Simon Dunn, morto a soli 35 anni il primo bobbista australiano dichiaratamente gay

Campione nello sport e nell'attivismo, sempre in prima linea in difesa dei diritti LGBTQI.

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Simon Dunn, primo bobbista australiano dichiaratamente gay, è morto improvvisamente ad appena 35 anni. Dunn, che ha giocato anche a rugby per i Sydney Convicts e per i Kings Cross Steelers di Londra ispirando la comunità LGBT con le sue imprese sportive, è stato tragicamente trovato senza vita a Surry Hills, Sydney, nella giornata di sabato, come confermato dalla sua agente e dalla polizia.

Dunn si era trasferito in Canada, diventando il primo bobbista gay australiano, per poi tornare in patria. Nel 2021, dopo un iniziale ritiro nel 2016, aveva provato a qualificarsi per le Olimpiadi invernali del 2022, fallendo l’obiettivo causa rottura del bicipite. Recentemente aveva rivelato su Instagram di essere tornato single, dopo cinque anni d’amore con l’ex compagno, precisando di aver vissuto un “anno difficile”.

Simon Dunn, morto a soli 35 anni il primo bobbista australiano dichiaratamente gay - Simon Dunn foto - Gay.it

Quando abbiamo festeggiato il nostro quinto anniversario, è diventato evidente che i nostri obiettivi erano cambiati“, scrisse Dunn. “La mia passione sarà sempre lavorare per la mia comunità e le organizzazioni LGBTQI+, oltre ad esplorare ulteriori modi in cui possa dare un contributo. Dopo un anno difficile di perdite personali, è diventato chiaro che il nostro tempo insieme era giunto al termine e ciò che stavamo cercando nella vita e nell’altro partner si era evoluto“.

In precedenza Dunn aveva anche parlato di omofobia nello sport e nel rugby, ribadendo l’importanza del coming out.

“C’è ancora l’omofobia nello sport”. “È una cultura che è stata creata e radicata nel corso di decenni, dobbiamo lavorare per porre fine a tutto ciò. Il rugby è uno sport più inclusivo, ma la maggior parte dei feedback negativi proviene dai tifosi”.

Simon Dunn, morto a soli 35 anni il primo bobbista australiano dichiaratamente gay - Simon Dunn - Gay.it

Dopo aver vinto il campionato con i Sydney Convicts, Dunn pubblicò una foto insieme al compagno, con un bacio d’amore e gioia che divenne virale. La sua morte improvvisa ha scioccato lo sport australiano, e non solo. La sua agente, Ruby Rose Management, ha dichiarato: “Simon voleva restituire alla comunità e fare volontariato, ha dedicato il suo tempo e ha utilizzato la sua visibilità per aiutare più enti di beneficenza. Come tutti i grandi ambasciatori, aveva i suoi preferiti tra cui Bobby Goldsmith Foundation, Give Out Day e Pride in Sport. Simon non ha mai detto ‘NO’ nel donare il proprio tempo a qualsiasi organizzazione che volesse aumentare la propria impronta di diversità e inclusione, da Woolworths a Lion, aiutando tutti a comprendere meglio i propri dipendenti LGBTQIA+. Simon ci rappresentava tutti, diceva sempre ‘Non sono il portavoce di nessuno, sono solo un maschio bianco gay che ti racconta le proprie esperienze e le esperienze di coloro che ho ascoltato e da cui imparato’”.

Dunn è stato nominato per gli Australian LGBTI Awards come “Sports Personality of the Year” sia nel 2018 che nel 2019, diventando editorialista per le riviste Attitude, Gay Times e DNA, GuysLikeU e Gays with Kids.  Nel 2020 era diventato ambasciatore per il GiveOUT Day, che mira ad aiutare progetti per la comunità LGBTIQ+, e la Bobby Goldsmith Foundation, ente di beneficenza contro l’hiv più longevo d’Australia. 

La polizia ha definito la sua morte “sospetta”.

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