Lo scautismo è una delle esperienze educative e formative più longeve del nostro tempo, arrivato a 110 anni di storia. Ma pochi, ad oggi, ricordano quanto si sia intessuta una trama tra scout e omosessualità. Per essere più precisi, nel caso del mondo scautistico, è emerso una propensione alla efebofilia da parte delle figure di spicco, ovvero, l’attrazione verso ragazzi adolescenti (14-18 anni) e preadolescenti (10-14 anni). Va qui fatta una dovuta precisazione: non è nostra intenzione affermare che l’omosessualità riguardi solo l’attrazione verso persone più giovani, naturalmente. Come in tutti gli orientamenti sessuali, l’età è una variabile non condizionata.
Chi sta scrivendo è stato Scout – o meglio, sono Scout, ma non più parte di alcuna associazione, perché come dice il motto: semel scout semper scout, una volta scout, per sempre scout. Non c’è volontà di giudizio nella mia analisi – né negativa, né favorevole – ma solo l’obiettivo di far riemergere un fenomeno che molti, forse tutti, ignorano a proposito di scout e omosessualità.

Oltre a Sir Baden-Powell, troviamo altre figure storiche dello scautismo dedite all’ammirazione della bellezza maschile giovanile. Pierre Joubert, illustratore francese nato nel 1910, è ritenuto uno dei padri fondatori dell’estetica Scout europea. Già sul finire degli anni ’20, videro la luce le prime tavole da lui composte a tematica Scout: ma perché parlare di Joubert in un articolo su Scout e omosessualità? L’illustratore francese sviluppò un’estetica particolare, favorendo il ritratto di preadolescenti e adolescenti scout intenti in attività tipiche dei campi d’avventura. Il tratto di Joubert è aggraziato, i volti e i corpi dei ragazzi da lui disegnati sono efebici, femminei, seppur fieri. Il vestiario, coerentemente con le uniformi degli scout di Francia, è caratterizzato da pantaloncini a mezza coscia, camicie spesso aperte sul petto o, semplicemente, Joubert ritraeva i giovani a petto nudo. Una delle opere più conosciute dell’illustratore francese è contenuta in un’edizione de “Il Libro Della Giungla” di Rudyard Kipling, testo fondamentale per la branca minore dello scautismo, i Lupetti. Nelle illustrazioni il protagonista bambino, Mowgli, è ritratto nudo, frontalmente e a figura intera.


Gli esempi sarebbero ancora numerosi, ma voglio chiudere la riflessione partendo da un’esperienza personale. Più di dieci anni fa mi sono ritrovato a dover riordinare un archivio dell’AGESCI (Associazione Guide E Scout Cattolici Italiani). Tra i tanti documenti, un nutrito archivio di fotografie ha attirato la mia attenzione: tra queste, ho trovato una raccolta di foto provenienti da alcuni campi scout degli anni ’70 incentrata sul tema delle usanze e dei costumi degli Indiani d’America. Sin da Baden-Powell, l’estetica e le discipline dei Nativi Americani hanno influenzato le pratiche Scout: dalle tende di pellame, passando per la costruzione di canoe, fino al riprendere i costumi tipici. In questa serie di foto, spiccava un ritratto di tre ragazzi, verosimilmente tra i 14 e 16 anni, davanti ad una tenda indiana vestiti solamente di un perizoma. Con copricapi di piume, i tre posavano fieri di fronte all’obiettivo del fotografo; un ricordo, questo, che ho archiviato tra i tanti nella mia memoria, ma che oggi riaffiora trattando questo tema.
Approfondendo in questi giorni, ho trovato alcune rare fotografie – ma comuni a molti gruppi Scout di varie nazioni – simili a quella da me incontrata. In particolare, nella tradizione dei BSA (Boy Scout of America) è presente la pratica d’inscenare la “Indian Dance”, un rituale che si svolge, solitamente, attorno a un fuoco in costume da Indiano d’America ; costume che, spesso, è composto solamente da un copricapo di piume e un perizoma. Una pratica che pare dimenticata da molti gruppi Scout (come, in generale, tutto lo scenario ispirato ai Nativi Americani), fatta eccezione di un particolare gruppo legato ai BSA: Order of the Arrow (OA). L’ordine della freccia è un’ordine d’onore dell’associazione americana aperto unicamente ai soli maschi sotto i 18 anni (oltre che ai capi, s’intende).
Dunque, lo scenario dimenticato dell’omofilia nel mondo Scout vive nella memoria di alcune opere e pratiche, lasciando il posto a un nuovo scautismo aperto a tutte e a tutti i ragazzi, dove i lati più nascosti sono in via d’estinzione; probabilmente anche grazie all’apertura recente dei BSA versi i capi scout dichiaratamente omosessuali e bisessuali. Un’onda progressista che ha investito anche l’AGESCI, in particolare in un documento prodotto qualche anno fa dove si è trattato il tema delle coppie same-sex.
Fonti: The New York Times; CNN; Il Fatto Quotidiano; Karl Andersson; Callum James; Order of the Arrow History; Les Diagonales du Temps





Non è il mio genere troppo giovani troppo imberbi troppo inquadrati militarmente troppo ignoranti troppo bigotti e troppi preti e troppa ipocrisia tra i cattolici. Preferisco gli spogliatoi all'aperto del thriatlon che frequento.....
Madonna quante pompe