Unomattina: “Indubbia svirilizzazione e demonizzazione del maschio bianco etero”

"Gli uomini sono troppo femminilizzati?". Questo il surreale dibattito andato in onda su Rai1, con Diego Fusaro e Laura Tecce a briglie sciolte nel parlare di identità di genere, senza veri esperti nè reale contraddittorio.

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“Dobbiamo parlare di un argomento che sta davvero facendo discutere”.

Così martedì 5 luglio, alle ore 10 del mattino, la giornalista Maria Soave ha dato il via ad un talk a tinte omotransfobiche sulla prima rete pubblica nazionale. Soave ha letto un virgolettato di Sean Penn, attore due volte premio Oscar, convinto che gli uomini “siano stati piuttosto femminilizzati. Ho donne molto forti nella mia vita che non considerano la mascolinità un segnale di oppressione nei loro confronti. Ci sono un sacco, credo, di geni codardi che portano la gente a rinunciare ai jeans e indossare la gonna”.

Parole rilasciate da Penn al The Independent, qui del tutto decontestualizzate per lanciare un dibattito insieme alla giornalista Laura Tecce (in passato più volte esplicita nel dire che “un uomo non è una donna e non lo sarà mai“), al filosofo Diego Fusaro tristemente celebre per le sue posizioni estremiste, omotransfobiche e negazioniste e lo scrittore Stefano Ferri, crossdresser più famoso d’Italia.

 

“Gli uomini sono troppo femminilizzati?”, ha domandato Soave a Tecce, che ha replicato con un “sottoscrivo assolutamente le parole di Sean Penn. La mascolinità non è un segnale di oppressione. Esistono i maschi e le femmine, gli uomini e le donne. Ognuno ha i suoi ruoli. Oggi va molto di moda parlare di “mascolonità tossica”, ma in che senso? Ci sono casi estremi di violenza sulle donne, nessuno vuol negare che talvolta si possa avere una situazione di oppressione, che è poi da ambo le parti (?!?), ma cosa vuol dire essere un maschio tossico? Vestirsi da maschio? Benvenga. Non andare dal chirurgo? Viva Dio“.

A quel punto la parola è stata data a Ferri, maschio eterosessuale, sposato con figli che veste abiti femminili. “Perché questa scelta?, ha chiesto la conduttrice Soave.

“Non è una scelta, è il mio modo molto personale di intergrare la parte maschile e femminile che tutti noi abbiamo nella psiche”, ha replicato lo scrittore. “In me si sono così integrate. Vivo in una società che attribuisce uno stigma agli uomini che si vestono da donna. Le parole di Sean Penn ricalcano quello che 150 anni fa colpiva le donne in pantaloni. Le mode hanno bisogno di tempo per legittimarsi”.

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Soave, che evidentemente non ha ascoltato le parole del suo ospite, torna a parlare di ‘scelta‘, e di come sua moglie e sua figlia gestiscano questa sua ‘scelta’, che la giornalista definisce ‘eccentrica‘.

“Eccentrica statisticamente perché siamo un fenomeno ancora marginale. Mia figlia ha 13 anni, fa parte della generazione fluida e non gliene importa nulla, nè a lei nè ai suoi compagni. Mia moglie ha dovuto percorrere lo stesso cammino che ho percorso io. Ho iniziato a vestirmi così a 36 anni. Ci ho messo 36 anni per superare i pregiudizi che avevo. Lei ce ne ha messi soltanto 10. La sua è stata una grande dichiarazione d’amore”.

Per la 3a volta, incredibile ma vero, Soave torna a parlare di ‘scelta forte’ da parte di Ferri, chiedendo a Tecce una sua opinione. “Ognuno è libero di fare quel che vuole se non arreca danno agli altri. Però perdonami quando dici che tua figlia appartiene ad una generazione fluida, non diamo questi messaggi perché non è così. Esistono ancora delle differenze di genere. Questa è un’idea che i media vogliono propagandare. Ma non è proprio così. Tu sei libero di fare quel che vuoi, ma non diamo messaggi che tutti dovremmo andare verso la fluidità”. “Non credi ci sia anche una forma di egocentrismo in quello che fai, di attirare l’attenzione su di te?”.

“Mi ha dato molti più problemi che vantaggi, te l’assicuro”, ha dovuto precisare Ferri al cospetto dello spauracchio gender sbandierato da Tecce, prima di passare la parola a Fusaro, che ha subito sposato le parole iniziali di Sean Penn. “La nostra è una società dello sconfinamento”, ha sottolineato il filosofo salviniano. “Dove tutti i confini vengono aperti e superati, oltre ogni limite nell’ambito etico e di genere. Stiamo assistendo ad una svilirizzazione integrale della società, che produce individui unisex, ibridi, che non sono uomo nè donna, che possono essere contemporaneamente entrambe, a seconda del gusto individuale che diventa spesso capriccio insaziabile per i consumatori”.

L’identità di genere e l’orientamento sessuale presentati come ‘capriccio’ sulla prima rete pubblica, al mattino, davanti a un paio di milioni di telespettatori, nel 2022. Ed è qui, dinanzi al “consumatore”, che Soave ha domandato a Fusaro se non siano le aziende (?) a “spingere verso questa fluidità? È una spinta del marketing?. Risposta affermativa da parte del filosofo, secondo cui “l’uomo svirilizzato è un uomo remissivo, che subisce, è la vittima. Stiamo assistendo ad una società che perde ogni riferimento eroico e virile, stiamo perdendo il padre, figura maschile per eccellenza per i greci. La società del consumo non deve avere padri, che è l’emblema della legge e la legge è il limite. Una società senza limiti è una società senza padri”.

Parole senza reale contraddittorio, quelle di Fusaro, a cui ha provato a rispondere Ferri, che ha semplicemente ricordato come “i miei 36 anni vestito in giacca e cravatta io ho subito e basta. Ero un uomo in ginocchio, non ero me stesso. Ho iniziato ad impormi e a vincere vestito così, perché io così funziono. Io non dico che tutti debbano vestirsi come me, sto semplicemente dicendo che se ad un uomo capita l’avventura di essere come sono io, non solo funziona così da tutti i punti di vista ma c’è bisogno che gli altri lo legittimino, così come oggi legittimiamo le donne con i pantaloni e con i mocassini”.

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Laura Tecce, ancora una volta, è entrata a gamba tesa, parlando di un “indubbio atto nella società di svirilizzazione e di demonizzazione del maschio bianco etero, perché la categoria è quella”, fino al gran finale della conduttrice. “Stefano, non prenderla come una mancanza di rispetto, ma ti chiedo: ti senti un vero uomo vestito così?”, ha domandato Maria Soave, con Ferri che ha così replicato. “Assolutamente sì. Mi sento me stesso, e appartenendo al genere maschile essere me stesso significa essere un vero uomo”.

Un discutibile quarto d’ora mattutino andato in onda sulla prima rete Rai senza la presenza di veri esperti sulle violenze di genere o di gender studies. “Una scelta ideologica”, ha denunciato su Instagram Matteo Rastelli. “Ennesima riduzione inaccettabile: quella dell’indentità di genere alla pura scelta capricciosa. Le persone trans o di genere non conforme consapevoli della loro condizione non scelgono “cosa essere” da un momento all’altro e come se stessero scegliendo quali calzini indossare. E quella dell’identitè di genere non è nemmeno un’invenzione contemporanea. Se è recente la sua sistematizzazione in un settore di studi, è da sempre che le società riscontrano il superamento del binarismo o la fluidità di genere“, ha tuonato Rastelli, per poi proseguire. “L’uomo è qui presentato come incarnazione dei più stereotipati e rigidi elementi di mascolinità e virilità. L’uomo è combattente, eroe, forte, padre o non è uomo. L’uomo non si prende cura di sè perché non ha tempo, deve condurre la famiglia e rifugge le frivolezze che sono appannaggio del femminile. L’uomo è così o non è uomo. È esattamente questa concezione che genera la pressione sociale sul ruolo di genere maschile e origina la performatività, il sessismo, l’omofobia. Quello che è andato in onda con la pretesa di essere un argomento riempitivo di 10 minuti, senza alcuna conseguenza sugli ascoltatori, si è rivelao essere una legittimazione televisiva di personalità negazioniste di urgenti problematiche sociali (come fa Fusaro con l’omotransfobia e la violenza di genere). Non benissimo”.

Affatto, ci tocca aggiungere.

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