Dopo il caso di Alan Edwards nel Regno Unito, dagli Stati Uniti giunge la notizia dell’arresto di un altro aspirante terrorista anti-LGBTQIA+. Mack Davis, 22 anni, ha ammesso di aver progettato un massacro mirato contro la comunità, un piano che, fortunatamente, non è mai stato portato a termine
Stando ai documenti del tribunale, diffusi da CBS, tra luglio 2023 e giugno 2024, Davis aveva sviluppato una vera e propria ossessione per gli omicidi di massa: ricerche approfondite, lunghi soliloqui celebrativi rivolti agli assassini, e un diario, in cui prendeva nota dei loro metodi.
In quel periodo, il 22enne avrebbe iniziato a progettare un attacco di dimensioni terrificanti, accumulando un arsenale: pistole, caricatori, centinaia di proiettili, una balestra con frecce, coltelli, equipaggiamento tattico e persino componenti per fabbricare bombe. Su uno dei coltelli era inciso un insulto omofobo, chiaro segnale della matrice di odio dietro le sue azioni.
Così dichiara in conferenza stampa Kristen Clarke, procuratrice generale aggiunta della Divisione per i Diritti Civili del Dipartimento di Giustizia: “L’imputato aveva l’intenzione di utilizzare il suo arsenale per compiere un omicidio di massa a sfondo omofobo. Una violenza vile e atroce, alimentata dall’odio, che è contraria ai nostri valori. Non tollereremo crimini motivati da pregiudizi contro la comunità LGBTQIA+, e continueremo a proteggere gli innocenti da questi attacchi”.
Stati Uniti, un giovane aspirante terrorista radicalizzato dai social media
Come spesso accade, è dai social che è partita l’ossessione di Mack Davis per la comunità LGBTQIA+. Oggi, è l’algoritmo a radicalizzare: Facebook, Instagram, X, TikTok si stanno trasformando in camere dell’eco parasociali, una polis distorta che amplifica pregiudizi e fomenta l’odio.
È facile immaginare cosa comparisse sulla homepage degli account del 22enne di Owosso: podcast di think tank conservatori, contenuti intrisi di linguaggio d’odio e disinformazione abilmente confezionata per fomentare l’intolleranza verso comunità già vulnerabili.
Dalle parole, Davis è però passato ai fatti: tra aprile e giugno di quest’anno, l’uomo ha sfacciatamente dichiarato le proprie intenzioni sui social media, con un linguaggio da far rabbrividire, secondo quanto riportato dai documenti del tribunale.
Ha identificato due luoghi, denominati “Location 1” e “Location 2”: la sede locale del partito democratico frequentato da: “feccia liberale di estrema sinistra, [insulti omofobi]” e il Rainbow Bar, un Irish pub senza alcun legame con la comunità LGBTQIA+, erroneamente scambiato per un locale queer dall’aspirante terrorista.
Davis aveva “un disprezzo inquietante della vita umana“: nei suoi post, descriveva le proprie future vittime con un linguaggio violentemente omobitransfobico. Le autorità sono intervenute dopo che l’uomo, non contento di aver già vandalizzato l’auto dei vicini – una coppia gay -, ha sparato ben 60 colpi contro il veicolo utilizzando un fucile illegale a canna corta.
“I piani di Davis erano agghiaccianti” ha dichiarato a CBS Dawn N. Ison, procuratrice degli Stati Uniti per il distretto orientale del Michigan. “Voleva distruggere vite e infliggere un colpo terribile alla nostra comunità, spinto da un odio irrazionale. Ringrazio le forze dell’ordine per aver sventato questo piano prima che si trasformasse in tragedia”.
L’uomo nega oggi tutte le accuse: rischia l’ergastolo.
