Vivere con Hiv: la salute sessuale è un diritto, non un lusso

Costruire benessere, abbattere stigma, vivere pienamente: perché la salute sessuale è parte dei diritti delle persone che vivono con Hiv. Un colloquio con Lorenzo Badia: "La salute sessuale non è solo l'assenza di malattie: oggi puntiamo a un vero benessere olistico delle persone."

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Nell’ambito della campagna promossa da Gilead Sciences “Hiv: ne parliamo?”, abbiamo intervistato Lorenzo Badia, dirigente medico infettivologo presso l’USL di Imola, protagonista del secondo webinar della serie “HIV. Ti va di parlarne?” dedicato al tema della salute sessuale.

Il benessere sessuale è un concetto semplice, ma ancora rivoluzionario per chi vive con l’Hiv. Soprattutto in Italia, dove parlare di sesso con lə propriə medicə di riferimento è ancora visto come qualcosa di inusuale o da affrontare con velata vergogna, più che come parte integrante della cura.

Salute sessuale e Hiv: il diritto di star bene

Chi vive con Hiv ha il diritto di pretendere di parlare della propria salute sessuale con lə propriə medicə, senza essere giudicatə.” dichiara Badia. Chiaro, diretto. Eppure, nella realtà, questa è ancora più un’eccezione che la prassi.

“Sempre più spesso si parla di empowerment delle persone assistite, ma il salto culturale vero avverrà solo quando tuttə coloro che vivono con Hiv si sentiranno di raccontare con naturalezza i propri desideri, i propri dubbi, le proprie esperienze senza filtri. Anche perché il sesso è parte della salute generale di una persona, non un capitolo a parte. U=U: lo ripeteremo finché servirà. Chi vive con Hiv in terapia efficace non può trasmettere il virus. Punto.

Questo è il principio di U=U (Undetectable = Untransmittable). Ancora oggi, troppe persone (e purtroppo anche troppə medicə) ignorano o sottovalutano questa verità scientifica. Ma U=U non è solo uno slogan: è una chiave per ridare libertà sessuale, affettiva e sociale a chi vive con Hiv.

Saperlo cambia tutto. Permette di vivere rapporti sessuali più sereni, liberi dalla paura. Permette di scegliere liberamente se e come costruire legami affettivi e familiari, vivendo la propria sessualità pienamente. È un messaggio che salva vite, perché spezza il circolo dello stigma.

Invecchiamento e salute sessuale: una sfida nuova

Secondo Badia, con l’invecchiamento della popolazione con Hiv, emergono nuove esigenze cliniche e sociali.

Oggi, una parte sempre più significativa delle persone con Hiv ha superato i 50 anni. Il desiderio sessuale, le relazioni intime, la ricerca del piacere e la costruzione di legami restano bisogni profondi in ogni fase della vita, senza limiti di età.

Questo richiede una medicina che guardi oltre il “parametro clinico”, che si occupi di ormoni, di benessere psicologico, di adattamenti fisici legati all’età. Serve uno sguardo multidisciplinare che includa infettivologə, andrologə, ginecologə, psicologə e operatorə peer.

Screening e prevenzione: il pacchetto minimo

Chi vive con Hiv dovrebbe ricevere regolarmente ad ogni controllo un “pacchetto base” di screening e prevenzione: test della sifilide, tamponi per clamidia e gonorrea, monitoraggio periodico per epatite B e C. La frequenza ideale è almeno ogni 6 mesi, insieme agli esami di routine, ma in caso di vita sessuale molto attiva si può valutare anche ogni 3 mesi, come avviene per chi assume la PrEP.

È importante inoltre implementare le vaccinazioni per epatite A e B, papilloma virus, meningococco B (che dagli studi sembra ridurre il rischio di acquisizione della gonorrea del 30%) e meningococco quadrivalente.

Va anche eseguito almeno annualmente, o secondo quanto concordato con lə propriə medicə, il pap test anale e/o vaginale, per lo screening dei tumori HPV correlati.

Doxipep: un nuovo strumento di prevenzione

Una delle novità più discusse è la Doxipep: profilassi antibiotica post-esposizione a base di doxiciclina per ridurre il rischio di infezioni batteriche come sifilide e clamidia.

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Non è una soluzione per tuttə. “Alcunə preferiscono monitorare spesso e trattare solo se necessario, evitando carichi farmacologici ulteriori“, spiega Badia. “Altrə, invece, trovano nella Doxipep un validə alleatə, soprattutto in momenti di vita sessuale particolarmente intensa.”

Il dialogo con lə medicə è fondamentale per scegliere consapevolmente ed eseguire correttamente questo tipo di strategia profilattica.

Blip virali: quando non preoccuparsi

Un valore virale rilevabile sotto le 200 copie/ml, che in termine scientifico si chiama blip, non è motivo di panico. La ricerca è chiara: nessuna trasmissione documentata sotto questa soglia.

Anche qualche dimenticanza occasionale della terapia, nelle terapie moderne, è ben tollerata. “La forgiveness dei nuovi farmaci è alta. Saltare una compressa ogni tanto non mette a rischio l’efficacia“, rassicura Badia, “ma è importante ricordare che maggiore è l’aderenza, minore è il rischio di fallimento della terapia“.

Chemsex: parlarne senza paura

Il Chemsex è una pratica complessa, che merita ascolto e comprensione e richiede uno sguardo senza pregiudizi. Con Chemsex si intende l’uso di sostanze per potenziare o prolungare esperienze sessuali, diffuso soprattutto nella comunità MSM.

Parlarne senza giudizio significa proteggere la salute, conoscere i rischi (overdose, dipendenze, infezioni) e adottare strategie di riduzione del danno.

La collaborazione tra gli ancora sporadici servizi di riduzione del danno, i centri di salute sessuale e i SERD è fondamentale, affinché chi pratica Chemsex possa chiedere aiuto senza paura.

Riduzione del danno e dei rischi: nuove strategie

Ridurre i rischi associati al Chemsex è possibile. Portare sempre una dose di terapia antiretrovirale extra può fare la differenza, soprattutto nei momenti di intensa attività sessuale o lontananza da casa. Scegliere terapie ad alta barriera genetica è utile per chi ha un’aderenza non ottimale, mentre valutare insieme al proprio medico strategie long-acting può aiutare chi trova difficile gestire la terapia quotidiana. Infine, conoscere le sostanze che si assumono, dosarle consapevolmente e considerare eventuali interazioni con altri farmaci assunti, resta un pilastro fondamentale della riduzione del danno.

Ogni piccola accortezza può salvare la salute. Anche in un weekend folleggiante”.

Il ruolo dei peer e delle associazioni

Le associazioni peer-to-peer e i checkpoint sono alleatə preziosə. Offrono ascolto, supporto, mediazione con i servizi sanitari.

A volte è più facile raccontarsi a chi ha vissuto esperienze simili che a unə medicə. I peer non sostituiscono lə medicə, ma aiutano a costruire ponti di fiducia.

Verso una rete di cura integrata

Il futuro è nella collaborazione: centri dove infettivologə, dermatologə, urologə, ginecologə, psicologə e operatorə peer lavorano fianco a fianco.

L’Emilia-Romagna, con i suoi percorsi integrati di salute sessuale, è un esempio virtuoso. Ma in molte regioni italiane serve ancora investire.

Una salute sessuale piena è un diritto fondamentale che deve essere garantito a ogni persona. Non possiamo accontentarci di sopravvivere: dobbiamo vivere bene, vivere liberə.

La salute sessuale è parte della dignità di ogni persona. Non è un lusso, è un diritto“, chiude Badia.

Un diritto da reclamare. Da vivere senza paure. Da proteggere, oggi più che mai.

Se vuoi saperne di più visita hivneparliamo.it

HIV: NE PARLIAMO?: ecco i prossimi appuntamenti

8 maggio 2025 ore 18.00 – Benessere psicologico – Ospite: Valeria Calvino – Checkpoint Plus Roma

20 maggio 2025 ore 18.00 – Incontro riepilogativo e conclusivo – Ospite: Enrico Caruso, Milano Checkpoint

Gli estratti degli incontri e le video pillole degli esperti saranno disponibili su gileadpro.it/it-it/Home/HIVneparliamo

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