UNA LESBICA PER PASTORE

Katie Ladd è stata nominata pastore della chiesa metodista di Seattle. È donna, è lesbica, è fidanzata. Ma non è il primo pastore omosessuale dichiarato, bensì il terzo.

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Katie Ladd è stata nominata pastore della chiesa metodista di Seattle. È donna, è lesbica, è fidanzata. È la comunità dei fedeli che l’ha nominata. Non è il primo pastore omosessuale dichiarato, bensì il terzo, dopo Mark Williams e, prima ancora, Karen Dammaan. Cosa vuol dire questo? Che i fedeli di Seattle che hanno nominato Katie sono «un po’ strani»? O semplicemente, liberi? Perché ci vogliono menti libere per divincolarsi dalle manette che la società stringe attorno alle mani dei propri consociati, soprattutto attorno alle mani di coloro che fa sedere ad ascoltare una stessa liturgia religiosa.
Anche il vescovo ha espresso soddisfazione per la nomina di Katie Ladd. Quest’ultima ha rivelato la propria omosessualità nel corso della Pacific Northwest Annual Conference (perché – ha affermato – voleva essere sincera con la propria congregazione), subito dopo il reverendo Mark Williams, che poco prima aveva dichiarato di essere «a practicing gay man» per essere poi sottoposto a processo. Ad inaugurare il coming out dei metodisti americani una lettera di San Valentino: quella che Karen Dammann, pastore ad Ellensburg (Washington), aveva scritto al reverendo Elias P. Galvan, dichiarando la propria omosessualità e rivelando di convivere con la propria compagna, con la quale ha avuto anche un figlio.
Galvan aveva subito portato il caso dinanzi alle corti competenti: la Chiesa «non vieta l’omosessualità, se accompagnata dal celibato». È un dare e togliere, dunque un non dare. Per questo Karen Dammaan era stata chiamata dinanzi al tribunale ecclesiastico: non solo per la sua omosessualità (che, comunque, per la Chiesa costituisce peccato) ma per l’avere una relazione. Pur essendo stata assolta, 551 delegati alla Conferenza generale della Chiesa metodista unita, riunita a Pittsburgh, hanno votato per la riapertura del caso, sulla base dell’assunto che «l’omosessualità contrasta con gli insegnamenti cristiani», contro 345 delegati di avverso avviso. La maggioranza dei delegati ha affermato, in quella sede, l’incompatibilità tra omosessualità e cristianesimo che impedisce, quindi, il ministero religioso a coloro che pratichino l’omosessualità.
Una seconda lesbica, ora, è probabilmente destinata ad essere giudicata da ecclesiastici e popolame, anche se sono gli stessi fedeli ad averla voluta. «Non voglio diventare l’ennesimo caso – ha dichiarato il nuovo pastore Katie Ladd – voglio solo fare tutto il possibile per le persone alla cura delle quali sono stata assegnata e per la Chiesa». La stessa Chiesa che ha condannato l’omosessualità, sostenendo che costituisce un’offesa alle regole ecclesiastiche. Regole che, a quanto pare, non sono state abbastanza pregnanti: la giuria, chiamata a decidere sul caso Williams, ha ritenuto che egli non abbia violato le regole della Chiesa, in quanto le leggi metodiste e gli insegnamenti contro l’omosessualità non sarebbero sufficientemente forti per pervenire alla condanna.
Il caso è aperto. Non tutti vogliono una lesbica per pastore o, comunque, per collega. Mentre Katie Ladd, invece, aveva creduto – dopo aver trascorso anni ad aiutare emarginati, disabili, senzatetto – che «un vero pastore è chi ama la propria chiesa, ama il Gospel, ama il suo ministero» e aiuta gli altri, ora dovrà ricredersi. Non appena qualche ecclesiastico, di profonda sensibilità ed attenzione, riuscirà a scovare nella Bibbia dove è che è scritto che l’omosessualità è peccato.
Cosa si cerca in un pastore? Una persona sana, salda, a prescindere dai suoi orientamenti sessuali o forse anche grazie a quelli. Ma la Chiesa, nel bene e nel male, interferisce con ciò che è giusto e ciò che non lo è, finendo per divenirne lo specchio. A partire dalle minoranze sessuali che, se prime ad essere emarginate, ne subiranno le dirette conseguenze al di fuori della società religiosa. Ciò che è giusto e ciò che è sbagliato appartiene al patrimonio del singolo, non della comunità, e non deve essere confuso né con la religione né con altro. Dalla Chiesa dovrebbe, semplicemente, sorgere il rispetto per gli emarginati cui Katie si è sempre dedicata: e questo i fedeli sembrano averlo capito da un pezzo.

di Romina Reale

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