6 leader religiosi presentano i 6 principi di salvaguardia per la comunità LGBTQI+ | VIDEO

"Tutti dovrebbero essere liberi di vivere una vita dignitosa, coerente con la propria sessualità e identità di genere all'interno delle proprie comunità di fede, senza paura o giudizio".

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Oltre 150 leader religiosi da tutto il mondo si sono incontrati alla Global Interfaith Commission (GIC) 2022 dedicata alle vite LGBTQ+ il 21 e 22 marzo scorso, per concordare misure che possano proteggere le persone queer che subiscono discriminazioni da parte delle varie comunità religiose.

Sponsorizzato dal Foreign, Commonwealth & Development Office (FCDO), l’evento ha visto la partecipazione, tra gli altri, dell’arcivescovo anglicano del Canada, del rabbino capo della Polonia e dell’ex presidente dell’Irlanda, la dott.ssa Mary McAleese. Sono stati concordati sei principi di salvaguardia, ovvero responsabilizzazione, prevenzione, proporzionalità, protezione, partnership e responsabilità, in base ai quali i leader religiosi presenti hanno convenuto che tutti “dovrebbero essere liberi di vivere una vita dignitosa, coerente con la propria sessualità e identità di genere all’interno delle proprie comunità di fede, senza paura o giudizio“.

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Revd Michaela Youngson (Assistente Segretario alla Conferenza Metodista), Simran Stuelpnagel (Consigliere per gli Affari Globali, Sikhnet), Revd Theo Pannavamsa (Ambasciatore Mindfulness dello Sri Lanka in Europa), Suor Jeannine Gramick (Fondatrice del New Ways Ministry, USA), Rabbanit Leah Shakdiel (Rabbino for Human Rights, Israele) e Dilwar Hussian (co-presidente della Global Interfaith Commission on LGBT+ Lives) hanno discusso dei principi adottati in modo più dettagliato nella clip ieri diffusa sui social.

“I principi sono rivoluzionari e, se adottati dalle organizzazioni religiose, trasformeranno il modo in cui le persone LGBT+ vengono trattate all’interno delle loro comunità religiose”, ha affermato Jayne Ozanne, direttrice del GIC. “Tutti meritano di essere protetti dal male e autorizzati a essere ciò che Dio deciso debbano essere. I leader religiosi hanno il dovere di prevenire attivamente gli abusi e devono essere ritenuti responsabili quando non lo fanno. È ora che il danno che così tante persone LGBT+ hanno subito nelle loro comunità venga riconosciuto e affrontato”.

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