Quasi un anno fa l’Australia cancellava il divieto di donare il sangue per uomini gay, bisessuali e donne trans, con i ‘vicini’ della Nuova Zelanda che ne hanno in parte seguito l’esempio grazie ad un sistema di screening che entrerà in vigore nel mese di maggio.
Il Servizio Trasfusionale Neozelandese ha annunciato che aggiornerà i criteri di idoneità per i donatori a partire dal 4 maggio, sostituendo le attuali restrizioni basate sull’orientamento sessuale con un modello incentrato sul rischio individuale.
Nuova Zelanda, basta restrizioni per uomini gay e bisessuali che vogliono donare il sangue
Secondo le norme attuali neozelandesi, gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini devono attendere tre mesi dopo un rapporto orale o anale prima di poter donare il sangue, indipendentemente dal fatto che sia stato utilizzato un metodo contraccettivo o dal contesto della relazione. Dal 4 maggio in poi tutti i donatori saranno finalmente valutati utilizzando lo stesso set di domande comportamentali, indipendentemente dall’orientamento sessuale o dal genere. Si prevede che questo cambiamento consentirà a un gruppo più ampio di persone di donare il sangue, comprese quelle precedentemente escluse nonostante presentassero un basso rischio.
La decisione fa seguito all’approvazione di Medsafe e si inserisce in una più ampia transizione verso quella che i funzionari definiscono “valutazione individualizzata del rischio“. La ricerca Sex and Prevention of Transmission Study, commissionata a supporto del cambiamento di politica, ha rilevato che un gran numero di uomini gay e bisessuali sarebbero disposti e idonei a donare il sangue in un sistema più mirato. 4 intervistati di questo gruppo su cinque prenderebbero in considerazione la donazione se le restrizioni venissero allentate.
Le attuali misure di sicurezza si basano sul rischio di trasmissione non rilevata dell’hiv, perché sebbene tutto il sangue donato venga sottoposto a screening rimane un breve periodo di tempo in cui una recente infezione potrebbe non essere evidenziata dai test. Storicamente le restrizioni alle donazioni di sangue per gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini sono state introdotte durante la crisi dell’hiv/aids, negli anni ’80 e ’90. In Nuova Zelanda il periodo di “sospensione sessuale” venne ridotto da 12 mesi a 3 mesi nel 2020. La Nuova Zelanda si allinea quindi a un numero crescente di paesi che sono passati a uno screening basato sul comportamento, piuttosto che su regole legate all’orientamento sessuale. Poche settimane fa la Croce Rossa australiana Lifeblood ha allentato le restrizioni, a quasi un anno dall’aggiornamento delle proprie obsolete regole sulla donazione di sangue e plasma.
“Per la prima volta, a tutti i donatori verranno poste le stesse domande sulla loro recente attività sessuale“, ha dichiarato al New Zealand Herald la Dott.ssa Sarah Morley, Direttrice del Servizio Trasfusionale Neozelandese. “Il vantaggio è che queste domande ci aiutano a sostituire quelle attuali, che si concentrano sugli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini”. “Quindi, invece di concentrarci su un singolo gruppo, possiamo porre le stesse domande e gestire ogni donatore esattamente allo stesso modo”.
Liz Gibbs, amministratrice delegata della Burnett Foundation, un’organizzazione che si occupa di HIV/AIDS, ha affermato che tali modifiche “aumenteranno il numero di potenziali donatori, contribuendo così a colmare le carenze di sangue”, sottolineando al contempo la fine di una pratica discriminatoria. “A livello personale, offre agli uomini a lungo esclusi l’opportunità di dare il proprio contributo alla comunità”.
Le reazioni dei ricercatori
Attualmente, meno del 4% dei neozelandesi dona il sangue, nonostante la continua domanda di trasfusioni.
“Questo è un sistema molto più equo, perché gli uomini non saranno più discriminati e interrogati sulla loro sessualità, ad esempio se hanno avuto rapporti sessuali con altri uomini”, ha precisato il ricercatore Tony Sriamporn della School of Population Health di Waipapa Taumata Rau, Università di Auckland. “Sapevamo che il Servizio Trasfusionale Neozelandese voleva modernizzarsi, ma ci mancavano dati specifici in Nuova Zelanda a supporto della loro richiesta. Pertanto, siamo lieti che i partecipanti allo studio SPOTS abbiano contribuito a migliorare la politica neozelandese in materia di donazione di sangue”.
Lo studio SPOTS (Sex and Prevention of Transmission Study) dell’Università ha rilevato che una politica come quella appena annunciata potrebbe triplicare il numero di uomini gay e bisessuali idonei alla donazione, portandola dal 13% al 41%, ovvero da circa 5.200 a 16.400 uomini. “È un vantaggio per tutti, perché abbiamo sempre bisogno di più donatori”, ricorda Sriamporn. “Abbiamo visto come eventi recenti come il ciclone Vainau possano interrompere i servizi di raccolta e causare rapidamente una carenza di sangue”.
“Riflette anni di impegno e la crescente consapevolezza che le politiche devono evolversi di pari passo con la scienza e la comprensione della comunità“, ha aggiunto il professore associato Peter Saxton della Scuola di Salute Pubblica dell’Università di Auckland. “La ricerca di Sriamporn, riconosciuta e pubblicata a livello internazionale, offre spunti su come un’intera popolazione potrebbe essere introdotta nel programma di donazione del sangue. Non capita tutti i giorni che un’intera popolazione diventi idonea alla donazione di sangue. Tuttavia, è necessario prestare attenzione nei prossimi passi per trasformare queste buone intenzioni in donazioni effettive”. “Sebbene molti partecipanti abbiano parlato di altruismo, di senso civico e di aiuto al prossimo, una minoranza significativa si è sentita emarginata dalla precedente politica e non era sicura di voler donare”. “La sfida per il servizio trasfusionale sarà quella di ricostruire i rapporti con la comunità LGBTQ+, perché questo garantirà che un maggior numero di uomini gay e bisessuali idonei si facciano avanti“.
La situazione italiana
In Italia, è giusto ricordarlo, dal 2001 il grado di sicurezza degli emocomponenti viene stabilito in base al comportamento di ciascun individuo, indipendentemente dall’orientamento sessuale. Se qualcuno ha avuto comportamenti considerati pericolosi non potrà donare il sangue, sia esso eterosessuale o omosessuale.
Dal 1984 al 2001 agli uomini gay e bisessuali era invece vietato donare il sangue. Ci sono poi casi singoli, al di fuori della legge, con persone LGBTQIA+ discriminate dal medico di turno, come raccontato questa mattina a noi di Gay.it da Luka, ragazzo trans.
“Sei trans, non puoi donare il sangue: hai l’AIDS?” la testimonianza shock di Luka – VIDEO
