28enne attrice statunitense nota per il ruolo della dottoressa Samira Mohan nella serie televisiva medica di HBO Max The Pitt, Supriya Ganesh, dal maggio 2025 dichiaratamente queer, ha parlato apertamente della propria esperienza con la disforia di genere in un nuovo saggio. Ganesh, che ha dichiarato di utilizzare i pronomi she/they, ha appena lasciato l’acclamata serie medical dopo due stagioni, suscitando clamore tra i fan.
Supriya Ganesh e l’addio a The Pitt
A spiegare il perché del suo rumoroso addio è stato il produttore nonché protagonista di The Pitt, ovvero Noah Wyle:
“È un’inevitabilità che accadrà ogni stagione perché come sceneggiatori siamo sotto pressione per capire quanto tempo possiamo far passare tenendo il maggior numero possibile di attori del cast in modo realistico. I pronto soccorso hanno un alto tasso di turnover. Come sempre, cerchiamo di introdurre nuovi personaggi o avere promozioni dall’interno, ma Supriya è stata una parte fondamentale del nostro show sin dall’inizio. La dottoressa Mohan è un personaggio molto amato, mi è piaciuto interagire con lei e lavorare con Supriya, le auguriamo il meglio per le sue prossime avventure, e ci mancherà.
In The Pitt Supriya Ganesh interpreta una specializzanda in medicina al terzo anno, che cerca di trovare un equilibrio tra diligenza e velocità. Avendo concluso la sua esperienza al pronto soccorso, nella 3a stagione non la rivedremo per quella che è stata definita una “decisione narrativa”. Contestualmente al suo addio, Ayesha Harris (Dr.ssa Parker Ellis) è stata promossa a series regular.
La disforia di genere di Supriya Ganesh
Dalle pagine di Vulture Supriya Ganesh ha affrontato l’addio alla serie e soprattutto la propria esperienza con la disforia di genere.
“Non mi ero mai interrogata sulla mia identità di genere prima di arrivare in America; crescendo in India, mi sono sempre identificata come una ragazza”. “Sono venuta negli Stati Uniti pensando che sarebbe stato il luogo in cui avrei potuto esplorare la mia identità queer senza tabù culturali o vergogna. In un certo senso, questo era certamente vero, ma ho anche iniziato a provare disforia”.
Supriya ha ricordato un momento in particolare in cui, in un bar, le chiesero se fosse un uomo o una donna.
“Notai la sua compagna seduta di fronte a lui, che tratteneva a stento le risate, e capii che io – o meglio ciò che avevo nei pantaloni – ero stata evidentemente oggetto di discussione. Rimasi in silenzio per il resto della serata, analizzando l’interazione e il mio corpo”.
Ganesh si è trasferita negli USA dall’India all’età di 18 anni. “Sono cresciuta tra donne sikh che non si depilavano, uomini che si tenevano per mano in modo platonico con i loro amici maschi e bambini che si travestivano da donna per giocare (quasi ogni bambino aveva una foto di sé vestito da bambina scattata dalla madre per divertimento). Sebbene in India la femminilità mi sia sempre sembrata accessibile, ho comunque messo in discussione la mia sessualità: ho capito di essere queer alle scuole medie quando ho sviluppato una cotta ossessiva per un amico”.
Con il tempo Samira ha scoperto “che il subcontinente sud-asiatico ha una lunga storia di identità queer. È interessante notare anche quanto fosse incredibilmente fluida la rappresentazione del genere. I miti indù spesso descrivono divinità che cambiano genere o si fondono in un terzo genere”.
Ganesh ha inoltre affermato di essersi sentita “sempre più disconnessa” dal proprio corpo. “Lisciavo chimicamente i miei ricci, ho pensato a un intervento di rinoplastica e mi sottoponevo alla ceretta con una regolarità che prendevo più sul serio di alcune delle mie lezioni, pur di non essere la ragazza di colore trasandata e pelosa.”
Il cambiamento è diventato realtà quando “finalmente (e per fortuna) ho trovato una comunità con altre persone queer durante il mio secondo anno di università”. “Abbiamo parlato apertamente della disforia di genere, di come interpretiamo il nostro genere di fronte al mondo e di dove questa interpretazione fallisce. Sono diventata più disinvolta con i peli, ho sperimentato con la mia texture naturale, ho abbandonato i corsi per il sollevamento pesi e ho iniziato a sperimentare con l’abbigliamento maschile. Sono grata agli artisti e agli scrittori queer di colore che mi hanno permesso di comprendere la mia esperienza del mondo e mi hanno salvata da un’ingiustizia ermeneutica, che probabilmente anche loro hanno dovuto affrontare.”
Fenomeno The Pitt
The Pitt è la rappresentazione realistica delle sfide che devono affrontare gli operatori sanitari nell’America di oggi, vista attraverso gli occhi degli eroi in prima linea che lavorano in un moderno ospedale di Pittsburgh. Ogni stagione è composta da 15 episodi che rappresentano le 15 ore di turno del pronto soccorso, dalle 7 del mattino alle ore 22. La prima stagione della serie HBO Max, andata in onda nel 2025, ha ricevuto 13 nomination agli Emmy® vincendone 5, tra cui: Outstanding Drama Series, il primo Emmy per Noah Wyle come Attore protagonista, Katherine LaNasa come Attrice non protagonista e Shawn Hatosy (come Guest Actor), oltre che per Outstanding Casting. La serie ha poi ottenuto 2 nomination ai Golden Globe e 3 ai Critics Choice Award, tra cui Best Drama Series.
Nel cast delle prime due stagioni si sono visti sul set Noah Wyle (Dr. Michael “Robby” Robinavitch), Patrick Ball (Dr. Langdon), Katherine LaNasa (Dana Evans), Supriya Ganesh (Dr. Mohan), Fiona Dourif (Dr. McKay), Taylor Dearden (Dr. King), Isa Briones (Dr. Santos), Gerran Howell (Whitaker), Shabana Azeez (Javadi) e Sepideh Moafi (Dr. Al-Hashimi).
