Il Festival di Sanremo 2026 ha scelto la sua sigla ufficiale: è Emigrato di Welo, brano presentato a Sanremo Giovani e ora diventato il jingle della 76ª edizione della kermesse, in programma da martedì 24 a sabato 28 febbraio sul palco del Teatro Ariston, con la conduzione e direzione artistica di Carlo Conti.

Dopo Tutta l’Italia di Gabry Ponte, che aveva accompagnato il Festival 2025, il testimone passa a un artista emergente della scena urban italiana. Una scelta che segna un cambio di registro e intercetta una sensibilità generazionale diversa.

La notizia è stata ufficializzata sui canali social dell’artista, che ha presentato Emigrato (italiano) come sigla della manifestazione canora. Il brano accompagnerà ogni serata del Festival, diventando il sottofondo riconoscibile delle cinque prime serate sanremesi.

Sanremo 2026, il jingle ufficiale è “Emigrato” di Welo: chi è la voce della sigla e come nasce - welo emigrato - Gay.it

“Emigrato” di Welo è il jingle del Festival di Sanremo 2026

La conferma definitiva è arrivata con una videochiamata di Carlo Conti che interrompe l’esibizione di Welo con la band davanti alla Basilica di Santa Croce di Lecce. Un momento che sancisce il passaggio di Emigrato da brano in gara a Sanremo Giovani a sigla ufficiale del Festival.

La sigla nasce dalla rielaborazione in chiave sanremese del singolo Emigrato. Non si tratta quindi di un brano scritto ex novo per la kermesse, ma di una rivisitazione pensata per adattarsi al formato televisivo e al ruolo di apertura e accompagnamento delle serate.

La versione extended del brano sarà disponibile esclusivamente all’interno della Compilation del 76° Festival della Canzone Italiana e distribuita da venerdì 27 febbraio in collaborazione con Radio Italia solomusicaitaliana.

 

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Welo, da Sanremo Giovani alla sigla ufficiale

Welo
Welo

Welo, nome d’arte di Manuel Mariano, è nato nel 1999 a Lecce. Rapper salentino, ha iniziato il suo percorso artistico nel 2017 con il collettivo 23.7, per poi debuttare ufficialmente da solista nel 2022 con il singolo Pass. Il pubblico lo ha conosciuto nel 2023 con Malessere, seguito dall’EP Welo We 23.

A Sanremo Giovani 2026 non è riuscito a conquistare uno dei quattro posti disponibili tra le Nuove Proposte, ma l’impatto del brano è stato tale da convincere Carlo Conti a sceglierlo come voce del jingle di Sanremo 2026.

La scelta del Festival rappresenta una consacrazione simbolica. Come ha dichiarato lo stesso Welo: “Per me è un onore incredibile, a 26 anni, rappresentare una cosa del genere”.

Di cosa parla “Emigrato”: un manifesto generazionale

Emigrato racconta il partire come necessità e non come sogno. Si tratta di un racconto che mette al centro la realtà di chi lascia la propria terra per mancanza di opportunità.

Il testo affronta temi concreti: precarietà lavorativa, salari insufficienti, difficoltà nell’accesso ai servizi. Welo parla dell’amico pendolare, di chi guadagna 800 euro per 12 ore di lavoro, di chi è costretto a percorrere chilometri per una visita medica. Una fotografia sociale che prende forma attraverso la musica.

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L’incipit del jingle recita: “Italiano, spensierato, scanzonato – clap, clap – c’è Sanremo e lo guardo dal divano – clap, clap”. Una formula ritmica che si presta alla ripetizione televisiva e che, per sua natura, è destinata a entrare nella memoria del pubblico.

Con diverse decine di migliaia di stream su Spotify e oltre 42mila visualizzazioni su YouTube per il videoclip ufficiale, Welo arriva a Sanremo con una base già consolidata. È però la scelta come jingle a proiettarlo verso un pubblico nazionale trasversale.

I jingle di Sanremo nel corso delle edizioni

Tutta l'Italia di Gabry Ponte
Tutta l’Italia di Gabry Ponte

Le sigle del Festival sono parte integrante della sua storia. Alcune hanno segnato un’epoca, altre sono state accolte con maggiore scetticismo, ma tutte hanno contribuito a definire l’identità sonora della manifestazione canora.

Impossibile non citare Perché Sanremo è Sanremo, firmata da Pippo Caruso e Sergio Bardotti, legata indissolubilmente all’era di Pippo Baudo. Un motivetto entrato nell’immaginario collettivo italiano.

Tra i jingle storici si ricorda anche l’eleganza di Loretta Goggi con Io nascerò nel 1986, o l’interpretazione di Nel blu dipinto di blu da parte di Luciano Pavarotti nel 1989.

Non sono mancate sigle più controverse, come Che fico! di Pippo Franco nel 1982 o Un giorno qualunque di Claudio Baglioni nel 2019, soprannominata “Popopopo”. E nel 2025, Tutta l’Italia di Gabry Ponte ha riportato l’elettronica al centro, mescolando tradizione popolare e dance.

Con Emigrato, Sanremo 2026 introduce un’estetica urban e contemporanea nel solco di una tradizione che si è sempre adattata ai cambiamenti musicali e culturali del Paese.

Una scelta che racconta l’Italia di oggi

La decisione di affidare il jingle a un artista giovane, proveniente dalla scena rap e con un brano dal forte contenuto sociale, segnala una volontà di dialogo con una generazione spesso ai margini del racconto televisivo generalista.

Sanremo resta un evento popolare e trasversale, ma la scelta di Emigrato come jingle ufficiale suggerisce un’attenzione a temi attuali: mobilità forzata, identità, appartenenza.

Dal palco dell’Ariston alla platea televisiva, la voce di Welo accompagnerà ogni serata del Festival. Un percorso che, da escluso alle Nuove Proposte, lo porta a essere il volto – e soprattutto la voce – che aprirà simbolicamente la 76ª edizione del Festival di Sanremo.

Per cinque giorni, milioni di spettatori ascolteranno quelle barre diventate sigla del Festival. E, come spesso accade con i jingle, potrebbero trasformarsi in uno dei tormentoni di questa edizione (e dei mesi a seguire).

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