Selvaggia Lucarelli: adozioni gay? Da qualche parte bisognerà iniziare

La scrittrice più discussa parla di unioni civili, adozioni, lobby gay e delle colleghe

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Con Selvaggia Lucarelli non si sa mai davvero come muoversi. Gli addetti ai lavori, di lei, dicono: meglio amica che nemica! Eppure, quando si prova a contattare la Donna più seguita d’Italia, ci si accorge di quanto sia semplice. Più di come la si immagini. Sembra la ragazza piuttosto belloccia e simpatica della porta accano, nonostante, dietro di lei, ci sia un mondo di persone vere (o presunte tali) che riempirebbe almeno nove, dieci, undici, dodici volte l’Olimpico di Roma. Mica male per una che, come dice lei, è partita da un quartierino alla periferia di Civitavecchia. Nell’anno appena passato ha preso le parti di Guido Barilla, di Dolce & Gabbana e di Giorgio Armani ma, nello stesso momento, ha anche espresso il suo dissenso contro le sentinelle in piedi. Ma, quindi, da che parte sta la penna più affilata del web, e non solo? Quando mi mento in contatto con la regina dei social, è per parlare delle ultime novità del premier Renzi in merito alle unioni civili, e lei ne ha approfittato per dire tutto quello che (forse) non ha detto mai sulle adozioni, lobby gay e su tutte quelle colleghe piuttosto paracule con il mondo lgbt.

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Un anno fa, a Capodanno, i ladri in casa. Quest’anno che Capodanno  hai passato?
Quest’anno è stato un capodanno molto simile a quello dello scorso anno, sono stata a casa della mia amica Petra Loreggian qui a Milano con altri amici. Di diverso c’è che ho cambiato la serratura di casa e messo un allarme di quelli che  suonano pure se si sposta un acaro sul divano, per cui i miei gioielli H&M dovrebbero essere al sicuro

In un’intervista, di qualche tempo fa, hai dichiarato: “quando scrivo meno è perché sono piacevolmente distratta”. Quindi, questo tuo leggero allontanamento dai social, sta ad indicare un nuova relazione all’orizzonte?
Sono molto innamorata e trovo clamorosamente sano, al momento, essere più impegnata a fare altro, ecco. E poi i social sono condivisione, per condividere bisogna vivere, altrimenti ci si parla addosso. 

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In poco più di un anno il tuo Twitter , invece, hai avuto centosessanta mila followers in più. Quanto contano i numeri nella tua vita?
I numeri che contano nella mia vita sono gli anni che compirà mio figlio tra pochi giorni, le ore passate a scrivere, i minuti che mi separano dal riabbracciare il mio fidanzato o le mie amiche, il numero del prossimo volo che mi porterà a vedere il mondo e naturalmente i cm del mio girovita dopo le feste.  
I numeri dei followers li controllo molto di rado, non è il genere di pallottoliere che mi preoccupa, tanto che non ho neanche una pagina pubblica su fb in cui potrei controllare lettori effettivi, engagement e ‘sta roba qui con cui ci si sente fighi 2.0. Ho la pagina privata più pubblica e forse più commentata del web e mi basta. 

Non ti capita mai di avere il delirio di onnipotenza?
So di avere una grossa influenza sul sistema mediatico e non fingo modestia, ma no, sono una troppo disincantata e concreta per avere deliri di onnipotenza. Forse solo un po’ quando cito nomi di aziende per colorire un pezzo e le aziende, nel giro di mezza giornata, mi riempiono di regali per ringraziarmi della citazione. Ecco, lì più che delirio di onnipotenza realizzo di avere un gran culo perché so di essere viziata. 

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Quel “parla male di tutto e tutti”, quanto ti pesa?
Pesa ai destinatari dei miei articoli, certo non a me. Io non ho scelto neppure un registro, non potrei avere un’altra cifra, io sono così. Già da ragazzina mi piaceva smontare film, libri, tesi filosofiche al liceo, insegnamenti materni e così via. Ho sempre avuto uno spirito critico molto accentuato e comunque è un modo di etichettarmi piuttosto ingiusto. Io, a dire il vero, scrivo anche molto bene di alcuni personaggi. Faccio dichiarazioni di stima e di amore sperticate e assolute quanto alcune critiche. Non sono una da sfumature. Odio o amo e quindi sono amata o odiata. Non mi interessa piacere a tutti, mi interessa piacere a quelli che piacciono a me. 

Selvaggia Lucarelli: è più amata o più odiata?
Dalle donne mi sento molto amata, mi scrivono, mi fermano, si confidano. Dagli uomini amata e odiata al cinquanta e cinquanta. Molti di loro mi temono perché li smaschero, racconto le loro debolezze, la loro sciatteria e quindi mi ritengono una fomentatrice e arruffa-femministe. Vorrei tranquillizzarli. Non intendo fondare un partito, un mio PD (Poverette Deluse). 

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I gay, si sa, fanno sentire tutte (o quasi) delle icone. Tu ti ci sei mai sentita?
No perché sono una che se c’è da bacchettare il mondo gay lo bacchetta. Non ho l’atteggiamento paraculo e ruffiano di tante colleghe che ritengono fondamentale piacere ai gay perché i gay fanno opinione. Io voglio piacere ai gay e agli etero che sono sulla mia lunghezza d’onda, non a categorie specifiche. Non voglio essere icona, voglio essere un riferimento stimolante anche se non la si pensa come me. 

Hai scritto: << E che il mondo gay – quello che conta, quello che decide, quello che orienta gusti e tendenze- da un po’ di tempo a questa parte prediliga i derby omo ai match con etero è una tendenza interessante. E’ la spia (o forse la conferma) che il mondo gay non sia per nulla compatto contro la jihad etero-integralista degli Adinolfi, ma che in fondo, al suo interno, sia più frastagliato, conflittuale e intollerante di quello che sembra.>>Pensi davvero che esistano delle lobby gay?
Ci sono indiscutibilmente dei settori in cui i gay fanno gruppo e sono un circolo piuttosto chiuso, che tende a proteggersi e a sostenersi. Lo trovo anche un meccanismo piuttosto normale e comprensibile. Mi infastidisce il fatto che alcuni gruppi gay, specie nel circuito moda e TV, diventino più snob e intolleranti nei confronti di quelli che non amano o che non possono condividere i loro gusti, di certi etero nei confronti dei gay. 

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Renzi ha promesso che, la legge sulle unioni civili, sarà fatta a breve. Pensi che riuscirà nella fatidica impresa o sarà un contentino all’italiana?
Se dico che Renzi è solo chiacchiere e distintivo poi dice che sono un gufo, quindi lo invito a legalizzare prima la sua unione con la Boschi e a dare l’esempio! Scherzo, eh? 

E tu, oggi, da che parte stai?
Non sono mica Adinolfi. E’ una domanda che non ha neppure ragione di essere. Chi si ama deve poter avere il diritto di sposarsi, lanciare bouquet, avere tutele legali e scambiarsi le fedi, litigare per la location delle nozze e per gli alimenti dopo il divorzio come gli etero. E comunque io credo che al primo gay che si troverà contro la Bernardini de Pace in tribunale, il mondo lgbt chiederà a Renzi di tornare indietro. 

Eppure sulle adozioni non mi sembravi molto convinta…
Continuo a non esserlo. Non so se siamo pronti, se c’è sufficiente cultura e sensibilità per rendere la vita facile a bambini figli di coppie gay. È pur vero che da qualche parte bisogna cominciare e che forse il prezzo più alto lo pagheranno le prime famiglie, poi probabilmente sarà tutto più semplice. Bisogna educare e si educa solo mostrando la felicità di famiglie “non tradizionali”. E poi quali sono le famiglie tradizionali ormai? Io sono separata, ho un bimbo di 10 anni e un fidanzato di 15 anni meno di me. Per la chiesa potrei essere tranquillamente l’anticristo .

E’ stato più difficile da accettare: l’invito ad uscire dal ristorante di Belen o i complimenti da parte di Gasparri?
Sogno di entrare al Ricci a braccetto con Gasparri, limonando duro. Sarebbe un atto dimostrativo di una certa efficacia. 

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Avevi promesso, dopo il best seller Che ci importa del mondo, un nuovo romanzo. Quanto manca?
Non lo so. I romanzi sono una cosa seria. Richiedono tempo, rigore, disciplina e vita monastica. Devo trovare novanta giorni da trascorrere in clausura e non è facile perché tra radio, molta TV da gennaio e Il Fatto ho poco tempo, ma il mio futuro lo vedo da scrittrice e basta. 

A Fabio Volo hai chiesto: ti capita mai di soffermarti a pensare a dove sei arrivato? E se lo chiedessi a te?
Ci penso sempre perché è tutto abbastanza incredibile. Tutto nella mia vita remava contro il mio destino di futura “comunicatrice”. Vivevo in un quartiere fuori Civitavecchia di poche centinaia di abitanti, i miei sono due persone molto schive, non mi facevano neanche vedere la TV. Avevo accesso solo ai libri e il primo computer l’ho avuto a quasi 30 anni. Ci sono attitudini che sono più forti di qualsiasi biografia, linea di partenza e condizionamenti esterno, la mia storia insegna questo. Quindi sì, mi guardo spesso dal di fuori e conservo quello stupore quasi infantile che alimenta la passione nel mio lavoro .

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