Gli studenti della Redwood High School nella Central Valley in California sono finiti in un mare di polemiche da parte dei compagni di scuola, della comunità locale e dai gruppi LGBTQ+ dopo essersi scattati e aver successivamente pubblicato on line una foto mentre indossavano delle t-shirt che formavano la parola “Fr*cio” (f*got).
Alcuni resoconti stampa suggeriscono che l’atto omofobo sia stato compiuto dai membri dell’Associated Student Body (ASB) della scuola in seguito a un servizio fotografico dell’ultimo anno, in cui gli studenti indossavano magliette con la scritta “Class of 2026 Always Legit“. Un gruppo di circa 10 studenti avrebbe riorganizzato le lettere e i numeri della frase per dare forma all’insulto omofobo.
È stato anche riferito che l’epiteto sarebbe stato creato in risposta a due ragazzi di terza media che si tenevano per mano. Ma simile ricostruzione non è stata confermata.
Polemiche e reazioni
Il comportamento dei ragazzi è stato definito “inaccettabile” dai dirigenti scolastici, con la direttrice esecutiva Natali Garza che ha dichiarato: “Vogliamo che l’intera comunità sappia che questo non è rappresentativo dei nostri valori né dei valori di nessuno dei nostri campus scolastici. Vogliamo anche che le famiglie sappiano che ci saranno conseguenze gravi per questo comportamento”.
Mercoledì 18 febbraio il Distretto Scolastico Unificato di Visalia ha condiviso una lettera inviata ai genitori da parte del sovrintendente, Kirk Shrum, in cui si condanna il “comportamento inaccettabile” che “non riflette chi siamo né i valori che ci impegniamo a sostenere”. “Sebbene i dettagli specifici non possano essere resi pubblici, sappiate che, mentre proseguiamo le nostre indagini, stiamo adottando misure appropriate in conformità con le politiche del consiglio distrettuale”. “Il nostro impegno è per un’indagine equa e completa, basata sui fatti. Applicheremo le politiche del nostro consiglio e affronteremo la questione in modo appropriato, con l’obiettivo di garantire la responsabilità, promuovere la crescita e il recupero“.
Shrum ha affermato che alla scuola è stata “presentata l’opportunità di riunirsi e dare l’esempio con un tipo di dialogo rispettoso che porti alla guarigione e alla comprensione“, aggiungendo che gli amministratori stanno incontrando gli studenti per “affrontare il tema dell’incitamento all’odio, della civiltà e della responsabilità che deriva dall’essere membri delle nostre scuole e della comunità di Visalia”. “Questa settimana ai leader studenteschi verrà offerta l’opportunità di impegnarsi in un dialogo sano e produttivo con i loro coetanei e il personale sui temi dell’appartenenza e del rispetto. Come distretto, convocheremo una tavola rotonda con i leader della comunità che supportano gli studenti nel dare esempio di civiltà e impegnarsi in un dialogo positivo. Insieme, affronteremo questo momento con la ferma determinazione di ripristinare e rafforzare la nostra comunità. Pur potendo avere opinioni diverse, possiamo tutti concordare sul fatto che ogni individuo merita di essere trattato con dignità e rispetto“.
Shrum ha aggiunto che il distretto scolastico si impegna a “fornire un ambiente di apprendimento sicuro in cui ci si senta valorizzati, rispettati e in grado di concentrarsi pienamente sulla propria istruzione” e ha affermato che le azioni di alcuni studenti “non definiscono l’intero corpo studentesco, il nostro personale o la nostra comunità scolastica”. “Sappiamo che gli studenti del VUSD sono persone attente e premurose che si impegnano a rendere la nostra comunità e il mondo un posto migliore”. “L’incitamento all’odio non sarà tollerato nel VUSD. Faremo rispettare questa aspettativa e guideremo, modelleremo e insegneremo un dialogo costruttivo e riparatore radicato nell’appartenenza e nell’umanità condivisa“.
L’approccio della scuola è stato da più parti criticato perché definito troppo “leggero” al cospetto di quanto avvenuto. “Oh, sì! Una tavola rotonda, così glielo faremo capire”, ha commentato un utente Facebook nel leggere la lettera di Shrum. “Mi sembra una pacca sulla spalla…”, ha scritto un altro. “Quindi non è stato fatto nulla. Capito“, ha amaramente concluso un terzo lettore.

