Sono Gay di nome e di fatto

"Ognuno ha tanta storia" è il nuovo cd di Dario Gay, uno dei primi a cantanti italiani a fare coming out già dagli anni '90. Duetti con Luxuria, Ruggeri, Milva, Rita Pavone, Viola Valentino e altri

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Sarà Enrico Ruggeri, reduce dalle fatiche di X Factor, con uno speciale di Musicline (in onda su Rete 4 nella notte tra giovedì 9 dicembre e venerdì 10) a presentare l’ultimo lavoro di Dario Gay. Nato fra Roma e Milano, Ognuno ha tanta storia (Edel) è un disco denso di collaborazioni: “Capita” con Aida Cooper, “Libero” in coppia con Milva e scritta per un progetto della cantante ai tempi di Milva Canta Merini, “Il clown” con l’apporto de I Cento, “Lontano Lontano” di Tenco uscita dalla collaborazione con Massimo Priviero, “Una inutile preghiera” scritta e cantata con Giovanni Nuti, “Questo cielo è mio” con il Sunshine Gospel Choir di Torino, “Dall’Atlantico a Napoli” con Viola Valentino. Altre canzoni sono riprese dal repertorio recente, disseminato in uscite di singoli e mai raccolte organicamente. Pensare a “Il muro” con Rosario Di Bella che è attuale denuncia sui pregiudizi, “Ti sposerò” battezzata al Pacs Day del 2005, “Mi vorrai” che rimane una delle pagine migliori di Dario, “Le Nuvole” terza classificata all’Europride Song Contest a Colonia nel 2002. Emozioni che sorgono dal sociale, lasciando la cronaca a fare da sfondo al cuore. Ma lasciamo che sia l’autore a parlarcene.

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Dario, com’è nata l’idea di questo disco?

E’ stata un’idea di Enrico Ruggeri, quando tre anni fa gli stavo parlando del mio desiderio di realizzare un album, dopo molti anni di piccoli progetti, per quanto interessanti, ma sempre collocati in una posizione di nicchia. Avevo voglia di rimettermi in gioco in maniera più completa, con nuove canzoni. Avevo registrato qualche tempo prima un bellissimo duetto con Milva, "Libero", presente in questo disco, e pensavo di inserirlo nel progetto di cui stavamo parlando. E lui, illuminandosi, lanciò l’idea di chiamare a raccolta i più importanti amici artisti e di coinvolgerli in questo lavoro, offrendosi lui stesso per primo a duettare con me. L’idea mi piacque molto, anche perché Enrico sosteneva che tutti sarebbero stati felici di festeggiare con me il mio ritorno discografico. Così cominciai, lentamente, a selezionare il materiale, tantissimo, e a parlarne con gli altri artisti, lasciando a tutti loro la libertà assoluta della scelta del brano da interpretare con me.

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Come hai fatto a radunare tutti gli artisti con cui duetti: Vladimir, Milva, Rita Pavone ecc?

Sono tutti amici, o artisti con cui c’era stato in passato qualche incontro musicale. L’organizzazione ha richiesto tempi lunghi, soprattutto per potere rispettare gli impegni di tutti e di riuscire a far incastrare le registrazioni dei loro interventi con i loro momenti disponibili. E’ per questo che, per esempio, con Luxuria abbiamo registrato a Roma. Lux è sempre in giro impegnata in mille attività e bisogna cogliere l’attimo al volo. Ma è una carissima amica e nei ritagli di tempo riusciamo spesso persino a visitare castelli sperduti o a scoprire affreschi meravigliosi in luoghi insospettabili. Lei è un’esperta, una guida preziosissima e preparatissima. La mia amica di sempre Rita Pavone, invece, mi ha fatto un dono davvero enorme, partecipando al disco, poiché si è ritirata dalle scene da diversi anni e ha fatto un’eccezione solo per Renato Zero, partecipando al suo concerto romano dello scorso ottobre, e per me, duettando in "Domani è primavera", quella che molti di voi ricorderanno come sigla del Gay Pride del 2001. Il momento più divertente è stato senz’altro quello vissuto con la Banda Osiris, con cui ho realizzato una versione folle di "Sorelle d’Italia". In studio hanno preteso di indossare scarpe con i tacchi a spillo.

Adesso il coming out dei cantanti va molto di moda, prima Ricky Martin, poi Tiziano Ferro. Cosa ne pensi della cosa?

Penso tutto il bene possibile, ovviamente. Non mi allineo certo al fianco di coloro che trovano la maniera di criticarli. È vero che oggi fare coming-out è meno complicato di una volta, ma è anche vero che negli ultimi tempi c’è un ritorno di ondate di atti omofobici davvero molto preoccupante, favorito anche da un sistema che non solo non ha ancora fatto niente per renderci tutti cittadini con pari dignità e diritti, ma che addirittura concede ad "alcuni molto in vista" il lusso di fare pubblicamente battutine idiote da osteria dei tempi andati, facendole passare come "ragazzate". Un cantante molto famoso che si espone in prima persona come Tiziano Ferro è un esempio di civiltà, di intelligenza e di generosità, poiché tiene conto del pubblico che lo segue e che non può che apprezzarne la sincerità. Molti ragazzi che ancora vivono la propria sessualità come un "peccato" o una "malattia", non potranno che sentirsi sollevati e incoraggiati a vivere anche loro senza nascondersi. Purtroppo ho dovuto constatare tristemente che in coda alle dichiarazioni di Tiziano si sono sprecate le volgarità, i racconti "piccanti"  in molti casi proprio da parte di persone omosessuali. Ho letto cose raccapriccianti che mi hanno molto deluso. Esprimo tutta la mia solidarietà e la mia stima a Tiziano Ferro, grande artista e uomo coraggioso.

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Tu sei stato uno dei pochi a fare coming out sin dagli inizi, questo ha frenato un po’ la tua  carriera?

Il mio coming-out vero e proprio è arrivato verso la fine degli anni 90. Tuttavia prima non ho mai nascosto la mia identità, nonostante i miei discografici e produttori dei primi dischi mi avessero quasi vietato di rivelarmi. Io credo che la mia carriera sia stata abbastanza penalizzata dalla mia sincerità. A parte pochi casi, raramente i miei dischi degli ultimi anni sono stati trasmessi dalle emittenti radiofoniche italiane. Recentemente, proprio nel proporre questo mio ultimo disco, la mia casa discografica si è sentita rispondere da una importante radio italiana che io come artista non rientrerei nella loro "linea editoriale"… E ci tengo a precisare che non hanno nemmeno voluto ascoltarne una canzone, non hanno il mio disco, e nemmeno i nomi presenti in molti duetti sono stati ritenuti sufficienti ad essere preso in considerazione… Cosa dovrei pensare?

Tornando indietro lo rifaresti o ti nasconderesti dietro un’ipotetica fidanzata come ancora oggi fanno molti di cui si mormora?

L’ipocrisia mai! Anche nei tempi in cui mi era stato imposto di non rivelare la mia omosessualità, non ho mai pensato di inventarmi fidanzate fasulle. Ho sempre omesso di parlare della mia vita privata, semplicemente. Cosa che peraltro continuo a mantenere. Semplicemente ho deciso di offrire da anni il mio piccolo contributo ad una grande battaglia che riguarda tutti, non solamente gli omosessuali, mettendoci la mia faccia e la mia musica. "Ti sposerò" è una canzone che è diventata un po’ la mia bandiera, ormai. E molti ragazzi che mi scrivono mi dicono che è diventata la "loro" canzone, su "Youtube" ne hanno pubblicate varie versioni su videoclips personalizzati. Questo per me è il più grande successo personale a cui potessi aspirare, una grande soddisfazione, un’emozione impagabile.

di Francesco Belais

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