Giuseppe Pisciotto, conosciuto come Pippo Zeffirelli, è il figlio adottivo del grande regista Franco Zeffirelli, scomparso sei anni fa. Oggi, a 76 anni, Pippo è il presidente della Fondazione Zeffirelli, custode della memoria artistica e personale del maestro.
Il Corriere della Sera ha pubblicato un’intervista in cui Pippo racconta la sua incredibile vita, segnata da incontri con grandi nomi dello spettacolo e da un legame indissolubile con il padre adottivo.

Dalla Sicilia a Roma: l’incontro con Franco Zeffirelli
Nato ad Agrigento, Pippo ha iniziato la sua carriera giovanissimo, aiutando il padre nella vendita porta a porta di prodotti alimentari. A 18 anni, durante il servizio militare nella Marina a La Spezia, il destino lo portò a conoscere Franco Zeffirelli grazie a un incontro casuale con il regista Mauro Bolognini.
“Franco mi guardava, mi trovava interessante, voleva farmi delle foto. Io non sapevo chi fosse, pensavo a un fotografo che lavora nel cinema” – racconta Pippo.
Quell’incontro segnò l’inizio di un’amicizia profonda che, nel tempo, si trasformò in un rapporto padre-figlio.

Assistente e amico di una vita: “Abbiamo litigato spesso”
La collaborazione artistica tra Pippo e Franco iniziò sul set di Fratello sole, sorella luna. Pippo, pur senza esperienza, divenne assistente del regista, vivendo in prima persona la magia del cinema. Il loro rapporto fu spesso segnato da scontri e litigi, ma anche da una profonda stima reciproca.
“Abbiamo litigato spesso, ma non essendo un aiuto regista come gli altri non poteva cacciarmi”, racconta con ironia.
Nel 1999, dopo la scomparsa del padre biologico, Pippo accettò di essere adottato ufficialmente da Zeffirelli, che desiderava costruire la famiglia che non aveva mai avuto.
Oggi Pippo è il presidente della Fondazione Zeffirelli, ospitata nell’ex Tribunale di Firenze. La Fondazione custodisce oltre settanta anni di lavoro tra cinema, opera, prosa e televisione, con bozzetti, disegni e materiali di inestimabile valore, ora digitalizzati e accessibili al pubblico.
“Era uno dei suoi ultimi sogni, quello di mettere insieme il suo straordinario patrimonio artistico”, spiega Pippo.
Grazie al legame con Franco, Pippo ha vissuto a stretto contatto con le più grandi stelle dello spettacolo. Ricorda cene con Maria Callas e Anna Magnani, incontri con Michael Jackson, Liz Taylor, Gregory Peck e Leonard Bernstein.
“Ringrazio Dio di aver avuto la possibilità di vivere un sogno”, confessa.

La fede cattolica e l’omosessualità: “Il Pride? Per lui era una carnevalata!”
Franco Zeffirelli era un cattolico fervente: “Pregava ogni sera, mandava un bacio a sua madre che aveva perso da piccolo. Gli ultimi anni della malattia? Era forte e positivo. Cadde in depressione solo quando stava lasciando questo mondo. Temeva la morte, ne rifiutava l’idea, amava la vita”, racconta Pippo.
E per quanto riguarda la sua omosessualità, non ne parlava mai (o quasi): “Ne parlava solo con pochi amici intimi, Mauro Bolognini, Piero Tosi, Umberto Tirelli. Avevano vissuto insieme da bohémien”.
Un silenzio che stride con la necessità, oggi più che mai, di rivendicare apertamente i diritti della comunità LGBTQIA+, ancora troppo spesso relegata ai margini dalla stessa cultura cattolica a cui Zeffirelli era tanto legato.
Non mancano nemmeno le ombre: Zeffirelli si è sempre dichiarato contrario al matrimonio egualitario, alle adozioni per coppie dello stesso sesso e ai Pride: “Franco era contrario al matrimonio omosessuale, all’adozione di due persone dello stesso sesso, ai Gay Pride che trovava una carnevalata orrenda”.
Le precedenti posizioni: l’omosessualità “conservatrice”
Intervistato nel 2009 tra le pagine de IlGiornale, proprio Zeffirelli parlò della sua riservatezza: “Mai piaciuto mettere in piazza le mie cose segrete. Il movimento gay mi ha sempre fatto schifo. L’omosessuale non è uno che sculetta e si trucca. È la Grecia, è Roma. È una virilità creativa”.
Nel 2019, ribadì il suo concetto di omosessualità conservatrice: “Sono omosessuale, non sono gay”, e sul Pride: “Esibizioni veramente oscene, con tutta quella turba sculettante. La parola gay stessa è frutto della cultura puritana, una maniera stupida di chiamare gli omosessuali, per indicarli come fossero dei pazzerelli”.
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Cosa ne pensi?
Forse Pippo non ha letto l' autobiografia scritta da suo padre adottivo, in cui racconta in tutt' altra modalità il racconto del loro primo incontro.... Comunque sia gli "incontri" (almeno fino ad alcuni decenni fa) sono alla base di speciali vite vissute....