi: GPA reato universale (2024)
Introduzione del “reato universale” per la gestazione per altri anche all’estero.
Obiettivo politico: ostacolare e criminalizzare le famiglie omogenitoriali, in particolare quella composta da due uomini gay, e chi ricorre alla GPA, creando un regime punitivo unico in Europa.
2. Circolare Piantedosi sui figli delle famiglie arcobaleno (2022)
Ordine ai prefetti di verificare e revocare le trascrizioni di atti di nascita di bambini con due madri/padri.
Effetto concreto: decine di famiglie coinvolte, certificati annullati, minori privati temporaneamente del riconoscimento pieno di un genitore. Vita familiare ostacolata dallo Stato. Smembramento dell’idea che una famiglia di genitori omosessuali e figli possa trovare cittadinanza e parità di diritti rispetto alle famiglie dettate dalla biologia. Divulgazione dello stigma verso i figli di coppie omosessuali, bambini usati come manganello di propaganda politica.
3. DDL Valditara e pacchetto “anti-gender” (2025)
Vietare l’educazione affettivo-sessuale nelle scuole, imporre “consenso informato” familiare preventivo per attività su genere, orientamento, affettività; restrizioni sul coinvolgimento di associazioni LGBTIQ+ nei plessi scolastici.
Finalità: eliminare la presenza di associazioni LGBTIAQ+ dalla scuola, cancellare l’educazione alla diversità. Anche in questo caso, a prevalere è un principio biologico, la legge del più forte. L’infanzia viene così concepita come schema appartenente alla tradizione, rinunciando alla possibilità che i contemporanei e futuri mezzi di scienza, educazione e osservazione dei grandi dati disponibili sui comportamenti dei bambini, si tramutino in percorsi educativi governati dallo Stato. Le famiglie abbandonate alle proprie umane nevrosi. Agli eventuali vuoti educativi dettati dalla propria condizione socio-economica. Perché la collettività di una democrazia dovrebbe rinunciare a scrivere insieme percorsi educativi comuni sul rispetto delle affettività e sessualità?
4. DDL Schillaci-Roccella sull’identità di genere (2025)

Cornice normativa che ri-medicalizza la transizione di genere, reintroduce logiche patologizzanti e limita l’autodeterminazione. Pressione sull’Ospedale Careggi sulle cure di affermazione di genere su minori trans. Un tavolo di osservazione predisposto direttamente dal Governo, apparecchiato unicamente come piattaforma di propaganda transfobica. Il tavolo ad oggi non ha prodotto alcuna relazione finale.
5. Blocco strutturale al riconoscimento delle famiglie omogenitoriali (2022-2025)
Opposizione sistemica a registrazioni anagrafiche e adozioni, ricorsi prefettizi, contenziosi contro sindaci, mancato adeguamento all’interpretazione europea sul superiore interesse del minore in relazione agli spostamenti – e non solo – garantiti dai Trattati UE.
6. Ostilità all’estensione della legge contro i crimini d’odio (2022-2025)
Nessun intervento normativo, dopo l’affossamento del ddl Zan nella passata legislatura, sul tema dell’omobitransfobia. Il dibattito politico non sfiora l’argomento, è un tema non pervenuto in questa legislatura. I tre unici paesi UE che non hanno una legge di protezione dall’odio verso persone LGBTIQ+ sono Italia, Polonia e Repubblica Ceca.
7. Freno all’Unione Europea (2022-2025)
L’Italia della destra che governa dal’ottobre 2022 ha puntualmente rigettato qualsiasi adesione alle proposte dell’Unione Europea di far valere i diritti di piena cittadinanza per le persone LGBTIQ+.
- L’Italia ha chiesto la rimozione o l’annacquamento di riferimenti espliciti a orientamento sessuale e identità di genere in numerosi testi UE su diritti umani, educazione e parità di genere (fonti Euractive, Politico).
- L’Italia ha bloccato conclusioni del Consiglio sulla Strategia UE per i diritti delle persone LGBTIAQ+ (in continuità con le posizioni assunte da Polonia e Ungheria nel ciclo precedente, ma per la prima volta con l’Italia in ruolo attivo).
- Ha contestato passaggi sulle famiglie omogenitoriali nelle discussioni su riconoscimento reciproco dei diritti familiari nello spazio europeo.
- L’Italia governata dalla destra del Governo Meloni si è sempre rifiutata di condannare l’Ungheria per le sue norme illiberali che nel cuore dell’UE, anche quando l’Ungheria ha vietato la propaganda LGBTIQ+ (2021) e la libertà di organizzare Pride (Budapest e Pécs nel 2025).
• L’Italia nel maggio 2024 non ha firmato la dichiarazione dell’UE a favore dei diritti LGBTI+ “perché somigliante al Ddl Zan” e perché “include l’identità di genere“.
• Eugenia Roccella, come rappresentante italiana, è intervenuta in sede ONU per divulgare l’approccio criminalizzante della gpa sul modello di quanto fatto in Italia.
8. Marginalizzazione di UNAR (2022-2025)
Senza tagli formali, l’Ufficio antidiscriminazioni (UNAR) è stato di fatto tenuto ai margini e non valorizzato nelle politiche nazionali. Nessun adeguamento di fondi ed esclusione dai fondi del punto 5 del PNRR (Inclusione e Coesione Sociale), riducendo il suo ruolo su prevenzione e tutela contro l’omobitransfobia.
9. Esclusione donne trans dagli sport (2025)
La deputata leghista Ravetto ha recentemente presentato una proposta di legge – nel solco dei provvedimenti anti-trans di Trump negli USA – contro le donne trans nello sport “per garantire pari opportunità”.
10. Divieto di Pride (2025)
Alcuni esponenti della Lega (Sasso e Salvini) hanno paventato una possibile censura per “contenere” i Pride italiani e “difendere i minori“. Si tratta di una retorica già vista negli anni passati nella Russia di Putin e nell’Ungheria di Orban.
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