Differenze tra unione civile e matrimonio: cosa manca ancora
La legge Cirinnà del 2016 ha dato alle coppie dello stesso sesso un riconoscimento giuridico. La legge 76/2016 veniva approvata definitamene esattamente undici anni fa, 11 magio del 2026. Da allora ad oggi sono circa 22mila secondo l’Istat le coppie che si sono unite civilmente.
A dieci anni dall’approvazione, le differenze tra unioni civili e matrimonio egualitario restano concrete, quotidiane, e in alcuni casi brutali. È bene ricordarlo oggi. Mentre in molti si apprestano a sottolineare il passo in avanti compiuto nel 2016, ecco quali passi indietro, rispetto al matrimonio egualitario, furono fissati per legge.
L’unione civile è uguale al matrimonio? No. Ecco perché
- Non sei “coniuge”. Nell’unione civile sei “parte dell’unione civile”. In molti documenti ufficiali, contratti assicurativi, moduli ospedalieri e formulari internazionali la voce “coniuge” non ti include automaticamente. Devi spiegare, dimostrare, sperare che chi hai davanti conosca la legge 76/2016.
- Non hai diritto automatico alla genitorialità. Se il figlio è biologico del tuo partner, tu non esisti sulla carta. La stepchild adoption, l’adozione del figlio del partner, non è prevista dalla legge e viene concessa o negata a discrezione del tribunale in cui ti capita di finire. Parziale eccezione: dal maggio 2025 la Corte Costituzionale (sentenza n. 68/2025) ha dichiarato incostituzionale negare il riconoscimento alla madre intenzionale nei casi di figli nati da PMA effettuata all’estero. Una apertura storica, ma limitata: vale solo per le coppie di donne, non tocca le coppie maschili, e il percorso resta costoso e giuridicamente incerto.
- Non puoi adottare insieme. L’adozione congiunta è esplicitamente esclusa dalla legge Cirinnà, che rimanda alla legge sulle adozioni del 1983 senza modificarla.
- Se nasce un figlio durante la tua unione, è figlio di uno solo. Nel matrimonio esiste la presunzione legale di cogenitorialità: il figlio nato durante il matrimonio è automaticamente figlio di entrambi i coniugi (art. 231 c.c.). Nell’unione civile questa presunzione non esiste. Il secondo genitore deve fare ricorso, trovare un tribunale favorevole, aspettare.
- La PMA è vietata. Le coppie dello stesso sesso non possono accedere alla procreazione medicalmente assistita in Italia (legge 40/2004). Chi vuole avere figli deve andare all’estero, a proprie spese. Con il rischio di essere incriminato grazie al reato universale di GPA introdotto dalla Legge Varchi.
- Se sei una coppia di padri, la strada è chiusa. Dal 2024 la gestazione per altri è reato universale in Italia (legge 169/2024): punibile anche se praticata legalmente in un altro paese. Una coppia di uomini che ha avuto un figlio tramite GPA all’estero non può ottenerne il riconoscimento legale e rischia conseguenze penali.
- Non hai l’obbligo di fedeltà. Il Codice civile lo prevede per i coniugi. La legge Cirinnà non lo cita per gli uniti civilmente. Apparentemente un vantaggio: in realtà è il segnale che il legislatore ha costruito un istituto deliberatamente diverso e inferiore rispetto al matrimonio.
- Il cognome è complicato. Nel matrimonio l’assunzione del cognome del partner è un meccanismo consolidato. Nell’unione civile richiede una dichiarazione apposita e non funziona allo stesso modo.
- All’estero potresti non esistere. In molte giurisdizioni fuori dall’Unione Europea, un’unione civile italiana non viene riconosciuta né equiparata al matrimonio. Una coppia sposata viaggia con certezza giuridica ovunque nel mondo. Una coppia unita civilmente no.
- Non puoi sposarti in chiesa (con effetti civili). Il matrimonio può essere celebrato con rito religioso riconosciuto dallo Stato per: Chiesa Cattolica, Tavola Valdese, Unione Italiana delle Chiese Cristiane Avventiste del Settimo Giorno, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Assemblee di Dio in Italia, Unione Battista, Chiesa Evangelica Luterana in Italia, Unione Buddista Italiana, Unione Induista Italiana, Arcidiocesi ortodossa d’Italia, Chiesa dei Santi degli Ultimi Giorni (mormoni) e Chiesa Apostolica d’Italia. L’unione civile è esclusivamente civile, celebrata in forma burocratica davanti all’ufficiale di stato civile.
L’unica cosa in cui l’unione civile “batte” il matrimonio
È più facile sciogliere l’unione civile. Tre mesi dopo aver dichiarato la volontà di separarsi, la coppia può divorziare direttamente, senza passare per la separazione legale obbligatoria prevista per i coniugi. Un’agilità che dice tutto sulla natura dell’istituto: meno vincolante, meno strutturale, meno serio. Un istituto di serie B coerente con la percezione italiana delle persone LGBTIAQ+, considerate persone non degne di contribuire al tessuto civile del Paese mediante le proprie famiglie affettive.


