Chissà quanti utenti, di fronte alla possibilità di ascoltare la prima parte, o comunque una parte, di quelle suonerie che Internet offre, ovviamente a pagamento, hanno pensato bene di scaricare soltanto l’anteprima per utilizzarla come suoneria. In tal modo il risparmio per l’utente è senza dubbio presente, così come sono presenti, ed evidenti, i mancati guadagni per i content provider che forniscono chissà quante anpeprime ad altrettanti “furbi” utlizzatori senza guadagnarci un euro.
Già perchè la suoneria, se ci si pensa bene, non dura in realtà più di 25, forse 30 secondi prima che intervenga la segreteria telefonica, dovesse essere presente; guardacaso la stessa durata delle anteprime di suonerie offerte spesso da 2 o 3 minuti ma a pagamento. Il dato sul “furto” di anteprime emerge da un’inchiesta di Qpass che rivela che, secondo una sua recente ricerca effettuata su un campione di 100 tra i maggiori siti europei e statunitensi, sarebbero ben 38 milioni di euro le perdite, dovute a questo fenomeno, dall’inizio del 2004 per il solo mercato americano e si stima che il mancato guadagno possa raggiungere i 100 milioni di euro entro il 2007.
Il colpo è ancora più duro se si considera che, data la attuale crisi del disco, il mercato delle suonerie per cellulari costituisce circa il 10% degli introiti per l’industria della musica. Dopotutto è bene ricordare che anche scaricare le anteprime costutisce violazione dei diritti d’autore.
Gli uccelli moderni imitano i suoni dei cellulari

Ancora una stranezza legata alle suonerie dei cellulari. Per una volta, però, al contrario: non più strane e improbabili suonerie ma è la natura che le riproduce. Infatti il canto dolce degli uccelli del duemila cerca di imitare le suonerie dei cellulari. Sono stati alcuni ornitologi tedeschi della riserva di Moessingen, nei pressi della città universitaria di Tubinga, a svelare l’ultima curiosità nel mondo delle suonerie. “Gli uccelli – ha spiegato Richard Schneider del centro Nabu – possiedono da sempre misteriose doti di imitazione e la crescente diffusione dei cellulari non ha fatto altro che risvegliare questa ancestrale caratteristica regalata loro da madre natura”.
Stando a quanto riferito dagli studiosi, in questo senso gli emuli più abili in assoluto sarebbero le taccole, gli storni e le ghiandaie. Attratti dalla facilità di reperire cibo e dall’aumentata presenza di aree verdi anche nelle zone urbane, questi uccelli lasciano sempre più volentieri la campagna per trasferirsi nei centri abitati, dove, attratti e incurisiti dai rumori dell’uomo, non resistono alla tentazione di imitarli.
Ma c’è di più. Sempre più precise e affinate, infatti, le singolari riproduzioni canore dei pennuti riescono ad essere talmente simili agli originali da ingannare anche le orecchie più esperte. “Molte delle suonerie più diffuse si ispirano a loro volta ai versi degli uccelli – ha precisato comunque Schneider – Quindi si può pensare che i volatili le riproducano per richiamare i compagni, per delimitare il proprio territorio o per ingannare altre specie”.
Nessun problema per chi adotta suonerie polifoniche di ultima generazione: “Per chi sceglie brani pop o top ten d’ultimo grido – assicura infatti l’ornitologo – non c’è alcun rischio di confondere il canto di un uccello con una chiamata al proprio cellulare. Gli uccelli sono imitatori provetti, ma “non riescono a riprodurre melodie troppo complesse”.

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di Cellulari.it
