Home / Cinema / Roma celebra Tim Burton: “Sono da sempre un diverso, ma non chiamatemi artista”

Roma celebra Tim Burton: “Sono da sempre un diverso, ma non chiamatemi artista”

Premio alla Carriera per il visionario regista americano, acclamato alla Festa del CInema di Roma.

Roma celebra Tim Burton: "Sono da sempre un diverso, ma non chiamatemi artista" - Tim Burton - Gay.it
4 min. di lettura

Dopo aver accolto con entusiasmo Quentin Tarantino, primo premio alla Carriera di questa sedicesima edizione, la Festa del Cinema di Roma chiude con Eternals, domani in anteprima europea, e Tim Burton, secondo premio alla carriera con tanto di red carpet circense, amato cagnolino Levi al seguito e fan in estasi all’Auditorium Parco della Musica.

D’altronde Burton, esattamente come Tarantino, è uno di quei pochi registi ancora in attività ad essere diventato marchio, aggettivo, da  sempre rimasto fedele alla propria poetica, svincolandosi dal conformismo e dall’ordinario. Uno stile riconoscibile mai abbandonato in quasi 40 anni di carriera che gli sono valsi un Leone d’oro alla carriera, un Golden Globe e solo due nomination agli Oscar, entrambe andate a vuoto e legate alla stop motion, con La Sposa Cadavere e Frankenweenie. Artista poliedrico e visionario, Burton ha saputo raccontare come pochi l’evanescente confine tra sogno e realtà, partendo da giovanissimo come animatore Disney in Red e Toby nemiciamici. Influenzato dagli incubi letterari di Edgar Allan Poe, dalle atmosfere horror del cinema di Roger Corman e dalle prospettive “distorte” dell’Espressionismo tedesco dà vita a Vincent, cortometraggio che fa sorgere una carriera straordinaria, folgorante. Dall’indimenticabile Edward mani di forbice a Nightmare Before Christmas (da lui prodotto e dall’amico Henry Selick diretto), passando per Ed Wood e Il mistero di Sleepy Hollow, i primi due Batman e Beetlejuice, Sweeney Todd e Big Fish,  suo ultimo vero capolavoro.

In conferenza stampa il regista americano ha confessato i suoi personaggi preferiti, tra i suoi tanti film portati a termine, ovvero Ed Wood ed Edward Mani di Forbice, per poi confermare l’imminente arrivo della sua prima serie tv. Per Netflix il regista dirigerà Mercoledì, spin-off live-action dedicato al celebre personaggio della Famiglia Addams: “Un po’ simile a quanto visto in Beetlejeuce ma con più spessore”, ha precisato Burton, il cui cinema ha sempre dato forza e visibilità ai cosiddetti ‘diversi’. “Mi sono sempre considerato uno fuori dagli schemi. Oggi vediamo maggiore inclusività ma io non ho mai cambiato prospettiva. Ho sempre avuto un determinato punto di vista su ciò che viene considerato ‘diverso’. Non ho mai avuto paura di fare quello che volessi fare. Vale per ogni forma artistica. Bisogna seguire la passione senza aver timore della paura. Serve quell’entusiasmo, per realizzare qualsiasi progetto. Solo così puoi realizzare qualcosa di veramente speciale”. Cresciuto guardando film italiani di Mario Bava, Dario Argento e Federico Fellini (“amo l’Italia, ha un posto speciale nel mio cuore”), Tim, talmente nervoso dall’incontro con il pubblico dal non averci dormito la notte, ha poi criticato il cosiddetto “politicamente corretto” che limiterebbe l’arte attuale: “Non vorrei essere un comico, al giorno d’oggi, perché non puoi più dire nulla senza ritrovarti nei guai. È opprimente. C’è chi si preoccupa di qualsiasi dichiarazione. Studios, persone, non sai più neanche cosa pensare. Devi sempre guardarti attorno per quello che dici“.

Burton ha poi detto basta ai live-action Disney, dopo aver girato Alice in Wonderland e Dumbo (“Un incubo”), per poi smontare un luogo comune che lo riguarda: “Non sono un tipo cupo. Non è vero. Questo è errato. Mi è rimasta l’etichetta di essere una persona dalla personalità dark. Ecco perché non amo etichettare le persone, ho dovuto combattere contro questa etichetta sin da piccolo“. Pentimenti per i film fatti o rimpianti per quelli non fatti, invece, non ce ne sono.

“Tutti i film sono come figli. Si commettono errori, ma tutto quello che ho fatto l’ho fatto per un motivo. Quello che fai è parte di te. Per ogni progetto ho brutti e bei ricordi. Forse alcune cose non vorrei ripeterle, si imparano lezioni, ma non ho pentimenti. Non ancora!”.

Burton ha iniziato a lavorare come animatore Disney da giovanissimo, in anni in cui l’animazione Disney era in crisi nera. A confermarlo lo stesso regista: “Era orribile. Terribile, furono gli anni più bui della Disney. C’erano tantissime persone di enorme talento e creatività, poco sfruttate. Non c’erano opportunità per tutti questi talenti. Sono stato fortunato, ero un pessimo animatore. Ero tanto incapace dall’aver poi fatto altro. Fu una fortuna“.

Molte idee di Burton nascono dalla sua infanzia, da quanto vissuto in adolescenza, come Edward Mani di Forbice, capolavoro anni ’90 che lanciò in orbita Johnny Depp, grande amico del regista pronto a tornare a dirigerlo rispetto ad una Hollywood che l’ha accantonato, dopo le accuse di violenze da parte dell’ex moglie Amber Heard.  Storie, fiabe ‘dark’, quelle dirette da Tim, il più delle volte scritte da altri. “Non mi considero uno sceneggiatore“, ha confessato Burton. “Parto da un’idea e a seguire stabilisco collaborazioni con chi è davvero uno sceneggiatore. Cerco di trovare qualcosa con cui possa rapportarmi, per poi cedere ad una collaborazione. Un po’ quanto capitava alla Disney, si lanciavano idee e a seguire si lavorava insieme. Il cinema è collettivo, un’opera che vede la partecipazione di diverse figure. Non è una scienza esatta e non è come la pittura, dove chi dipinge è solo davanti ad una tela. E’ un po’ come controllare le condizioni meteo, perché ci sono tanti elementi intangibili e impalpabili. Ma non mi sono mai sentito limitato, ho sempre fatto quel che volevo. Ho sempre fatto film con gli studios. Una posizione insolita perché nonostante questo sono sempre riuscito a fare ciò che volevo fare. Non so come ci sia riuscito, perché si tratta sempre di soldi, di business. Me lo chiedo pure io. Per fortuna non hanno mai capito cosa stessi realmente facendo“.

Tra i film più riusciti di Burton c’è Ed Wood, considerato il peggior regista di tutti i tempi eppure pur sempre un artista.  Anche i disegni di Tim sono diventati acclamata mostra al MoMa di New York, con grande soddisfazione e stupore del regista, che si è così chiesto cosa sia “l’arte”. “Una domanda interessante. Tutti veniamo toccati in modo diverso da quel che vediamo.  È stata una retrospettiva inattesa, io sono un pessimo archivista. Una mostra di grande successo, non mi reputo un artista ma fa sempre pensare come l’arte riesca ad ispirare gli altri“.

Standing ovation finale per il 63enne regista americano, premiato da 3 eccellenze del cinema italiano. Dante Ferretti, Francesca Lo Schiavo e Gabriella Pescucci, 7 premi Oscar in tre, che hanno lavorato con lui in Sweeney Todd e La fabbrica di cioccolato.

 

© Riproduzione Riservata
Entra nel nostro canale Telegram Entra nel nostro canale Google

Resta aggiornato. Seguici su:

Facebook Follow Twitter Follow Instagram Follow

Lascia un commento

Per inviare un commento !