20 anni fa l’addio a Freddy. Ma Zanzibar lo rifiuta

La città natale di Freddy Mercury, a maggioranza musulmana, rifiuta di commemorare il mito – gay e morto di Aids – che per il governo è in realtà una vergogna da dimenticare.

Domani è l’anniversario della scomparsa di Freddy Mercury. Il leader dei Queen è morto vent’anni fa, il 24 novembre 1991. In pochi però sanno che le reali origini del cantante gay risalgono a Stone Town, anche nota come Mji Mkongwe, la parte vecchia della capitale di Zanzibar, in Tanzania. E proprio dove Farrokh Bulsara – questo il vero nome del cantante – è nato, lì viene rinnegato. Farrock era gay dove è ancora proibito esserlo e come se non bastasse morì di Aids, una vergogna per una paese dove il 90% degli abitanti è di fede musulmana.

Le guide lo citano, i negozianti vendono gadget a lui dedicati. Il governo dell’Isola invece no, vuole che quell’icona non sia associata a Zanzibar. In tutto il resto del mondo, però, rimane un mito. Persino in Svizzera, dove passò velocemente a fare un concerto, lo venerano come se proprio lì fosse nato. Dove è nato per davvero, nulla di tutto questo, il silenzio che si riserva agli assassini, ai ladri, ai criminali. Persone di cui non c’è nulla di cui andar fieri.

Il ricordo, per fortuna, è vivo in tutto il resto del mondo, ad iniziare da quella Londra dove ha passato i suoi giorni fino all’ultimo, tragico. Del resto, era stato lo stesso Freddy a dirlo: "The Show Must Go On".

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