Si è svolta oggi in Campidoglio la conferenza stampa dedicata ai 20 anni di Gay Help Line 800 713 713 e ai 10 anni del Network Refuge LGBT+, primo sistema di accoglienza temporanea in Italia rivolto a persone LGBTQIA+ vittime di violenza e discriminazione. Il Sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha dichiarato: “Gay Help Line è un servizio che ha saputo guardare in avanti. Il lavoro svolto dalle istituzioni in sinergia con le associazioni è fondamentale e la storia dei 20 anni di Gay Help Line ci racconta quanto ancora c’è da fare”.
Sono inoltre intervenuti Gabriele Piazzoni, Segretario di Arcigay; Lucia Caponera, Differenza Lesbica; Rachele Giugliano, Arcigay Roma; Richard Bourelly, Azione Trans, con i saluti di Manuela Vinay, Chiesa Valdese; Michela Cicculli, Presidente Commissione Pari Opportunità Comune di Roma e Flavia De Gregorio, Capogruppo Capitolino Lista Azione.
Gay Help Line nasce nel 2006, dedicata alla memoria di Paolo Seganti, ucciso nel 2005 in un’aggressione omofoba. In vent’anni il servizio ha raccolto circa 400.000 contatti con una media di 20.000 annui tra telefono, chat (Speakly.org) ed e-mail, costruendo una rete nazionale di ascolto, supporto e orientamento attraverso oltre 3 mila persone volontarie formate.
20 anni di Gay Help Line, i dati statistici

Nel corso della conferenza stampa sono stati presentati da Fabrizio Marrazzo, Fondatore di Gay Help Line, e Alessandra Rossi, Coordinatrice di Gay Help Line, i dati del report 2006-2026, che mostrano come l’utenza del servizio sia rappresentata dal 42% persone giovani LGBTQAI+ tra i 18 e i 31 anni.

Nei primi anni del servizio, la maggior parte dell’utenza proveniva dal Centro Italia, con valori compresi tra il 31,49% e il 51,15% nel periodo 2006-2019. L’utenza del Nord Italia ha superato il 30% nel 2015, mentre quella del Sud Italia ha registrato un forte incremento a partire dal 2020 (36,21%), arrivando nel 2025 a rappresentare la quota maggiore dei casi con il 40,46%. L’utenza proveniente dalle Isole è invece rimasta relativamente stabile nel corso del ventennio. Al netto di alcune oscillazioni, come il picco del 22,78% nel 2007 o il calo al 4,4% nel 2012, il dato si è mantenuto mediamente intorno all’11%.
Risultano in aumento le richieste annue di accoglienza da parte di persone LGBTQAI+ cacciate dal contesto familiare raggiungendo gli oltre 2.000 casi annui di cui una parte consistente sono giovani e giovanissimi.
Nei primi anni del servizio prevaleva la fascia 18-24 anni, che rappresentava circa il 30% dell’utenza. Tra il 2008 e il 2010, invece, il picco si è spostato verso fasce più adulte, in particolare quella 32-38 anni, che nel 2009 ha raggiunto il 32,73%.

Oltre il 65% sono utenti lesbiche e gay, mentre le persone trans, transgender e non binary sono dal 2-3% al 14,6% in 20 anni.
Uno dei dati più rilevanti riguarda la crescita dei minori nell’ultimo quinquennio: il dato ha raggiunto il 19,07% nel 2020, mantenendosi su livelli molto più alti rispetto al passato. Nel lungo periodo, le fasce 18-24 anni e 25-31 anni restano comunque le più rappresentate, con una media rispettivamente del 21,25% e del 20,75%.
Allarma l’aumento delle segnalazioni legate a omotransfobia, violenza fisica, ricatti e sicurezza personale, che dal 2017 ad oggi raggiungono i valori più alti dell’intera serie storica del servizio passando dal 2% al 15% ossia da poche centinaia ad oltre 3000 casi annui.
Crescono anche le richieste di supporto da parte di persone trans* e non binary, in particolare quelle legate ai percorsi di affermazione di genere. Tutto questo nei giorni in cui i Gay Conservatori hanno presentato una proposta di legge contro l’odio che non coinvolga l’identità di genere, escludendo le persone trans.

In particolare, dal 2017 in poi le segnalazioni tornano a crescere, sia per effetto di una variazione territoriale e sia per una maggiore polarizzazione sociale e politica, della reazione contro l’avanzamento dei diritti LGBTQIA+ e dell’aumento della visibilità delle persone LGBTQIA+.
“Il dato va letto come doppio fenomeno: più ostilità, ma anche più capacità di riconoscere la violenza, denunciarla e chiedere aiuto”, hanno precisato Marrazzo e Rossi.

L’analisi delle motivazioni del contatto mostra una profonda trasformazione del ruolo della Gay HelpLine nel corso dei vent’anni.
La categoria principale resta il supporto psicologico, che con una media complessiva del 49,15% rappresenta quasi la metà degli interventi erogati. Partendo dal 21,46% nel 2006, la richiesta di supporto psicologico è cresciuta costantemente fino a superare il 76% nel triennio 2013-2015, per poi stabilizzarsi intorno al 34,57% nel 2025. Anche il supporto legale è aumentato in modo significativo nell’ultima decade, raggiungendo il 9,18% nel 2023 e mantenendosi elevato nel 2025 con l’8,76%.
Dal 2018 è stata introdotta la categoria richieste di accoglienza (Refuge), che rappresenta il 4,18% dei contatti nel 2024 e il 3,23% nel 2025. Dal 2019 sono state inoltre introdotte le categorie Migranti e Mediazione: la prima ha raggiunto il 10,35% nel 2025, mentre la seconda rappresentava il 5,22% delle richieste nel 2024.

Nel corso dell’iniziativa sono stati inoltre presentati i dati del Network Refuge LGBT+, nato nel 2016 come prima casa famiglia LGBTQIA+ in Italia e oggi rete di accoglienza e protezione temporanea per persone vittime di violenza, allontanamento familiare e discriminazione. Dalla nascita del progetto il network Refuge LGBT+ ha accolto 150 giovani provenienti da tutta Italia, con un’età media compresa tra i 18 e i 20 anni. Tra questi, 120 sono stati inseriti nel mondo del lavoro, 53 hanno svolto corsi di formazione professionale, 48 sono stati inseriti in percorsi formativi e 6 hanno conseguito il diploma di maturità.

“Gay Help Line non fa assistenza, ma resistenza”, ha precisato Lucia Caponera, Presidente di Differenza Lesbica. “In questi vent’anni ha costruito un modello capace di ascoltare e accogliere fuori da logiche assistenzialistiche, creando una rete che restituisce dignità, ascolto e possibilità.”
Nel corso della conferenza è stata inoltre presentata la nuova campagna dedicata ai vent’anni del servizio, costruita attraverso quattro storie di persone che negli anni hanno attraversato Gay Help Line e Refuge LGBT+, come una ragazza lesbica cacciata di casa 10 anni fa, una ragazza trans discriminata a scuola 8 anni fa, una coppia gay aggredita 5 anni fa ed un lavoratore bisessuale discriminato sul lavoro 20 anni fa.
Gay Help Line e il Network Refuge LGBT sono sostenuti anche con i Fondi dell’8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, dell’Unar, Comune di Roma e Chiesa Valdese.
