William John Bankes, l’archeologo omosessuale che tradusse la stele di Rosetta

Un grande importanza per la storia dell'antico Egitto.

stele di rosetta
2 min. di lettura

A molti, se non a tutti,  il nome di William John Bankes non dirà nulla. Non si tratta di un personaggio dello spettacolo, di un politico LGBT o un attivista di spicco. Ma di un archeologo. O meglio, un egittologo. Nato l’11 dicembre 1876 nel Dover e morto a Venezia il 15 aprile 1855, William John Bankes è uno dei ricercatori che ha tradotto la stele di Rosetta, un grande lastra in granito nero divisa in tre parti scritte in tre “lingue” diverse:  geroglifico, demotico e greco antico.

Nell’ultimo giorno del Pride Month, vogliamo ricordare l’egittologo gay, costretto a fuggire dal suo Paese proprio per la sua omosessualità, nonostante fosse stato uno dei protagonisti di una delle scoperte più importanti della storia dell’antico Egitto.

La decodificazione della stele di Rosetta

Bankes era un politico, un esploratore e un collezionista. Proprio quest’ultima sua caratteristica lo ha aiutato a decodificare la stele di Rosetta, grazie all’obelisco di File, intorno agli anni ’20 del 1800. Questo aveva due iscrizioni sulla base: una era in geroglifico, l’altra in greco. La scoperta di Bankes fu che in entrambe le iscrizioni (che non erano l’una la traduzione dell’altra), c’erano due nomi, questi si tradotti in entrambe le lingue: Tolomeo e Cleopatra. Confrontando i segni e le lettere in comune, Bankes riuscì a decifrare una parte del testo, utilizzato poi dai più famosi Jean-François Champollion e Thomas Young per decifrare l’intero testo sulla stele di Rosetta.

William John Bankes: l’archeologo gay Fuggito dal Regno Unito

Sebbene Jean-François Champollion ebbe quasi tutto il merito sulla decodificazione della stele, non si può dimenticare l’importante spinta che William John Bankes diede con i primi segni tradotti.

E per questo, è bene ricordare la sua storia. Ai tempi di Bankes, l’omosessualità era tenuta segreta per evitare guai. Bastava un sospetto per andare a processo, come gli capitò appunto nel 1833. Solo la difesa di un importante testimone fece concludere la vicenda senza problemi.

Ma non fu così pochi anni dopo, nel 1841. In quell’anno, fu sorpreso in intimità con un soldato a Green Park. Per evitare un secondo processo per sodomia, decise di esiliare, temendo che un tribunale lo avrebbe condannato a morte. Lasciò ogni avere al fratello, per poi fuggire.  Fuori dal Regno Unito continuò la sua vita di archeologo e collezionista, finché non si trasferì a Venezia, dove morì nel 1855.

Oggi, William John Bankes è parte integrante di un percorso a tema Lgbtq intitolato “Desire, love, identity” nel British Museum a Londra. Tale visita prevede appunto la stele di Rosetta, oltre a dei busti dell’imperatore Adriano e Antinoo (suo amante), e altri reperti antichi riguardanti la comunità omosessuale dell’epoca, e come era assolutamente normale.

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