Da settimane stanno andando avanti le audizioni in Commissione Affari Sociali della Camera per il considdetto “DDL Disforia” firmato Roccella e Schillaci, che introduce “disposizioni per la appropriatezza prescrittiva e il corretto utilizzo dei farmaci per la disforia di genere“.
Il DDL, la cui bozza è stata approvata dal Consiglio dei ministri in pieno agosto, andrebbe a regolare in modo molto restrittivo l’uso di farmaci sospensori della pubertà, come già accaduto sia nel Regno Unito, che in Nuova Zelanda e in alcuni Stati d’America.
DDL Disforia, lo sconcerto di Roberta Parigiani per il dibattito in Commissione alla Camera
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Tra le persone audite in queste settimane c’è Roberta Parigiani, neo-eletta presidente del MIT – Movimento Identità Trans, che ha definito il dibattito in Commissione “surreale”, tra la Garante per l’Infanzia e L’adolescenza Marina Terragni che ha esposto la teoria del “contagio sociale” e lo Psicologo e psicoterapeuta Furio Lambruschi che ha sostenuto come le persone trans rappresenterebbero una comunità “molto complessa” con “problemi mentali che non si risolvono neanche con la transizione”.
“Si dibatte e si filosofeggia sull’esistenza stessa delle persone trans più piccole. Fin dove può arrivare il cinismo ideologico? Fin dove può arrivare il silenzio con cui questo costante attacco viene invisibilizzato dai media e si, diciamocelo, anche dalla società civile, completamente disinteressata?”, si è domandata Parigiani. “Beh, fino a qui: fino al Parlamento. Fino a fare un disegno di legge come il DDL Disforia. Fino a sostenere che la comunità trans sia una comunità di malate patologiche da curare”.
La presidente del MIT ha poi risposto all’onorevole Maddalena Morgante, deputata di Fratelli d’Italia nonché relatrice del provvedimento, che in Commissione le ha chiesto: “Ma quindi, siccome si parla anche di chirurgia, la disforia di genere è una patologia?”.
Immediata la replica di Parigiani.
“No, e non siamo nel campo delle opinioni. Siamo nel campo della scienza. Il fatto che sia depatologizzata non è una mia opinione, è depatologizzata. Ci sono tante condizioni che non sono patologiche eppure sono prese in carico dalla sanità. Non c’entra niente il fatto di essere malate o non malate. Il diritto alla salute ha a che fare con il corpo, la salute psichica e la salute sociale. Questo non lo dico io ma lo dice l’OMS, lo dice l’articolo 32 della Costituzione, non c’entra la malattia”.
Chiaro l’intento di una certa parte politica alimentata dai movimenti pro-life, ovvero far passare l’identità trans come disturbo clinico, andando contro la stessa scienza. La disforia di genere, è giusto ricordarlo, è il disagio psicologico causato da una mancata corrispondenza tra il proprio sesso biologico e la propria identità di genere, mentre l’incongruenza di genere si riferisce a una marcata e persistente discrepanza tra il genere sentito da una persona e il sesso che le è stato assegnato alla nascita, una condizione di salute sessuale e non un disturbo mentale.
Bloccanti della pubertà, cosa sono?
I farmaci bloccanti della pubertà sono stati definiti come “salvavita” da moltissime giovani persone trans. La triptorelina, un analogo del GnRH, regola gli ormoni riducendo la produzione di testosterone ed estrogeni dopo un iniziale aumento. Utilizzata per trattare cancro alla prostata, endometriosi e fibromi uterini, trova impiego nell’affermazione di genere, ritardando la pubertà nelle giovani persone trans. Questo uso “off label” è considerato un aiuto, reversibile, per esplorare l’identità di genere senza i cambiamenti della pubertà biologica.
In tal senso la comunità scientifica europea è compatta, nel sottolineare come i percorsi affermativi per i minori trans non siano né “sperimentali” né “pericolosi“, così come non esiste alcuna “estrema cautela” che possa giustificarne la limitazione.
Cosa dice il DDL disforia di genere
Le norme prevedono che la somministrazione dei farmaci bloccanti della pubertà e degli ormoni mascolinizzanti e femminilizzanti sia subordinata a una specifica diagnosi da parte di una équipe multidisciplinare e agli esiti documentati dei percorsi psicologici, psicoterapeutici ed eventualmente psichiatrici precedentemente svolti, e soggetta a protocolli clinici che saranno adottati dal Ministero della salute, nonché all’acquisizione del consenso informato espresso nelle modalità previste per i trattamenti sanitari sui minori. Nelle more dell’adozione dei protocolli, ferme restando le ulteriori disposizioni del disegno di legge, si potrà procedere alla somministrazione dei farmaci con l’assenso del comitato etico a valenza nazionale pediatrico.
Il provvedimento prevede inoltre l’attivazione, a cura dell’AIFA, di un registro per la prescrizione e la dispensazione dei farmaci, che avverrà esclusivamente mediante farmacia ospedaliera. Di fatto una schedatura, con i farmaci non più disponibili nelle farmacie territoriali ma solo in ospedale. I dati contenuti nel registro, da trasmettersi al Ministero della salute con un rapporto a cadenza semestrale, saranno i seguenti: gli elementi e le informazioni in ordine al processo decisionale di prescrizione dei farmaci, inclusi gli esiti documentati dei precedenti percorsi psicologici, psicoterapeutici ed eventualmente psichiatrici svolti; le eventuali comorbilità diagnosticate; il monitoraggio clinico e il follow up.
Il disegno di legge prevede infine l’istituzione di un tavolo tecnico per la valutazione del rapporto semestrale dell’AIFA e la trasmissione al Parlamento di una relazione con cadenza triennale. Ma da chi sarà composto questo tavolo tecnico?
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