Il 14 giugno del 1954 nasceva a Siena Gianna Nannini, figlia di un noto industriale dolciario, sorella maggiore dell’ex pilota di Formula 1 Alessandro Nannini e sorella minore di Guido, prima impegnato nell’alta moda e successivamente nell’industria di famiglia.
Come recentemente raccontato dal biopic Sei nell’Anima, Gianna fatica inizialmente a farsi strada tra i discografici, perché distante dalla musica di un tempo, dall’immagine classica della cantante nazional popolare, fino a quando non incontra Claudio Fabi e Mara Maionchi della Numero Uno. Da quel momento in poi Nannini diventa un monumento musicale nazionale, icona rock. America, uscito nel 1979 e inserito nell’album California, in cui troneggia un vibratore in copertina, le spalanca le porte delle radio nazionali e internazionali. Al fianco di Gianna c’è Carla, la donna della sua vita, la compagna che non l’ha mai abbandonata, soprattutto in quegli anni di inattesa e improvvisa popolarità. Nei primi anni ’80 Nannini ha un tracrollo psicotico e al suo fianco c’è proprio Carla, come rivelato a noi di Gay.it dalla stessa Gianna, poco più di un mese fa.
“Carla è una figura importante nel film perché è l’unica persona che in tutta la mia vita mi ha sempre sostenuto, nei momenti peggiori. E mi ha salvato da quel momento terribile, se non c’era lei non so cosa sarebbe successo“.
Fu infatti Carla, quando Gianna venne portata in ospedale perché vittima di deliri e allucinazioni, ad evitarle un ricovero psichiatrico, parlando di un crollo psicotico indotto da LSD.
“Disse che avevo preso l’LSD allo psichiatra, e meno male che lo disse perché se no non ero qui a raccontarvi questa storia. Mi avrebbero distrutto con gli psicofarmaci. Quel che avvenne non fu colpa della droga. Cosa, come e perché successe, non lo so nemmeno io. Tutti noi teniamo nascosti delle cose dentro. Probabilmente quel che mi è successo è un modo per portare fuori dall’utero materno certe cose che ho vissuto in altre dimensioni. Nel film questo non c’è, ma fu molto doloroso. Questa battaglia è nata e finita all’epoca“.
L’anno dopo, nel 1984, Gianna decolla definitivamente con il singolo Fotoromanza, estratto dal disco Puzzle, che resiste per sei mesi fra i primi dieci album più venduti della hit-parade italiana. Con Fotoromanza Nannini vince il Festivalbar, Vota la voce e il Telegatto d’oro per il miglior testo dell’anno. In pochi mesi Gianna realizza 40 concerti, con 300.000 telespettatori. È nata una stella, una voce che mai si era sentita nel panorama nazionale, così diversa da tutto ciò che si era ascoltato in quel momento, così straniante anche nell’immagine, perché Nannini non è la tradizione melodica, è puro rock.
Da subito icona lesbica, Gianna è sempre statə particolarmente ambiguə nell’affrontare tematiche legate al proprio orientamento sessuale, senza mai esplicitarle fino in fondo.

Nel 2017 si definì “anarchica e pansessuale”, per poi precisare nel 2019 di aver “sempre amato uomini e donne“, criticando il concetto stesso di coming out perché a suo dire “ghettizzante”. Diventata mamma di Penelope all’età di 56 anni, Gianna ha rivelato di voler crescere sua figlia a Londra perché “in Italia ci sono troppi preconcetti” e di voler sposare “l’amica” Carla, da 40 anni al suo fianco, aizzando ulteriori polemiche anche all’interno della comunità LGBTQIA+. Lo scorso marzo il coming out.
“La parola “genere” è intesa proprio sessualmente, io non ho categorie, sono senza genere appunto”, ha precisato Gianna a LaRepubblica. “Quando si è bambini o nell’adolescenza non si capiscono bene certe differenze, bianco e nero, maschio e femmina, che poi ci amplificano nella società creando divari. Anche io crescendo ho avuto difficoltà a capire la mia appartenenza“.
Pubblicate due autobiografie, Io e Cazzi miei, e ben 31 dischi, 23 dei quali in studio, con 3 live, 5 raccolte e una chiacchieratissima copertina incinta all’età di 56 anni, Nannini non ha mai gareggiato a Sanremo, partecipando solo in qualità di ospite, prestando la propria voce ai mondiali di calcio del 1990 con l’iconica Un’estate italiana, cantata al fianco di Edoardo Bennato, singolo più venduto dell’anno nel Bel Paese. Nel 2002 ha invece vinto un Nastro d’Argento per la miglior canzone originale con Momo alla conquista del tempo, titolo d’animazione di Enzo D’Alò.
Grazie, uscito nel 2006, è stato il suo primo album a conquistare la chart FIMI, per poi replicare nel 2011 con Io e te, nel 2013 con Inno e nel 2014 con Hitalia, con altri 6 singoli a riuscire nell’impresa. Meravigliosa creatura, nel 2007, il suo ultimo primato in solitario, seguito nel 2009 dal duetto con Giorgia, Salvami.

Nel mezzo la fuga a Londra, dove ha la residenza e dove vive insieme a sua figlia Penelope e alla sua compagna Carla, e la battaglia con il fisco italiano. Nannini viene accusata di aver sottratto 3 milioni e 750mila euro tra il 2007 e il 2012. Nel 2015 l’ intesa conciliativa con l’Agenzia delle entrate per saldare il debito (di 4,3 milioni) e chiudere al più presto il contenzioso, con 14 mesi di reclusione e sospensione condizionale della pena, senza che la condanna finisca nel casellario giudiziale.
Mille esistenze in una, mille esperienze da ricordare ed eventualmente raccontare, vissute in prima persona a cavallo di una montagna russa professionale ed emozionale, con quella libertà assoluta da sempre rivendicata e orgogliosamente abbracciata che avrebbe potuto, se non forse dovuto, intraprendere la strada della totale onestà intellettuale sul fronte privato, senza trincerarsi troppo spesso dietro maschere, dichiarazioni sghembe e discutibili, annunci a mezza bocca e smentite. Icona rock nazionale, Gianna Nannini sarebbe potuta essere anche icona queer internazionale, se solo avesse avuto la forza e il coraggio di raccontarsi con sincerità, senza paura, battagliando in Italia per i diritti di sua figlia, e non dall’estero puntando il dito contro il suo stesso Paese, certificando quanto cantato nel 2011 con il singolo Ogni Tanto: “Amor che bello è darsi al mondo“.


