Ungheria, l’orgoglio LGBTI ai tempi di Orbán, intervista al Pride di Pécs: “La nostra voce arriva in tutta Europa”

Appuntamento il 19 Ottobre. Al Pride di Pécs si lotta, si resiste, si fa rete. Una comunità LGBTQIA+ che si rafforza nonostante le restrizioni, le persecuzioni istituzionali e i discorsi d'odio.

Ascolta:
0:00
-
0:00
Pecs Pride Ungheria
Il Pecs Pride in Ungheria il 19 Ottobre - La nostra intervista all'associazione che lo organizza.
7 min. di lettura

In anni recenti, l’Ungheria è diventata nell’immaginario comune un esempio draconiano di ribaltamento della democrazia liberale a favore di un proto-regime autoritario, sotto il contestatissimo governo Orban. Ed effettivamente, la realtà dei fatti, al di là dei sensazionalismi, è proprio questa.

Una lenta ma costante erosione dei diritti delle minoranze a partire dalla legge contro la propaganda gay del 2021, della libertà di dissenso, il discorso populista che si fa strada nelle aule istituzionali… troviamo qualche similitudine?

Tuttavia, l’accezione quasi mitologica di un carismatico leader che – dal giorno alla notte – instaura repressione e sopraffazione è un’arma a doppio taglio: da una parte, ci inquieta, ma dall’altra ci conforta, perché pensiamo che nelle nostre comode e avanzate democrazie europee al di fuori del blocco ex sovietico – ancora sotto pesante influenza di Mosca – non potrà mai accadere.

La realtà è invece ben diversa, come abbiamo potuto constatare. La repressione, i totalitarismi, non irrompono mai in maniera repentina, ma si costruiscono in anni di sottili e delicate manovre illiberali che, accumulandosi, finiscono per sfondare la diga di sicurezza eretta dalle Costituzioni e dalle linee guida degli enti garanti. È così che la diga cede, non con un’esplosione, ma con una lenta erosione. L’Ungheria non è all’ultimo stadio di questo processo, ma la vetta è più vicina che mai. 

Per comprendere dunque la situazione della comunità LGBTQIA+ ungherese, abbiamo intervistato Bálint Rigó e Martin Hegedűs della Diverse Youth Network, associazione che organizza il Pécs Pride, la seconda manifestazione Pride più partecipata in Ungheria dopo quella di Budapest, prevista quest’anno per il 19 ottobre. 

Uno spaccato quasi surreale di una comunità che da una parte ha ancora spazio di manovra, ma che si trova costretta a destreggiarsi tra limitazioni vaghe e per questo ancora più pericolose. Ma anche il racconto della resilienza dei corpi e delle identità queer, e di una società civile che ancora ha a cuore i diritti umani, nonostante gli ostacoli.

Iniziamo con un’introduzione: cos’è la Diverse Youth Network e come opera nell’Ungheria della legge contro la cosiddetta “propaganda gay”?

La nostra organizzazione si occupa di diritti umani in senso ampio, e ci siamo dunque concentrati sulle aree dove sentivamo che c’era più bisogno. Il nostro lavoro si basa su tre pilastri principali: diritti umani, minoranze e nazionalità, sempre con un approccio inclusivo e molta attenzione all’educazione. Siamo coinvolti nei programmi Erasmus+ e partecipiamo a diversi scambi giovanili.

In sostanza, l’idea è quella di una società diversificata, dove le persone dialogano e collaborano tra loro in modo solidale. Il momento clou del nostro Freedom of My Identity Human Rights Festival, che dura una settimana, è la Pécs Pride Parade.

Negli ultimi anni, purtroppo, ci sono state numerose azioni legali contro la comunità LGBTQI+. Il governo, approfittando della situazione d’emergenza causata dal COVID-19, ha introdotto una sorta di “legge trappola”, ancora in vigore, che impedisce alle persone transgender di cambiare nome e genere”.

Ma pensiamo anche al Primo Ministro e alle sue dichiarazioni scioccanti che paragonano l’omosessualità alla pedofilia, poco prima dell’approvazione della fantomatica legge anti-pedofilia.

Un provvedimento che, sotto la scusa di proteggere i bambini, stigmatizza e fa danni enormi alla comunità LGBTQIA+, limitando l’accesso dei giovani a informazioni libere, regolando faziosamente i programmi di educazione sessuale e imponendo restrizioni su come il tema viene trattato nei media, nell’arte e in altri contesti. Le nostre attività nelle scuole, che puntavano a fare sensibilizzazione, ormai non sono più possibili.

Questo perché i regolamenti sono così vaghi che né le autorità né la società sanno come gestire queste nuove leggi, e molti non vogliono rischiare. Gli insegnanti sono confusi su cosa possano o meno insegnare, diverse librerie sono già state multate per aver venduto libri LGBTQ+ senza una copertura speciale.

Anche le organizzazioni civili hanno incontrato grandi difficoltà a causa delle restrizioni governative. Molte iniziative che in passato aiutavano il lavoro degli insegnanti sono state bloccate. Ora, infatti, queste organizzazioni possono entrare nelle scuole solo con un permesso del governo, ma ottenere questo permesso è praticamente impossibile. Da anni, infatti, non esiste una piattaforma o un sistema di registrazione per ottenere l’autorizzazione, e la burocrazia rende tutto ancora più complicato.

Che ruolo ha il Pécs Pride nella promozione dei diritti LGBTQIA+ in questo contesto?

Durante il festival, vogliamo creare uno spazio dove non solo le comunità LGBTQI+, ma anche altri gruppi minoritari, possano incontrarsi e parlare di temi che spesso vengono evitati nella vita di tutti i giorni, in modo diretto e accessibile.

Negli ultimi anni, nonostante la propaganda politica negativa, il risultato ottenuto è che la nostra comunità e il nostro festival sono cresciuti e si sono rafforzati. Sempre più organizzazioni locali, nazionali e internazionali si uniscono a noi, e sempre più decisori capiscono l’importanza di partecipare al festival.

Quest’anno, i nostri programmi hanno incluso corsi di formazione sui diritti umani, workshop, presentazioni di libri, proiezioni di film, mostre e concerti, tutti gratuiti e aperti a tutti.

ungheria-il-pride-ai-tempi-di-orban-intervista (2)
Pécs Pride, 2021 – Fonte foto: Facebook, Diverse Youth Network

Come navigate la censura e la repressione in ambito di organizzazione del Pride? Siete soggetti a restrizioni?

Dal punto di vista politico, purtroppo, la situazione delle persone LGBTQ+ è peggiorata parecchio e gli effetti negativi si fanno sentire su tutta la società. Proprio per questo, riteniamo che il semplice fatto che il Pécs Pride esista sia diventato ancora più importante.

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

Abbiamo annunciato l’evento per la prima volta nel 2019, ma per il COVID non è stato possibile realizzarlo come avevamo previsto, quindi gran parte delle nostre attività si sono spostate online. Il primo anno è stato dunque pieno di difficoltà, sia per via della pandemia, sia perché eravamo inesperti nell’organizzare un evento di questa portata, sia per la resistenza che abbiamo incontrato.

Hanno cercato in tutti i modi di impedirci di realizzare l’evento, tra dibattiti politici infiniti e campagne diffamatorie. La situazione è stata così tesa che la polizia ha dovuto garantire la sicurezza del festival con un dispiegamento massiccio di forze.

Con il passare del tempo, però, è diventato tutto un po’ più semplice. Lavorare con la polizia è ormai molto più fluido, e grazie all’esperienza accumulata negli anni. Speriamo che, prima o poi, il Pécs Pride possa svolgersi senza alcun tipo di cordone o limitazione.

Come siete accolti dalla città di Pécs?

Il supporto della città è in crescita, i luoghi dove si tengono i programmi del festival si stanno ampliando e riceviamo sostegno da fonti davvero inaspettate. Nel 2021 [NDR: lo stesso anno dell’approvazione della legge sulla propaganda gay] la Pécs Pride Parade ha addirittura vinto il premio del pubblico del Made in Pécs, un segno che la popolazione della città apprezza davvero la nostra parata.

La Città dei Diritti Umani di Graz, in Austria, ha annunciato recentemente un gemellaggio con Pécs in occasione del Pride. Come è nata la collaborazione e quali sono gli obiettivi principali di questa alleanza tra le due città?

Il motto del Pride 2024, “Sii coraggioso“, vuole trasmettere un messaggio chiaro: l’importanza dell’unità e dello stare insieme. Una persona da sola può fare poco per cambiare le cose, ma quando ci uniamo diventiamo molto più forti.

Per questo siamo stati felicissimi quando Graz, una delle città gemellate con Pécs, ci ha contattato per mandarci due autobus pieni di persone per partecipare alla parata. Questo ci fa capire che la nostra voce sta arrivando non solo in Ungheria, ma anche in Europa.

Essendo una città rurale, dobbiamo affrontare molte più difficoltà e ostacoli, perché il paese è ancora molto centralizzato. Ma eventi come questi possono davvero far sentire di più la nostra voce. Siamo impazienti di creare nuovi legami, di conoscere la realtà delle persone LGBTQ+ di Graz e delle loro comunità, e chissà, magari continuare a collaborare in futuro. Speriamo anche che questo gesto ispiri le altre città gemellate a visitare il nostro festival e la parata, per condividere le esperienze positive e creare nuove connessioni.

Prevedete proteste o contro-manifestazioni come negli anni precedenti?

L’estrema destra si sforza di organizzare contro-manifestazioni ogni volta che c’è il Pride di Pécs o uno dei nostri eventi, ma i loro tentativi finiscono per essere ridicoli. E, in fondo, ci hanno fatto un favore: grazie a loro, abbiamo raggiunto ancora più persone e la visibilità della comunità è aumentata.

Quest’anno non fa differenza: è stata annunciata una contro-manifestazione il giorno della Pécs Pride Parade, proprio come succede a Budapest. Siamo costantemente in contatto con la polizia, che ci aiuta a far sì che il Festival e la Parata si svolgano nel modo più tranquillo e libero possibile.

Senza farsi notare troppo, la polizia presta molta attenzione agli eventi che potrebbero diventare bersagli dell’estrema destra, ma fino ad ora si è sempre trattato di piccole contro-manifestazioni, tranquille e pacifiche, che si tengono lontano dai nostri eventi e non hanno mai causato problemi o scontri.

Allarghiamo la visuale. In Italia, il governo ha approvato una risoluzione per vietare la cosiddetta “ideologia gender” nelle scuole, un provvedimento simile a quello già adottato in Ungheria. Cosa dobbiamo aspettarci? Qual è il clima attuale nelle scuole e tra i giovani in Ungheria per quanto riguarda i diritti LGBTQIA+?

Pensiamo che comunque gli studenti siano davvero interessati a capire la situazione della comunità, le diverse identità e i gruppi più piccoli che ne fanno parte. Ogni anno promuoviamo, nei limiti del possibile, tantissime ricerche e questionari, utili per i lavori universitari, attraverso i nostri gruppi pubblici e mailing list.

L’interesse c’è, e anche l’apertura, ma molti insegnanti si sentono insicuri a causa delle leggi poco chiare degli ultimi anni. Il che ha portato spesso le istituzioni pubbliche a praticare una sorta di autocensura. Molte persone hanno paura di esprimersi, soprattutto su temi legati alla comunità LGBTQI+. Questo rende anche difficile per le organizzazioni come la nostra entrare nelle scuole per fare attività di sensibilizzazione, informazione ed educazione.

E in ambito di personaggi pubblici e dell’ambiente accademico? Ci sono intellettuali e celebrità dello showbiz che hanno apertamente sostenuto il Pride o i diritti della comunità LGBTQIA+?

Purtroppo, l’autocensura è un fenomeno che colpisce anche gran parte del mondo accademico. Tuttavia, molti scrittori, poeti, ricercatori, artisti e personaggi pubblici sono attivamente schierati a favore delle persone LGBTQI+ e non hanno paura di farlo in pubblico.

All’interno della nostra organizzazione, ci sono tanti membri che fanno parte di comunità scientifiche: studenti universitari, docenti dell’Università di Scienze di Pécs e insegnanti della scuola Rom presso il liceo Gandhi.

All’inaugurazione del festival, prenderanno la parola non solo politici, ma anche insegnanti e formatori locali. Per noi, questo è un segnale importante perché rappresenta un esempio per tante altre persone che lavorano nel mondo dell’istruzione e del settore pubblico.

© Riproduzione riservata.

Mi piace
Commenta
Salva
Condividi