Tom Daley e il coming out: “Non bisogna politicizzarlo, non tutti vogliono essere attivisti. Ma tutti vanno sostenuti”

"Non c'è una regola per tutti. Ognuno deve valutare la propria posizione piuttosto che fare coming out perché sente di doverlo fare. Chi dice "Devi fare coming out" non lo capisce".

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Tom Daley e il coming out: "Non bisogna politicizzarlo, non tutti vogliono essere attivisti. Ma tutti vanno sostenuti" - Tom Daley - Gay.it
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Fresco di The Celebrity Traitors, che nel Regno Unito ha letteralmente spopolato sulla BBC con ascolti record, Tom Daley è tornato a parlare di dismorfia corporea, bulimia e coming out dalle pagine di Attitude.

L’ex tuffatore britannico, pluri-medagliato olimpico, ha fatto pubblicamente coming out all’età di 19 anni. In questi 12 anni si è sposato con Dustin Lance Black, è diventato due volte padre e non ha mai smesso di fare attivismo LGBTQIA+, sostenendo concretamente la comunità con campagne ad hoc e dichiarazioni contro l’omobitransfobia nello sport. Che in questi 12 anni si è sicuramente evoluto, in termini di inclusione e rappresentazione LGBTQIA+.

Tom Daley e i consigli per un sereno coming out

Penso che ci siano stati sicuramente dei cambiamenti, e se ne parli molto di più. Voglio dire, avrei voluto fare coming out prima, ma allo stesso tempo, con il senno di poi è una cosa meravigliosa. Penso che sempre più atleti si sentano a loro agio nell’essere se stessi e nel poter fare coming out. Ma, allo stesso tempo, ci sono ancora così tanti sport in cui non è così tollerato, soprattutto negli sport di squadra e in quelli seguiti prevalentemente da uomini eterosessuali“, ha precisato Daley, soffermandosi sulla “politicizzazione” che troppo spesso coinvolge i coming out dei personaggi pubblici.

È complesso, perché il coming out comporta anche la pressione di dover prendere posizione e diventare un sostenitore o un attivista, e molte persone non vogliono questa responsabilità. Vogliono solo essere se stesse. Credo che ciò che dovrebbe accadere è che, se le persone scelgono di fare coming out, non ci dovrebbe essere questa grande aspettativa nel politicizzare tutto ciò che fanno. Dovrebbero semplicemente essere supportate per essere se stesse. La loro visibilità e la loro esistenza sono sufficienti per l’attivismo e la promozione della loro identità senza giustificare ulteriori commenti su cosa dovrebbero o non dovrebbero fare“.

Tom ha rivelato di aver “ricevuto messaggi su Instagram da persone che non sapevano cosa fare, soprattutto nei Paesi in cui è illegale. L’unica cosa che consiglio sempre è di trovare qualcuno di cui ci si fidi completamente. Ad esempio, la mia migliore amica Sophie è stata la prima persona a cui l’ho detto. Poter condividere la propria omosessualità con una sola persona può alleggerirti enormemente. Fai coming out quando ti senti pronto. Non c’è una regola per tutti. Ognuno deve valutare la propria posizione piuttosto che fare coming out perché sente di doverlo fare. Chi dice “Devi fare coming out” non lo capisce. Trova quella persona di cui ti fidi e saprai quando è il momento giusto per parlare di te“.

Tom Daley tra dismorfia corporea e bulimia

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Tom Daley per Adidas

Daley è poi tornato sulla sua dismorfia corporea e sui problemi con la bulimia, rivelati nel corso del 2025.

Ho ricevuto molti messaggi di supporto. Molte persone mi chiedevano: “Di cosa sta parlando?”. Ed è questo il problema con l’immagine corporea. Ecco perché è così difficile parlarne da parte di chi pratica sport. Perché, come sportivo, sei visto come qualcuno che non ha problemi con il proprio corpo e che sta benissimo, pronto a dare il massimo, se vuoi. È come dire: “Di cosa stai parlando?”. Ma in realtà, è proprio questo a creare una lente d’ingrandimento sulle piccole discrepanze del tuo corpo. Vieni costantemente giudicato. Il che è qualcosa… e soprattutto in uno sport come i tuffi, quando sei praticamente mezzo nudo per tutto il tempo, non c’è davvero nessun posto dove nascondersi. Quando ero piccolo, tipo 18, 19 anni, durante la preparazione alle Olimpiadi di Londra 2012, è stato un periodo molto formativo per me. E io… ho davvero lottato con tutto questo. Ed è qualcosa con cui ho lottato per anni. Ora, da atleta in pensione, devo reimparare a conoscere il mio corpo, perché non mi alleno più quattro ore al giorno. Ma poi inizio ad allenarmi in modo diverso, quindi mi alleno per mettere su un po’ più di massa muscolare ed è tutto molto diverso. Ma penso che chi è cresciuto nello sport sappia cosa si provi, ed è qualcosa con cui bisogna fare i conti. Ma penso anche che ora, per le generazioni più giovani, spero che la gente ne parli di più e che diventi un luogo in cui gli uomini possano esprimere le proprie preoccupazioni. Perché all’epoca, sentivo di doverlo affrontare da solo, perché avevo paura di tirarlo fuori, perché la gente mi avrebbe detto: “Di cosa stai parlando? Stai bene!”. Ma poi in realtà, sì, so razionalmente di stare bene e di avere un bell’aspetto. Semplicemente non… ma è questo il problema. Non riesci a toglierti quella vocina dalla testa. E poi ti senti ridicolo a tirarlo fuori. Ma allo stesso tempo, è la mia verità“.

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Tom Daley va in “pensione”. È addio ufficiale ai tuffi dopo aver vinto tutto

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