Insulti, calci e schiaffi nel bar in cui, da sempre, i gay e le lesbiche catanesi si sentono a casa. Un bar frequentatissimo dalla comunità lgbt etnea, perché si trova proprio lì, a due passi dal Pegaso, la discoteca gay per eccellenza della città. Un posto dove andare tranquillamente e che, invece, è diventato teatro di un’aggressione omofoba.
È successo intorno alle 5 del mattino del 2 novembre scorso quando un gruppo di ragazzi vicini ad Arcigay Catania, subito dopo la serata in discoteca si erano recati a all’Etoile, in via Dusmet, per prendere qualcosa da mangiare. Due di loro entrano nel bar, molto affollato. Uno si avvicina al bancone per prendere ordinare da mangiare. È in quel momento che partono gli insulti: “pezz’i puppo” (“razza di frocio”, in dialetto catanese). Il ragazzo non reagisce, prende da mangiare e si avvia verso l’uscita. Non fa in tempo ad arrivare alla porta che gli arriva un calcio sul sedere. Esce e raggiunge il fidanzato che lo aspettava fuori. Gli racconta l’accaduto e lui, il fidanzato, entra nel bar. Con calma chiede spiegazioni agli aggressori che per tutta risposta lo prendono a schiaffi. Due schiaffi così forti che chi non ha visto la scena ha sentito il rumore delle mani che si scagliavano contro il viso del ragazzo.
Tutto accade davanti ai tantissimi clienti del bar e al personale. Nessuno interviene, nessuno dice una parola.
“Quello che è accaduto – spiega il presidente di Arcigay Catania Alessandro Motta al telefono con Gay.it – è grave e si inserisce in un’atmosfera pesante che Catania vive da qualche tempo. Abbiamo assistito ad un femminicidio, poi ad un episodio di discriminazione nei confronti di una ragazza trans, poi un accoltellamento e ora questo”. “La cosa che turba di più – spiega Motta – è che sia accaduto in un posto che tutti frequentiamo da sempre, dove non era mai successo niente del genere. Questa città vive una deriva violenta. I tempi della Primavera di Bianco sono finiti da un bel pezzo”.
E qualcuno già invoca il boicottaggio contro l’Etoile.
“Non crediamo che il boicottaggio sia l’arma migliore – continua Motta -, perché il risultato sarebbe la vittoria di quei balordi. Non dobbiamo rinunciare a spazi di visibilità, anzi, dobbiamo conquistarli”.
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