Zander Murray e l’omofobia interiorizzata: “La mia salute mentale ha fatto fatica”

Dopo il coming out, il calciatore scozzese racconta le difficoltà di fare pace con la propria sessualità.

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@zandermurray19
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Lo scorso Settembre Zander Murray, 31 anni, ha fatto coming out diventando il primo calciatore professionista apertamente gay nella Scottish Professional Football League.

Ma scoprire e accettare la propria sessualità non è stata una passeggiata di salute.

In un’intervista con Pink News, Murray racconta dei suoi primi vent’anni tra negazione e repressione. Rendendosi conto di non essere attratto dalle ragazze già dal primo liceo, Murray si è ritrovato faccia a faccia con la propria omofobia interiorizzata.

È lì che la mia salute mentale ha cominciato a vacillare. Lottavo contro quello che sono” racconta il calciatore, definendo quegli anni una ‘terapia riparativa’ autoinflitta nel tentativo di vivere come un uomo eterosessuale.

A ventisette anni – dopo essersi ripromesso di non forzare più altre relazioni con donne – Murray ha cominciato ad accogliere la propria omosessualità, ma l’ambiente calcistico non è stato dei più comprensivi: “Essere gay in quel contesto è visto come inferiore” spiega nell’intervista, facendo riferimento a numerosi commenti ‘sgradevoli’ negli spogliatoi, che hanno reso il suo coming out ancora più complicato: “Non penso fossero per forza omofobi, ma proprio una mancanza d’educazione. E questo ha avuto un grande impatto: pensi che sia qualcosa di orribile”.

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Dopo averlo detto a  famiglia e amici, il calciatore ha trovato anche la forza di esporsi pubblicamente. Oggi non è solo il primo giocatore apertamente gay in Scozia, ma il 13 Marzo uscirà anche, Disclosure: Out on the Pitch, documentario che ripercorre la sua storia e cerca di aprire nuove porte per gli atleti LGBTQIA+.

Oltre a raccontare il suo percorso d’accettazione e scoperta, lo speciale coinvolgerà gli interventi di numeros* sportiv* nel mondo LGBTQIA+ con l’obiettivo di contrattaccarne lo stigma, elencando quanti progressi sono stati fatti negli ultimi 20 anni.

“Lo scopo principale è che colpisca quelle persone che stanno passando un periodo difficile, che magari si sentono sole o come dei pesci fuor d’acqua” spiega Murray “Voglio anche cercare di cambiare la prospettiva di un padre omofobo che sta mettendo in difficoltà suo figlio, sua figlia, o qualunque genere ess* si identifica”.

Il calciatore ribadisce che nonostante i passi avanti, non si può mollare la presa: “Non possiamo restare sedut* in poltrona. C’è ancora tanto lavoro da fare”.

© Riproduzione riservata.

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