Scuola militare Teulié di Milano, prof abusava sessualmente di allievi maschi: foto, lecca-lecca e ricatti

Tutti sapevano, nessuno ha parlato. Le allieve avevano avvertito il preside. Ora si indaga su chi ha coperto il professore.

Ascolta:
0:00
-
0:00
Scuola Militare Teuliè di Milano in Corso Italia - Foto di repertorio
Scuola Militare Teuliè di Milano in Corso Italia - Foto di repertorio
6 min. di lettura

Un professore di italiano e latino in servizio alla scuola militare Teulié di Milano è stato posto agli arresti domiciliari il 4 giugno 2026 con le accuse di violenza sessuale, concussione e maltrattamenti nei confronti di almeno sette allievi dell’istituto. Si chiama M.R., ha 48 anni ed è milanese. L’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal giudice per le indagini preliminari Elio Sparacino, descrive un sistema di sopraffazione, ricatto psicologico e abusi che si protraeva dall’ottobre del 2024 e che aveva come vittime studenti maschi del liceo militare, in alcuni casi ancora minorenni, selezionati secondo un preciso criterio predatorio: la fragilità scolastica.

Le indagini sono state coordinate dalle pubbliche ministere Letizia Mannella, responsabile del pool milanese di contrasto ai reati sessuali e ai danni delle fasce deboli, e Alessia Menegazzo, nell’ambito della Procura di Milano diretta dal procuratore capo Marcello Viola. Gli accertamenti sul campo sono stati condotti dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria.

Come è nata l’indagine

L’inchiesta è scaturita dalle dichiarazioni rese nel marzo 2026 da uno degli allievi ai propri superiori militari, che avevano inizialmente chiesto al ragazzo di scattare fotografie per documentare gli episodi. Tuttavia, come annota il gip Sparacino nell’ordinanza, “non avevano più convocato il ragazzo“. Solo dopo che lo studente si è rivolto direttamente alla Procura di Milano è scattata l’indagine formale, affidata ai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria.

Chi è M.R.

M.R. è un docente civile, non un militare, in servizio alla Scuola Militare Teulié, storico istituto di formazione dell’Esercito italiano con sede in corso Italia a Milano, fondato nel 1802 in epoca napoleonica. La scuola ospita un liceo classico e scientifico per il triennio: gli allievi vivono in convitto all’interno dell’istituto, seguono un regime giornaliero disciplinato e svolgono un addestramento militare di base. Una bocciatura, in questo contesto, significa ripetere l’anno: ma soprattutto significa perdere il posto, e con esso il sogno di una carriera nelle forze armate. Un ragazzo bocciato vede dunque franare il proprio progetto di vita.

Secondo quanto ricostruito da Il Giorno, nel 2022 M.R. era apparso tra i candidati alla Camera dei Deputati per il partito Impegno Civico di Luigi Di Maio, senza essere eletto.

Il meccanismo degli abusi: vittime selezionate tra i più vulnerabili

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, M.R. non agiva a caso. Le sue attenzioni si concentravano, come si legge negli atti, sugli studenti «più fragili, con problemi scolastici», consapevole che in un ambiente dove la gerarchia ha un valore ancor più rilevante che in una scuola ordinaria, quegli allievi erano i più esposti alla sua influenza. Tra le vittime accertate, almeno sette, ma il numero è destinato ad allargarsi, ci sono ragazzi in alcuni casi ancora minorenni, uno dei quali si è ritirato dalla scuola nel corso degli abusi.

Il meccanismo era sempre lo stesso, stando ai verbali: palpeggiamenti in classe e nei corridoi, richieste di foto e video intimi via chat, pressioni psicologiche accompagnate da promesse di aiuto scolastico e da minacce velate di ostacolare gli esami. Le conversazioni partivano su WhatsApp e poi migravano su Telegram, dove M.R. usava nickname e impostava la modalità “messaggi effimeri”, con cancellazione automatica dopo 24 ore. Alcuni studenti, però, avevano conservato gli screenshot. Quelle immagini hanno incastrato M.R.

Le chat, i ricatti, i soldi: cosa emerge dall’ordinanza

Le 24 pagine dell’ordinanza firmata dal gip Sparacino, riportate integralmente da Sky TG24 e da Fanpage.it, restituiscono un quadro dettagliato delle condotte contestate.

Le minacce legate alla maturità

M.R. era componente interno della Commissione per i prossimi esami di maturità, e questa posizione è al centro delle contestazioni di concussione. Agli studenti avrebbe detto esplicitamente, secondo Il Giorno: «Se non vieni a casa mia concretizzando, la maturità la sostieni con le sole tue forze». E ancora, via messaggio: «Un po’ di gratitudine la potresti concretamente mostrare ogni tanto perché poi, ti ricordo, c’è sempre la maturità». Uno studente ha raccontato a verbale di aver percepito le richieste come una velata minaccia: «Io non vado molto bene a scuola, e quindi potrei rischiare la bocciatura».

Le “fotine” su Telegram e i voti gonfiati

Su Telegram il professore chiedeva agli allievi: «mi mandi una fotina?». In cambio, stando agli atti, alzava i voti: un compito che valeva «4, 4 e mezzo» diventava sufficiente (6). Una studentessa ha mostrato agli inquirenti una chat dal tenore che lei stessa ha definito «disgustoso»: M.R. aveva scritto al compagno «Ho corretto il compito di italiano. È da 8, ma se mi racconti dettagli intimi con (…) diventa 8 e mezzo». L’esistenza di quelle chat era, secondo la testimonianza, «una cosa risaputa, che gira a scuola».

I soldi, i regali, le proposte sessuali a pagamento

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

Il professore versava denaro agli allievi. Dai 100 ai 300 euro, in alcuni casi tramite bonifico, in altri in contanti o sotto forma di buoni Amazon. Tutto veniva presentato come “regalo”. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, i regali erano sistematicamente seguiti da proposte di rapporti sessuali a pagamento. A uno degli studenti, al quale aveva complessivamente trasferito 523 euro, avrebbe in seguito chiesto di dire agli investigatori che si trattava di un prestito: «dì che sono stati effettuati da me in un momento di esigenza e che me li avresti restituiti una volta entrato in Accademia».

Il “malocchio” e le umiliazioni psicologiche

Accanto agli abusi fisici, l’ordinanza documenta un registro di manipolazione psicologica sistematica. M.R., secondo le testimonianze, diceva ad alcuni allievi che erano stati colpiti «dal malocchio» e li sottoponeva a richiami mortificanti, chiamando le sue avances «propostine». Un alunno ha dichiarato di essere rimasto «pietrificato» durante un abuso.

L’inquinamento delle prove: il lecca-lecca e i 500 euro per distruggere il telefono

Quando, a fine aprile 2026, M.R. ha scoperto di essere indagato grazie a «non meglio precisati informatori», come scrive il gip nell’ordinanza, ha messo in atto un sistematico tentativo di depistaggio. Le intercettazioni disposte dagli inquirenti erano state interrotte proprio perché il professore aveva mostrato di essere a conoscenza dell’inchiesta, e gli accertamenti su chi lo avesse informato sono ancora in corso.

Secondo quanto riportato da Il Giorno, fuori dalla caserma M.R. si è avvicinato a uno degli studenti, gli ha offerto un lecca-lecca e gli ha proposto di distruggere il suo telefono in cambio di 400-500 euro, aggiungendo di aver già personalmente cambiato dispositivo dopo aver cancellato tutto. Il ragazzo ha rifiutato. A un altro ha chiesto di raccontare agli investigatori che i messaggi erano riferiti soltanto a «cibo» e nient’altro, come a indicare che i versamenti in denaro riguardavano un semplice aiuto finanziario per i pasti. A un terzo ha chiesto se avesse conservato le loro chat, dicendo di «sapere di rischiare il carcere».

La “talpa” nella scuola: tutti sapevano?

Uno degli aspetti più inquietanti emersi nei giorni successivi all’arresto riguarda la catena del silenzio all’interno della Teulié. Secondo le testimonianze raccolte dalle pm Mannella e Menegazzo, che il 5 giugno 2026 hanno ascoltato a verbale pressoché l’intero corpo docente della scuola, tutti civili, la sensazione generale è che «tutti sapevano» di quel quadro di abusi, favoritismi e umiliazioni, come riferisce Il Giorno.

Le studentesse si erano persino lamentate con il preside dei favoritismi che M.R. riservava ai compagni maschi, favorendoli nelle verifiche e suggerendo loro le risposte. Gli inquirenti valuteranno nei prossimi giorni eventuali profili di omessa denuncia. Resta da capire anche chi fosse l’informatore che ha avvisato M.R. dell’esistenza dell’indagine, consentendogli di tentare di cancellare le prove. Una circostanza che il gip definisce destinata a essere «necessariamente oggetto di accertamento».

La Procura chiedeva il carcere: il gip ha disposto i domiciliari

Le pubbliche ministere Mannella e Menegazzo avevano richiesto per M.R. la custodia cautelare in carcere, ritenendo concreto il rischio di inquinamento probatorio. Il gip Sparacino ha tuttavia optato per gli arresti domiciliari, motivando la scelta con l’assenza di precedenti penali e con il fatto che le condotte contestate risultavano circoscritte all’ambiente scolastico. Il provvedimento include il divieto assoluto di comunicare con chiunque al di fuori dei familiari.

L’interrogatorio di garanzia è stato fissato per domani lunedì 8 giugno 2026 davanti allo stesso gip Sparacino. L’avvocata difensora Paola Ponte ha dichiarato: «Stiamo valutando gli atti e ci prepariamo all’interrogatorio di lunedì e vedremo come affrontarlo», senza aggiungere altro nel merito delle accuse.

Le indagini continuano: altre vittime e altre posizioni al vaglio

M.R. è al momento l’unico iscritto nel registro degli indagati, ma gli inquirenti stanno analizzando le chat estratte dagli smartphone sequestrati e raccogliendo nuove testimonianze tra studenti, docenti e personale della scuola. Secondo gli investigatori, il numero delle vittime è destinato ad allargarsi. Sono al vaglio anche eventuali posizioni di altri soggetti che potrebbero aver favorito, per omissione o per azione, la prosecuzione degli abusi. Intorno all’individuazione della talpa, soprattutto, le indagini restano aperte e potrebbero presto indurre gli inquirenti al coinvolgimento di altre figure nell’inchiesta.

La risposta dell’Esercito

L’Esercito italiano ha preso le distanze con una nota ufficiale: «In relazione alle notizie diffuse da alcuni organi di stampa riguardanti un docente civile in servizio presso la Scuola Militare Teulié, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari», l’istituzione «assicura il proprio sostegno e disponibilità all’operato della Magistratura» e «condanna fermamente ogni forma di abuso, prevaricazione o comportamento contrario e incompatibile con i propri valori e con la propria missione istituzionale».

© Riproduzione riservata.

Mi piace
Commenta
Salva
Condividi

Partecipa alla discussione

Per inviare un commento devi essere registrato.