The Smell Of Us di Larry Clark sbarca al Lido: droga, bisesso e skate

Presentato a Venezia il nuovo lavoro del regista di “Kids” su giovani escort parigini

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“Siamo nel 2014 e i maschi sono tutti gay!” esclama sconsolata l’unica ragazza del gruppo di giovani parigini tutti droga, (bi)sesso e skate in “The Smell of Us” di Larry Clark, presentato senza grande scalpore alla Mostra di Venezia nella sezione laterale delle Giornate degli Autori. Ennesima variazione dell’ossessione primaria del regista e fotografo americano, le pulsioni sessuali di adolescenti in deriva etico-esistenziale, in questo caso parigini, non scandalizza più come ai tempi di “Kids” e “Ken Park”, anche perché il cinema ha ormai sdoganato l’argomento e il pubblico soprattutto maschile è talmente narcotizzato dall’hard di facile consumo reperibile via web che non si sorprende più di tanto. Tra riprese digitali con camera a mano o un semplice smartphone, Clark pedina i suoi enfants terribles che si allenano con acrobatici skates al Dome, nei pressi della Tour Eiffel, bevono a fiumi, si drogano e si prostituiscono con anziani pellancicosi (più che da fellatio e masturbazioni, il pubblico è turbato dalla scena in cui un cliente lecca ardimentoso il piede sozzo di uno di loro: forse solo più il porno non asetticamente ‘clean’ ha ancora una sua valenza disturbante).

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Uno di loro, JP (Hugo Behar-Thinières) è innamorato del suo migliore amico Math (Lukas Ionesco) ma questi nega di essere gay e di andare con uomini solo per denaro. Unica celebrity nel cast, lo stropicciato Michael Pitt che ha un piccolo ruolo in cui suona una canzone con la chitarra.
“È stato durante il mio viaggio a Cannes nel 1995 per la presentazione del mio primo film, Kids, che ho avvertito l’urgenza di fare un film sulla gioventù di Francia – spiega il regista che si ritaglia il cameo di un barbone all’inizio del film -. Mi sono presentato ad alcuni teenagers francesi e li ho poi invitati alla première di Kids al Grand Théâtre Lumière nel Palais. Durante la mia permanenza, ho passato del tempo con loro, ho preso qualche foto e imparato qualcosa sulla cultura giovanile in Francia. Ho conosciuto i loro genitori e sono stato spesso invitato nelle loro case per pranzo. Attraverso queste esperienze, sapevo che avrei potuto fare un film in Francia che potesse parlare sinceramente della gioventù francese. Mi interessava lavorare in Francia, filmare in una lingua diversa dalla mia in una città come Parigi a cui sono affezionato personalmente.

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Nel 2010, il Museo di Arte Moderna di Parigi ha presentato una retrospettiva di foto che ho scattato negli ultimi 50 anni e i miei film sono stati mostrati nella Cinémathèque Française. A tarda notte passavo fra gli skaters dietro al Palais de Tokyo, mi ricordavano la gioventù nel mio film Kids che andava in skateboard a Washington Square Park. Conobbi un giovane poeta francese noto col nome di Scribe e gli chiesi di scrivere The Smell Of Us per me. Durante le riprese ho poi modificato la trama e alcuni personaggi”.
“La sceneggiatura parla di giovani francesi d’oggi – continua il regista -, possono connettersi con l’intero mondo, esplorare qualsiasi cosa ma paradossalmente vivono in un’immensa solitudine. Recitano il ruolo di uomini liberi e possono essere crudeli ma sono le vittime. Volevo mostrare la loro bellezza, la loro libertà a rischio. Sono ingannati dalla loro attrazione per il denaro, dal consumismo, dai nomi delle marche famose. Consumano ma sono anche consumati e manipolati. È colpa degli adulti e del loro fottuto marketing che ha creato tutto questo”.

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A riprova che il sesso esplicito non catalizza più l’attenzione come un tempo, è stato presentato fuori concorso senza far parlare molto di sé ‘Nymphomaniac 2 – Director’s Cut’ del geniale Lars Von Trier che s’inventa fantasie bizzarre come una donna nuda su una montagna di carbone con cui s’impiastriccia circondata da guardoni (ma gli spettatori rimangono turbati soprattutto per una scena estrema di aborto auto-praticato). Come da copione, il maestro danese non si è presentato in conferenza stampa, restando in collegamento telefonico con l’attore Stellan Skarsgård, ma ha annunciato tramite un comunicato che il suo prossimo lavoro sarà una serie tv in inglese con cast internazionale dal titolo “The House That Jack Built” (“La casa che costruì Jack”).

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Nel frattempo, in competizione, è stato ben accolto “Il giovane favoloso” di Mario Martone, biopic sui generis che ricostruisce la vita di Giacomo Leopardi, impersonato da un apprezzatissimo Elio Germano già in zona Coppa Volpi. Nel film non si tace il sottotesto omosessuale col suo migliore amico, l’aitante Antonio Ranieri: «Il suo legame col patriota napoletano era certo fuori da ogni convenzione del tempo — spiega il regista —. Per sette anni Giacomo ha vissuto con quell’uomo più giovane infischiandosene delle maldicenze. Mi sono imposto di stare alle carte, di non forzare nulla e lasciare margini al mistero e all’immaginazione. Di certo Ranieri è stato l’alter ego di Giacomo. Tra loro fu amicizia affettuosissima». «Leopardi è morto casto, scrive nelle sue memorie Ranieri, forse per sventare ogni sospetto — puntualizza l’attore Michele Riondino che lo interpreta —. In realtà credo che a unirli sia stata proprio la loro diversità. Uno bello e sano, l’altro debole e sgraziato; Leopardi nato tra i libri, Antonio in una famiglia ricca ma povera di cultura. Due persone complementari”.

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