Renzi: no all’utero in affitto ma sì al ddl Cirinnà, che si voti!

Interviene il Presidente del Consiglio alla vigilia del voto in Senato sulle unioni civili

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Alla vigilia del voto in Senato sul ddl Cirinnà, interviene – come auspicato da molti – il Presidente del Consiglio Matteo Renzi nella newsletter inviata quasi settimanalmente ai propri sostenitori. “È giusto che su questi temi si voti, dopo anni in cui si è fatto melina. Perché la politica che mette la testa sotto la sabbia, come lo struzzo, che finge di non vedere la realtà, non è una politica seria. Abbiamo mantenuto l’impegno di arrivare qui, a decidere dopo che per anni si è parlato di questi temi solo per avere due voti in più in campagna elettorale. Anche questo è il segno che qualcosa, in italia, sta cambiando”.

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Ed ancora così Matteo Renzi: “Grande discussione, in Senato e nel Paese, sul tema delle Unioni Civili. Mi sembra di poter evidenziare che due punti chiave sono ampiamente condivisi. E ne sono felice”. Che poi sottolinea due punti condivisi ed uno controverso.

Punto 1: “La maggioranza le vuole”. “Il primo, è che la stragrande maggioranza degli italiani – pare di capire anche in Parlamento – vuole un istituto che legittimi le Unioni Civili anche per persone dello stesso sesso. È Finita la stagione in cui nascondersi: i diritti (e i doveri) sono tali solo se sono per tutti. È Un passo in avanti”.

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Punto 2: “Condanna per utero in affitto”. “Il secondo – aggiunge Renzi – è che la stragrande maggioranza degli italiani – pare di capire anche in Parlamento – condanna con forza pratiche come l’utero in affitto che rendono una donna oggetto di mercimonio: pensare che si possa comprare o vendere considerando la maternità o la paternità un diritto da soddisfare pagando mi sembra ingiusto. In italia tutto ciò è vietato, ma altrove è consentito: rilanciare questa sfida culturale è una battaglia politica che non solo le donne hanno il dovere di fare”.

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Punti controversi. “Rimangono aperti – ha spiegato il segretario del partito Democratico – altri punti su cui si confronterà il Parlamento, a partire dalla stepchild adoption: la ratio non è consentire il via libera alle adozioni ma garantire la continuità affettiva del minore. Non è il punto principale di questa legge, almeno non lo è per me. Allo stesso modo credo giusto che il Parlamento si pronunci anche su questo”.

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