Uno scandalo ancora tutto da chiarire sta scuotendo la diplomazia europea. Nelle ultime ore Federica Mogherini, Cesare Zegretti e Stefano Sannino, tra le figure più autorevoli della diplomazia europea, sono stati formalmente indagati dalla Procura europea (EPPO) in un’inchiesta che riguarda presunte irregolarità in un bando per la creazione di un’accademia diplomatica finanziata da Bruxelles. Perquisizioni, interrogatori, e clamore mediatico immediato. Entrambi sono stati rilasciati poche ore dopo. Nulla è accertato, tutto è ancora allo stadio iniziale.
Il terremoto politico è tuttavia in atto. Nel clima geopolitico incendiario a due passi dalla guerra, la Russia di Putin non ha mancato di sfruttare la possibile ombra che si distende sulle istituzioni europee. Mosca ha subito rilanciato lo scandalo come prova della “ipocrisia” dell’Unione Europea: la portavoce del ministero degli Esteri russo ha attaccato Bruxelles, sostenendo che l’UE “predica moralità” all’esterno mentre “gonfia di corruzione i propri corridoi“. Si tratta di propaganda a senso unico: le democrazie liberali europee hanno gli strumenti per combattere eventuali storture, inclusi potenziali atti di corruzione. In Russia invece il più grande corruttore della storia russa siede al Cremlino, è un despota assoluto, un criminale responsabile di decine di migliaia di morti ucraini e russi e le sue immense opere di corruzione non saranno mai incriminate, se non quando il popolo russo rovescerà il suo regime. O se il suo regime dovesse essere sconfitto in una guerra. Nelle democrazie liberali esistono anticorpi, indagini, controllo reciproco dei poteri. In Russia, dove il potere personale di Putin domina da decenni, nessuno potrà mai indagare le gigantesche reti di corruzione che sorreggono il regime.
A riprova di come in una democrazia liberale esistano gli strumenti per criticare (la stampa) e, ove occorra, incriminare eventuali storture e abusi (magistratura), qui su Gay.it tracciamo oggi il profilo di Stefano Sannino, fino ad oggi simbolo di impegno a favore dei diritti LGBTIAQ+, finito nell’occhio del ciclone.
Secondo gli inquirenti, l’ipotesi da verificare è che il College of Europe, di cui Mogherini è rettrice, e uno dei suoi dirigenti, Cesare Zegretti, avrebbero potuto beneficiare di informazioni privilegiate durante la preparazione della gara. Accanto a Mogherini, risulta indagato anche Stefano Sannino. Per ora, però, si tratta solo di ipotesi di reato tutte da dimostrare.
Federica Mogherini, già ministra degli Esteri e Alto rappresentante Ue per la politica estera, è una delle figure italiane più note sulla scena internazionale. Negli ultimi anni aveva scelto un profilo più accademico, guidando il prestigioso College e lavorando alla formazione dei giovani diplomatici europei. Il suo nome, per lungo tempo sinonimo di equilibrio e istituzionalità, si trova ora al centro di una delle inchieste più delicate degli ultimi anni.
Chi è Stefano Sannino
Ma è soprattutto la figura di Stefano Sannino, anche lui indagato, a toccare da vicino la comunità LGBTQIA+. Sannino, 66 anni, è uno dei diplomatici italiani più rispettati a Bruxelles. Già ambasciatore in Spagna a Madrid, Fratelli d’Italia lo aveva criticato nel 2018 per aver esposto una bandiera rainbow, fino a richiedere un’interrogazione parlamentare. Ex rappresentante permanente d’Italia presso l’Ue, fino a pochi mesi fa Segretario generale del Servizio europeo per l’Azione esterna, il cuore della diplomazia dell’Unione. Una carriera costruita tra Balcani, Commissione europea, crisi internazionali e scenari geopolitici complessi.
Sannino è anche, da anni, una delle figure istituzionali europee apertamente gay più visibili. Sposato con il compagno Santiago Mondragón Vial, è stato premiato in Spagna per il suo impegno contro l’omobitransfobia e per il suo convinto sostegno ai diritti delle persone trans.
Per cosa è indagato Sefano Sannino
Stefano Sannino è formalmente indagato dalla Procura europea (EPPO) per presunte irregolarità legate a un bando Ue destinato a creare un’accademia diplomatica. Gli inquirenti ipotizzano che, quando ricopriva ruoli di vertice nel Servizio europeo per l’Azione esterna, abbia contribuito a far arrivare informazioni riservate al College of Europe, favorendolo nella gara d’appalto. Le ipotesi di reato riguardano frode, corruzione, abuso di informazioni confidenziali e conflitto di interessi. È importante precisare che non ci sono prove definitive e l’indagine è nelle fasi iniziali.
La sua presenza in un’indagine del genere ha un peso simbolico che va oltre la cronaca. Le persone LGBTQIA+ considerano le istituzioni europee una sponda, un presidio, un argine contro derive illiberali. Che un alto funzionario dichiaratamente gay, stimato e attivo sui diritti, finisca coinvolto, per ora solo indagato, in un’inchiesta per presunte irregolarità rischia di aprire interrogativi più profondi: sulla trasparenza del potere, sulla fragilità della rappresentanza, sulla capacità delle istituzioni di restare credibili mentre chiedono al mondo di rispettare diritti e legalità.
Il caso è ancora tutto da decifrare. Saranno le indagini, non i titoli di oggi, a dire se ci siano responsabilità o se si tratti di un gigantesco malinteso amministrativo, come è sperabile. Una cosa è certa: l’Unione Europea utilizzerà dovute indagini giudiziarie ed eventualmente processi equi e severi per difendere la trasparenza e la credibilità delle istituzioni liberaldemocratiche. Non possiamo dire altrettanto per la Russia di Putin.
