Emmanuel e Brigitte Macron hanno fatto causa alla commentatrice politica americana di estrema destra Candace Owens, colpevole di aver definito la premiere dame “transgender”.
Brigitte Macron denuncia Candace Owens

I Macron hanno definito le azioni di Owens, che comprendono tutta una serie audio e video in otto parti che alimentano la clamoroa fake news del “complotto trans”, come una “campagna diffamatoria incessante e ingiustificata“. La denuncia per diffamazione, lunga 219 pagine, è stata depositata mercoledì presso il tribunale dello stato del Delaware. Si sostiene che Owens abbia perpetuato affermazioni “dimostrabilmente false” sull’identità di genere di Brigitte sulle proprie piattaforme social.
“Queste bugie hanno causato un danno enorme ai Macron“, si legge nella causa, aggiungendo che le false affermazioni avrebbero sottoposto la first lady e il presidente francese a “una campagna di umiliazione globale, trasformando le loro vite in preda a menzogne motivate dal profitto”. “Owens ha vivisezionato il loro aspetto, il loro matrimonio, i loro amici, la loro famiglia e la loro storia personale, distorcendo tutto in una narrazione grottesca progettata per infiammare e degradare“, sostiene la causa. “Il risultato è puro bullismo incessante su scala mondiale. Ogni volta che i Macron lasciano la loro casa, lo fanno sapendo che innumerevoli persone hanno sentito, e molti credono, a queste vili invenzioni. È invasivo, disumanizzante e profondamente ingiusto”.
Depositata presso la Corte Superiore, la denuncia, composta da 22 capi d’accusa, chiede il risarcimento danni contro l’influencer e le sue aziende, includendo danni penali.
La condanna del 2024 ora cancellata dalla Corte d’Appello con ricorso in Cassazione

Non è la prima volta che Brigitte Macron si affida ai tribunali per mettere un punto alla fake news che la vorrebbe “donna trandgender”. Nel 2024 la first lady di Francia ha vinto una causa per diffamazione nei confronti di due donne. Tre anni prima Amandine Roy e Natacha Rey pubblicarono su Youtube un’intervista video in cui sostennero che Brigitte fosse nata uomo. A loro dire la premiere dame non era la madre dei suoi tre figli. Il video, in cui le due donne affermavano di aver scoperto una “menzogna di stato”, divenne virale poche settimane prima delle elezioni presidenziali francesi del 2022, scatenando fake news traboccanti transfobia tra i teorici della cospirazione e gli estremisti di destra. Secondo simili folli voci, il fratello della first lady Jean-Michel Trogneux aveva cambiato genere e assunto l’identità di Brigitte.
Nel 2024 un tribunale di Parigi ha condannato Roy e Rey ad una multa di 500 euro con sospensione della pena e a pagare 8.000 € di danni a Macron e 5.000 € a Trogneux, ma la scorsa settimana la Corte d’appello di Parigi ha prosciolto le due donne. L’avvocato di Brigitte Macron, Jean Ennochi, ha ieri annunciato che ricorreranno in Cassazione anche per il fratello della première dame.
Vladimir Luxuria e il “caso” Brigitte Macron

Una battaglia legale, quella tra i Macron e le fake news transfobiche, che va avanti da anni, con Vladimir Luxuria che ha oggi voluto sottolineare come non dovrebbe essere considerato “umiliante” essere definite “donne trans”.
“Giustamente bisogna condannare le tante fake news che circolano in rete e la famiglia Macron ha tutto il diritto di smascherare le bufale e restituire verità; trovo però esagerato nel capo di imputazione parlare di “campagna di umiliazione globale”. Dire di una donna nata tale (cisgender) che era un uomo è una bugia non una “umiliazione”: perché nella ricerca legittima della verità occorre usare un linguaggio offensivo nei confronti di chi non è nata donna, di tutte le persone transgender?”, si è domandata Vladimir, per poi aggiungere. “Se qualcuno scrivesse che in realtà io sarei nata donna smentirei questa affermazione senza sentirmi “umiliata” perché nessuna condizione sessuale è umiliante. In questo caso il principio di “egalité” è messo davvero in dubbio”.
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