Zio Rupert e baby Xavier, il nipotino geniale canadese, Dolan, al Lido?
Sarebbe l’accoppiata gay più giusta per un’edizione del Festival di Venezia (30 agosto-9 settembre), la 74esima, sempre diretta da Alberto Barbera, che i rumors sostengono davvero potente, in grado di appannare un Festival di Cannes quest’anno fragile e avvelenato, a parte il successo queer del bellissimo e commovente 120 Battements par Minute di Robin Campillo (caro Pedro, non ti perdoniamo per avere dato la Palma d’Oro al sarcastico film-performance concettuale svedese The Square, no!).
Sì, perché il dotato folletto di Mommy ha velocemente terminato il suo nuovo cineparto gay La mia vita con John F. Donovan su una star della tv perseguitata da un fan che s’insinua nella sua vita attraverso lettere che svelano un rapporto sempre più profondo, sullo stile di Da una storia vera di Polanski (inutile dire che anche qui il rapporto madre-figlio sarà incandescente e fondamentale nella trama).
Si diceva in predicato per Cannes 2018 – la Palma d’Oro che tutti aspettano e che Dolan ha sfiorato col notevole È solo la fine del mondo – ma Dolan è riuscito a finirlo in tempi record e fonti informate ci dicono che è in trattativa con Alberto Barbera (a Venezia Dolan era stato premiato col Fipresci della critica per il thriller psicologico, peraltro minore, Tom à la ferme).
Il cast è semplicemente sbalorditivo: tre femmine da Oscar quali Susan Sarandon, Kathy Bates e Nathalie Portman più la candidata Jessica Chastain intorno al protagonista Kit Harington, il bell’attore britannico Jon Snow de Il trono di Spade, presente al Giffoni Film Festival dove ha rilasciato alcune dichiarazioni a proposito del personaggio: “Recitare il ruolo principale in un cast pieno di vincitrici di premi Oscar mi intimidiva. All’inizio ero spaventato. Xavier Dolan mi proponeva di sperimentare qualcosa di nuovo e coraggioso. Sono molto contento di quest’esperienza, la più impegnativa della mia carriera. È stato un vero privilegio, lavorare con persone così ti fa migliorare. Susan Sarandon, ad esempio, la ammiro da tutta la vita, e trovarmi a poter conversare con lei e bere insieme il caffè, mi ha regalato alcuni dei momenti più bizzarri della mia vita. Nel film recito un personaggio per alcuni aspetti molto simile a me, una star tv che sta per esordire al cinema. Un ruolo che conosco bene, ma anche lontano per altri aspetti, perché lui è un divo omosessuale non dichiarato che finisce in uno scandalo. Ho cercato di rendergli giustizia”.
Rupert Everett potrebbe essere in concorso con l’atteso biopic The Happy Prince sugli ultimi anni di Oscar Wilde, “un road movie: dal carcere alla tomba!” come l’ha definito il regista in un’intervista pubblicata sull’Hollywood Reporter.


Tra gli altri titoli probabili al Lido, Suburbicon di George Clooney scritto dai fratelli Coen, con Julianne Moore e Oscar Isaac, Victoria e Abdul di Stephen Frears, The Shape of Water di Guillermo Del Toro, Ella e John di Paolo Virzì, Mother! di Darren Aronofsky con Jennifer Lawrence.
Nonno Rupert sfiderà il nipotino Xavier in concorso? Giovedì l’ardua sentenza con la conferenza stampa di Venezia 74.


