È accaduto l’8 dicembre dello scorso anno, ma nel flusso ininterrotto delle notizie dal fronte Russia–Ucraina, questa storia è rimasta ai margini. Eppure anche quella sera, a Kyiv, si combatteva. Non con i droni, né con l’artiglieria, ma con altri strumenti della violenza: l’ideologia, il fanatismo, la paura.
Nel corso di un evento organizzato da KyivPride nel centro della capitale, un gruppo di estrema destra ha fatto irruzione nei locali che ospitavano l’iniziativa. Una trentina di uomini, riconducibili a sigle ultranazionaliste note per la loro propaganda omofoba, hanno interrotto le attività lanciando petardi e granate fumogene. Alcuni indossavano simboli nazisti, accostati ai colori ufficiali dello Stato ucraino.
Nonostante la dinamica dell’aggressione e la sua evidente matrice ideologica, le autorità hanno però scelto di non riconoscere nell’episodio un crimine d’odio. L’indagine, avviata poco dopo, è stata formalmente classificata come un caso di teppismo.
This is how “patriots” defended “traditional values” in Ukraine today by attacking police, which protected Kyiv Queer Talk. pic.twitter.com/7F7Ma0laNi
— Marta Havryshko (@HavryshkoMarta) December 8, 2024
Ucraina, l’attacco a un evento di beneficenza per la comunità LGBTQIA+
L’iniziativa si chiamava Kyiv Queer Talk e nasceva come spazio di riflessione, cultura e raccolta fondi. Un pomeriggio di interventi, proiezioni, performance musicali, pensato per sostenere due organizzazioni queer ucraine: la Fondazione “Birds” e il gruppo “LGBT Military for Equal Rights”, che riunisce persone LGBTQIA+ impegnate nelle forze armate.
L’aggressione è avvenuta nel tardo pomeriggio. I testimoni parlano di un’azione coordinata, rapida, mirata a interrompere qualsiasi forma di aggregazione. I militanti, appartenenti a formazioni di estrema destra filonazista come “Prava Molod”, “Ukrainian Blood Unity” e “Brotherhood of Dmytro Korchynskyi”, sono entrati nell’edificio lanciando ordigni esplosivi a basso potenziale e fumogeni, intimidendo il personale e i partecipanti. Alcuni di loro portavano al braccio svastiche.
La polizia non ha però ritenuto necessario qualificare l’attacco come crimine d’odio. La motivazione adottata parla genericamente di “disturbo della quiete pubblica”, eludendo ogni riferimento all’identità delle vittime o alla natura politica del gesto.
“Il Kyiv Queer Talk era stato immaginato come uno spazio protetto e riservato, pensato per offrire un momento di riflessione condivisa sulle sfide sistemiche e le ingiustizie quotidiane che la comunità queer si trova ad affrontare in Ucraina – scrive su X Marta Havryshko, attivista e ricercatrice – Tuttavia, come accaduto per altri eventi LGBTQI+ negli ultimi mesi, anche questo incontro è stato cancellato, vittima dell’ostilità crescente alimentata da ambienti dell’estrema destra, tra cui figurano anche alcuni comandanti militari celebrati pubblicamente. Una parte della comunità LGBTQI+ continua a sostenere, finanziare o giustificare la legittimazione di gruppi come il battaglione Azov e altre formazioni ultranazionaliste in nome della paura di Putin. Eppure, le intimidazioni e le violenze che queste persone subiscono a causa della propria identità provengono spesso proprio da coloro che vengono presentati come difensori della patria”.
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Attacco alla comunità LGBTQIA+ ucraina, la petizione di All Out
All Out – insieme a KYIVPRIDE, SPHERE e “Ukrainian LGBTIQ+ Military and Veterans for Equal Rights” – ha dunque lanciato una petizione per chiedere alle istituzioni ucraine un cambio di passo. Due le richieste principali: l’approvazione del disegno di legge n. 5488, che introdurrebbe finalmente nel codice penale ucraino il riconoscimento dei crimini motivati da odio e discriminazione; e l’apertura di un’indagine formale, affidata al Servizio di Sicurezza nazionale, sulle attività e sui finanziamenti dei gruppi responsabili dell’attacco.
Il disegno di legge, ostaggio di una paralisi legislativa che si protrae – come in Italia – ormai da anni, rappresenterebbe la possibilità, per lo Stato ucraino, di assumersi una responsabilità politica nella tutela delle minoranze. Nella petizione – che ha già superato le 3.500 firme, ma deve arrivare a 5.000 – si legge: “La violenta interruzione dell’evento di KYIVPRIDE non è solo un attacco alla comunità LGBT+, ma una minaccia ai valori democratici dell’Ucraina. Evidenzia l’urgente necessità di maggiori tutele legali, poiché i crimini d’odio e l’omofobia continuano a minare i diritti umani e il progresso sociale”.
