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Il sesso che spaventa la Russia di Putin: il documentario su Igor Semënovič Kon (VIDEO)

Primo sessuologo sovietico, Kon fu sociologo, filosofo e intellettuale di riferimento per l’analisi scientifica dei comportamenti sessuali, delle relazioni affettive e dell’identità di genere.

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Egli ci ha aperto il sesso” (“Он открыл нам секс”) è un documentario disponibile su YouTube dedicato a Igor Semënovič Kon (1928-2011), pioniere degli studi sulla sessualità in Unione Sovietica e successivamente nella Federazione Russa. Considerato il primo sessuologo sovietico, Kon fu sociologo, filosofo e intellettuale di riferimento per l’analisi scientifica dei comportamenti sessuali, delle relazioni affettive e dell’identità di genere. Il documentario, diretto da Igor Sadreev, è stato rilasciato dall’organo indipendente russo Meduza.

A partire dagli anni Sessanta, Kon introdusse nel dibattito pubblico temi che all’epoca erano completamente assenti o considerati tabù: educazione sessuale, omosessualità, ruoli di genere, salute sessuale. Il documentario ripercorre la sua carriera accademica, le resistenze istituzionali incontrate in URSS e la progressiva affermazione del suo lavoro nella fase post-sovietica. Centrale il suo contributo alla destigmatizzazione dell’omosessualità, affrontata come fenomeno umano e sociale, non come devianza o reato.

Il profilo di Kon e il valore delle sue ricerche risultano dissonanti rispetto al contesto contemporaneo della Russia di Putin, che vieta la propaganda LGBTIQ+. Le ricerche e le deduzioni cui giunse Kon risultano oggi distoniche con la deriva repressiva e oscurantista in corso. Ma ci dicono anche – contrariamente a certe narrazioni russofobiche – che la cultura e la società russe sono ben capaci di esprimere avanguardie di pensiero e osservazioni liberali e libertarie dei comportamenti umani.

L’attuale agenda della Russia di Putin, basata sulla promozione paranoica dei cosiddetti “valori tradizionali e sull’adozione di normative restrittive contro la “propaganda LGBT”, contrasta apertamente con l’impostazione scientifica, laicizzata e inclusiva che Kon rappresentava.

Igor Semënovič Kon, l’omosessualità e la Russia di Putin

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Negli anni Novanta Igor’ Kon si dedicò allo studio dell’omosessualità, anche nel contesto sovietico, e nei primi Duemila approfondì le dinamiche dei ruoli di genere. Con l’ascesa del putinismo e l’imposizione dei cosiddetti “valori tradizionali” come dottrina ufficiale, Kon divenne un bersaglio per Stato e Chiesa (si legga il prezioso articolo su Global Voices). Il documentario ricorda come, il 30 gennaio 2001, durante una conferenza all’Università Statale di Mosca, petardi esplosero nell’aula, comparvero cartelli ingiuriosi e qualcuno gli tirò una torta in faccia. Una settimana più tardi una finta bomba venne lasciata davanti alla sua porta e iniziarono le minacce anonime di morte.

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Nel 2002 alcuni attivisti ortodossi pubblicarono un opuscolo interamente dedicato a screditare Kon, accusandolo di sostenere la comunità LGBTQ+ e definendolo un “pervertito” in nome della nuova retorica sulla “famiglia tradizionale”. Parallelamente, l’omofobia politica divenne un’ideologia strutturale del sistema russo. Il fenomeno iniziò, come noto, in Cecenia, dove gli uomini gay venivano torturati, per poi estendersi al resto del Paese con l’avallo delle autorità.

Kon non assistette alla piena espansione di questo clima d’odio: morì nel 2011. Come ricorda il regista Igor Sadreev, rimase fino all’ultimo un difensore della libertà individuale, dell’uguaglianza e della tolleranza. Valori pienamente liberali diametralmente opposti alla visione del mondo sottostante l’attuale regime di Putin. Le ceneri di Igor Semënovič Kon furono sepolte in segreto accanto a quelle della madre, senza indicazioni, per evitare profanazioni da parte degli estremisti dell’era putiniana.

Il regista Sadreev sintetizza così la sua figura:

“Kon non si chiuse mai nel suo studio per ignorare il mondo, ma cercò di trasformarlo. Affrontò temi scomodi, si batté per chi era più vulnerabile e il film racconta il suo coraggio intellettuale, la sua responsabilità etica e la sua profonda libertà interiore”

© Riproduzione riservata.

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