L’Università di Verona raccoglie 160 firme di docenti e ricercatori: bocciato il Congresso Mondiale delle Famiglie

Mobilitazione anche dell'Università, oltre alla politica e alle maggiori associazioni femministe e LGBT.

verona
2 min. di lettura

Anche l’Università di Verona si ribella al Congresso Mondiale delle Famiglie. L’evento organizzato nella città veneta dal 29 al 31 marzo prossimi ha ricevuto un secco No dall’Università. Difatti, in un documento che condanna il Congresso, sono state raccolte 160 firme, tra docenti e ricercatori dell’Ateneo. L’iniziativa è nata dal Dipartimento di Scienze Umane, ma è stata accolta e firmata da moltissimi membri provenienti da tutta l’Università di Verona. Tra le firme si trovano anche nomi di tutto rispetto, conosciuti non solo a livello locale. Come la firma dallo storico Gian Paolo Romagnani, del chirurgo Giovanni De Manzoni e Riccardo Panattoni, ordinario di Filosofia morale e direttore del dipartimento.

Il documento che chiaramente contesta l’evento in programma, lo definisce come un “espressione di un gruppo organizzato di soggetti che propongono convinzioni etiche e religiose come fossero dati scientifici“. I docenti e ricercatori che hanno scelto di firmare il documento, spiegano anche le motivazioni che li hanno portati a prendere questa iniziativa.

Non ci sono opinioni personali nella bocciatura del Congresso di Verona

Il documento spiega chi sono coloro che sostengono la causa e la loro opinione a riguardo.

Siamo persone diverse per età, genere, origine, convinzioni politiche, fede religiosa. Unite dal lavorare nella stessa istituzione, l’università pubblica, una delle espressioni più autorevoli del sapere scientifico“. Tali convinzioni “vengono affermate come fondate scientificamente. Quando in realtà la ricerca internazionale non è mai giunta a questi esiti e li ha invece smentiti in diverse circostanze“.

A destare critiche non sono le opinioni personali dei firmatari riguardo il tema dell’aborto (che i partecipanti al Congresso vogliono vietare), dell’omosessualità (da condannare o criminalizzare) e del divorzio (limitare il più possibile). Bensì la definizione di immoralità o la non naturalezza di questi temi. Citando ricerche scientifiche che non hanno fondamenti. Come Università, dunque, non possono accettare che Verona ospiti un evento con convinzioni smentite più volte dalla ricerca internazionale. 

I punti fondamentali

Il documento dell’Università di Verona continua, spiegando punto per punto le convinzioni sbagliate su cui si fonda il Congresso Mondiale delle Famiglie. 

  • Donna, carriera e calo demografico: come punto critico è il fatto che il Congresso associa il calo demografico al fatto che la donna possa lavorare e fare carriera. Questo, non le consentirebbe di stare a casa a fare la moglie (e quindi soddisfare l’uomo cucinando per lui, pulendo la casa e avendo rapporti sessuali per fini riproduttivi). E la madre, accudendo i bambini.
  • L’aborto, visto come un omicidio, è in realtà una procedura che punta a salvaguardare il bene della donna, oltre ad essere una pratica regalata dalla legge.
  • Bocciato anche il punto sull’omofobia, in quanto l’omosessualità non può essere vista come una malattia. 
  • Il documento conclude le critiche spiegando che la comunità scientifica – che raccoglie al suo interno ricercatori, docenti, ordini professionali, comitati etici e associazioni accademiche – “hanno da tempo preso le distanze da queste credenze“.

Si mostra poi anche una preoccupazione per gli ospiti del Congresso, proveniente da Russia, Ungheria e in generale dall’Est Europa. Questi, spiegano i docenti e ricercatori di Verona, promuovono “politiche censorie rispetto al dibattito pubblico su questi temi e restrittive della libertà di ricerca e insegnamento universitari“. Infine, il documento non guarda solamente alla ricerca scientifica, ma citano anche i valori della comunità, della solidarietà, la libertà di insegnamento e il rigetto di pregiudizi e discriminazioni.

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