Oggi 44enne, Thora Birch è stata una cosiddetta ‘bimba prodigio’, avendo iniziato a recitare all’età di 7 anni appena per poi prendere parte a film come La strada per il paradiso (1991), Hocus Pocus (1991) nei panni di Dani Dennison, Caro Babbo Natale (1991), Il mio amico zampalesta (1994), Giochi di potere (1992), Sotto il segno del pericolo (1994) e Amiche per sempre (1995), insieme a Christina Ricci, Melanie Griffith, Rosie O’Donnell e Demi Moore.
Quattro anni dopo, all’età di 17 anni, gira American Beauty di Sam Mendes, al fianco di Kevin Spacey e Annette Bening, film vincitore di 5 premi Oscar che valse a Thora una nomination al Premio BAFTA come miglior attrice non protagonista.
Passati 27 anni Thora Birch ha fatto coming out come donna bisessuale dalle pagine di UsMagazine, nel celebrare il 35° anniversario del locale queer The Abbey a West Hollywood. Sposata con il talent manager Michael Benton Adler dal 21 dicembre 2018, Thora ha ricordato come essendo nata a Los Angeles sia sempre stata al fianco della comunità LGBTQIA+, “che ha plasmato gran parte di ciò che sono e della mia identità, essendo una persona bisessuale“.
“Non voglio entrare troppo nel merito della politica, ma trovate la vostra comunità, dove potete, e sostenetela, e rimanete al suo fianco, e condividete l’amore che vi unisce, e fatelo arrivare agli altri”. “Questo è l’unico modo per superare tutta questa follia, abbracciandoci a vicenda. Dobbiamo smettere di combattere“.
Thora è cresciuta a West Hollywood, a pochi metri dallo storico locale LGBTQIA+ The Abbey, da lei considerato quasi una seconda casa.

Nel sequel di Hocus Pocus, uscito su Disney+ nel 2022, Thora non è apparsa, ma in un ipotetico terzo capitolo vorrebbe esserci, così come si è detta pronta a tornare sul set per un eventuale sequel di Amiche per sempre.
Vista anche in The Hole e in Ghost World nel 2001, pellicola grazie al quale venne nominata ai Golden Globe, oltre ad aver girato 9 episodi di The Walking Dead e ad aver strappato una nomination agli Emmy nel 2003 come miglior attrice protagonista in una miniserie o film per la televisione con Homeless to Harvard: The Liz Murray Story, Birch è recentemente tornata sul set negli abiti di Claudia grazie a The Chronology of Water, atteso film diretto da Kristen Stewart che uscirà nei cinema d’Italia l’11 giugno.
Thora Birch in La cronologia dell’acqua
Tratto dal memoir di Lidia Yuknavitch edito in Italia da Nottetempo, il film segue Lidia – interpretata da Imogen Poots – nel suo percorso alla ricerca del proprio posto nel mondo, esplorando come il trauma possa trasformarsi in arte attraverso la riappropriazione della propria storia e il potere terapeutico della scrittura. Cresciuta tra abusi, dolore in una famiglia disfunzionale e problematica, Lidia trova nel nuoto agonistico la promessa di una vita migliore. Ma tra lutti, relazioni tossiche e dipendenze, il percorso di Lidia verso la salvezza sarà lungo e incerto. Finché la scrittura non si instillerà nella sua vita – anche attraverso l’incontro con Ken Kesey (Jim Belushi) – autore di Qualcuno volò sul nido del cuculo che intuisce il potenziale creativo della giovane donna – dandole una nuova direzione.
Racconta la regista Kristen Stewart: “Ho incontrato per la prima volta La cronologia dell’acqua nel 2017 sul mio Kindle. Fin dalla prima pagina ho sentito una corrente elettrica: un viaggio frastagliato e non lineare attraverso trauma e memoria, diverso da qualsiasi cosa avessi mai letto. Dopo 40 pagine ho avuto una reazione fisica: ho posato il libro e ho detto al mio team che dovevo parlare con chi lo aveva scritto. Ciò che mi ha colpito è stata la frammentazione: Yuknavitch non offre una narrazione ordinata, ma frammenti di vita che il lettore deve ricomporre. Questo processo di ricostruzione è diventato il cuore del mio primo film. Amo Lidia, in un certo senso è sacra per me. Ci sono voci che ti aiutano a trovare la tua. Per otto anni ho scritto e riscritto – ho fatto centinaia di versioni – modellando una sceneggiatura che fosse effimera e neurologica come la memoria stessa. Il mio film è un invito a guardare la bruttezza, a confrontarsi con la vergogna e a riconoscere che il nostro corpo e la nostra storia ci appartengono. Spero che il pubblico esca dal film comprendendo che riappropriarsi della propria voce – attraverso la scrittura, l’arte o il racconto – è un atto di potere radicale”.
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